Commissione Juncker al via, tra conferme e qualche sorpresa

    Set 10th, 2014
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    Questa mattina il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha presentato la sua squadra per i prossimi cinque anni, che si insedierà il prossimo 1° novembre fatta salva l’approvazione da parte del Parlamento europeo prevista intorno alla metà del mese di ottobre. Lo schema dei commissari e delle deleghe era in gran parte già filtrato nei giorni scorsi, ma non sono mancate alcune sorprese che riposizionano l’ago della bilancia a favore di alcuni Stati rispetto ad altri.

    Tra gli incarichi già sostanzialmente previsti, c’è l’affidamento della delega agli Affari economici e finanziari al francese Moscovici, che opererà sotto la supervisione del vicepresidente della Commissione ed ex premier finlandese Katainen. Per restare in ambito finanziario, era attesa anche la nomina del lettone Dombrovskis alle Politiche monetarie (ma anche al Dialogo sociale: un abbinamento non così stravagante, se si pensa che la disaffezione nei confronti dell’Unione è legata a stretto giro, almeno nell’area euro, alla sua moneta). Ampiamente previste, inoltre, le nomine dell’irlandese Hogan all’Agricoltura, del greco Avramopoulos agli Affari interni e alle Politiche migratorie, del maltese Vella alla Pesca (ma anche all’Ambiente), dell’austriaco Hahn alle Politiche di vicinato. Ma soprattutto era già nota l’indicazione del ministro degli Esteri olandese Frans Timmermans a Primo vicepresidente della Commissione, vero e proprio braccio destro di Juncker. È lui la figura che probabilmente impareremo presto a conoscere: 53 anni, noto in ambito europeo per il suo carisma, già in corsa per la carica di Alto Rappresentante per la Politica estera (con Mogherini condivide anche la fede calcistica per la Roma), Timmermans è un esponente del partito laburista olandese (PVdA) ed è stato parlamentare del suo paese dal 1998 al 2007 e dal 2010 al 2012, sottosegretario agli Esteri con delega agli Affari europei dal 2007 al 2010 nel governo guidato dal cristianodemocratico Balkenende e quindi ministro degli Esteri dal 2012. Europeista convinto, poliglotta (parla sette lingue), si è impegnato a lungo per migliorare la comunicazione e la percezione nell’opinione pubblica degli organismi dell’Unione europea.

    Nella presentazione dello schema dei commissari non sono però mancate anche alcune sorprese. Anzitutto, l’affidamento della delega ai Servizi finanziari al britannico Jonathan Hill, unico esponente del gruppo dei Conservatori, indicato dal premier David Cameron. Il portafoglio è pesante, e acquista un peso specifico ancor maggiore considerando la provenienza geografica e politica di Hill. Come appare chiaro a molti, sarà difficile che durante il suo mandato possano essere adottate misure fiscali sulle rendite o su altri prodotti finanziari. Tuttavia, la sua nomina potrebbe essere utile soprattutto politicamente, almeno in questi ultimi giorni di campagna elettorale per il referendum sull’indipendenza della Scozia. Cameron, il vicepremier Clegg e il leader dei laburisti Ed Miliband hanno annullato tutti gli impegni per poter girare in lungo e in largo la regione in questi giorni per evitare la vittoria dei Sì, in una battaglia che si profila all’ultimo voto. In questo contesto, e in un dibattito nel quale è ben presente il tema della futura eventuale adesione della Scozia all’Unione europea, Cameron potrà far valere la nomina di Hill per suggerire che la Scozia potrebbe continuare ad avere peso politico in Europa solo se resta all’interno del Regno Unito, e non se diventa un piccolo Stato indipendente.

    Non sono mancate però altre sorprese nella definizione della squadra di Juncker. Alle Politiche regionali, il portafoglio che coordina la suddivisione e il controllo sulla spesa dei fondi comunitari, va la socialista rumena Cretu, e non il croato Mimica, che deve invece accontentarsi della Cooperazione internazionale. Si tratta di un’altra nomina pesante per la Romania, dopo che nei cinque anni precedenti le è stato affidato il portafoglio all’Agricoltura con Dacian Ciolos. Lo spagnolo Cañete deve accontentarsi della delega all’Energia e alla lotta al cambiamento climatico, probabilmente in cambio della presidenza dell’Eurogruppo per il suo connazionale De Guindos (ma solo a partire dal 2015). Il settore di competenza di Cañete sarà tuttavia posto sotto la supervisione del commissario all’Unione energetica, nonché vicepresidente della Commissione, la slovena Bratušek, che deve però fare i conti con il parere contrario alla sua nomina giunto dal nuovo governo del suo paese, che si insedierà ufficialmente la prossima settimana.

    Le audizioni al Parlamento europeo dei commissari designati sono in programma dal 29 settembre al 3 ottobre. Il più a rischio nel ripercorrere il destino che occorse a Rocco Buttiglione nel 2005 sembra essere l’ungherese Tibor Navracsics, che ha ottenuto la delega alla Cultura e all’Istruzione, ma che potrebbe pagare dazio a causa della pessima reputazione del premier del suo paese, Viktor Orban, del cui governo è stato ministro della Giustizia e dell’Amministrazione pubblica dal 2010 al 2014.

    @StefanoSavella

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