Accordo con l’Ucraina e embargo russo, voti e dibattiti al Parlamento europeo (VIDEO)

Set 18th, 2014
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Il conflitto in Ucraina e le sanzioni verso la Russia sono state al centro dei dibattiti e di una importante votazione che si sono tenuti nel corso della seduta plenaria del Parlamento europeo di lunedì e martedì scorsi. In particolare, martedì mattina, in contemporanea con il Parlamento di Kiev, anche l’aula di Strasburgo si è espressa a favore dell’Accordo di associazione tra Ucraina e Unione europea, primo passo formale verso l’integrazione. Lunedì pomeriggio, invece, alla riapertura dei lavori, ha tenuto banco il dibattito sull’embargo deciso dalla Russia ai prodotti agricoli e alimentari prodotti nell’Unione europea in risposta alle sanzioni economiche che quest’ultima ha a sua volta imposto a Mosca a causa dell’occupazione dei territori dell’Ucraina sud-orientale.

Il voto di martedì sull’Accordo di associazione non ha riservato alcuna sorpresa: la grande maggioranza dell’emiciclo si è infatti espressa a favore, dai popolari ai socialisti, dai liberal-democratici ai conservatori ai verdi. Hanno invece votato contro i gruppi della sinistra radicale, dell’Europa per le libertà e la democrazia diretta (EFDD) e dei non iscritti, che hanno espresso sostanzialmente parole concilianti nei confronti di Vladimir Putin e del governo di Mosca, pur con qualche distinzione al loro interno. Assai più compatti si sono dimostrati i gruppi più numerosi al Parlamento europeo: il PPE ha espresso 206 voti favorevoli e cinque astensioni (tra cui l’eurodeputato veneto di Forza Italia Remo Sernagiotto ma anche la francese Rachida Dati, ex ministra negli anni di presidenza di Nicolas Sarkozy); i Socialisti e Democratici hanno espresso 177 voti favorevoli, tre astensioni e un solo voto contrario, da parte dell’eurodeputato ceco Jan Keller. La composizione più eterogenea del gruppo dei conservatori ha fatto sì che, accanto a 53 favorevoli, ci fossero anche 5 astenuti (tra cui i 4 danesi di estrema destra del Partito del popolo danese) e 3 contrari (tra cui due tedeschi del partito euroscettico Alternativa per la Germania, anche se curiosamente tutti gli altri eurodeputati di questo partito hanno votato sì). Pressoché interamente a favore invece i gruppi dei lib-dem (60 favorevoli, un astenuto e un contrario) e dei verdi (35 favorevoli, 2 astenuti e 2 contrari).

Monolitica (o quasi) opposizione all’Accordo è arrivata dalla sinistra radicale (46 voti contrari, una astensione e un solo favorevole, lo svedese Malin Björk) e dal gruppo misto (49 voti contrari da parte di tutti i partiti di estrema destra, con il voto favorevole della britannica Diane Dodds del Partito democratico unionista). Assai più spaccato (come è già accaduto nelle votazioni di luglio) il gruppo formato soprattutto da Ukip e Movimento 5 Stelle: i britannici si sono schierati convintamente contro l’Accordo, i pentastellati si sono invece astenuti (insieme all’eurodeputata francese Joëlle Bergeron), mentre hanno votato a favore (anche questa non è una novità) il lituano Valentinas Mazuronis e la lettone Iveta Grigule.

Queste dinamiche tra i gruppi si erano già potute osservare nel dibattito del giorno precedente sull’embargo russo contro i prodotti agricoli europei, che sta mettendo in difficoltà numerosi produttori soprattutto (ma non solo) dell’Europa meridionale. Il commissario europeo all’Agricoltura, il rumeno Dacian Ciolos (sarà sostituito dal 1° novembre, se la nuova Commissione Juncker sarà approvata, dall’irlandese Phil Hogan), in apertura ha ricordato che dal bilancio dell’Unione sono stati già messi a disposizione fondi per sostenere i produttori danneggiati dall’embargo, soprattutto per quei beni agricoli particolarmente deperibili come l’ortofrutta e i prodotti lattiero-caseari. Tra i primi a prendere la parola nel corso del dibattito c’è stato Paolo De Castro, eurodeputato S&D del Partito democratico, ex presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, che ha chiesto un incremento dei fondi e un diverso metodo di distribuzione rispetto a quello che agevola i primi che ne fanno richiesta:

Nel corso del dibattito non ha preso la parola nessun esponente italiano del PPE, né della lista Un’altra Europa per Tsipras. Per la Lega Nord è intervenuto Mario Borghezio, mentre per il Movimento 5 Stelle hanno preso la parola Marco Zullo, Giulia Moi e Tiziana Beghin: quest’ultima nel suo intervento ha chiesto che l’Unione acquisti l’intera produzione che resta invenduta a causa dell’embargo per poterla cedere in beneficenza: «I fondi ci sono», secondo l’eurodeputata, levandoli ai fondi di riserva della PAC e attraverso ulteriori integrazioni degli Stati:

Tra i nomi più noti nell’emiciclo è intervenuto Bernd Lucke, leader di Alternativa per la Germania, il partito euroscettico reduce dai successi delle elezioni in Sassonia, Brandeburgo e Turingia. Secondo Lucke, il Consiglio europeo prima di adottare sanzioni economiche nei confronti della Russia avrebbe dovuto immaginare la ritorsione da parte di Mosca:

Vi sono state, infine, posizioni di europarlamentari che per motivi geopolitici sono totalmente a favore delle sanzioni nei confronti della Russia, e ritengono l’embargo dei prodotti agro-alimentari aggirabile attraverso l’incremento dei fondi di sostegno alle aziende agricole dell’Unione. È questo il caso dell’europarlamentare rumeno Marian-Jean Marinescu, del PPE, che infatti menziona nel suo intervento il rischio che la Russia possa, successivamente all’Ucraina, minacciare anche la Moldova, paese confinante con la Romania e che con quest’ultima conserva forti rapporti di interscambio di beni e merci:

@StefanoSavella

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