Elezioni in Lettonia, favorito il centro-destra al governo

    Set 21st, 2014
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    Dopo la Slovenia il 13 luglio e la Svezia il 14 settembre, tra due settimane altri due paesi dell’Unione europea rinnoveranno le rispettive assemblee parlamentari, la Bulgaria e la Lettonia. Per quanto riguarda quest’ultima, circa un milione e mezzo di persone torneranno alle urne sabato 4 ottobre a tre anni di distanza dalle ultime elezioni parlamentari: dato che quelle del 2011 furono infatti elezioni anticipate (si era andati al voto appena un anno prima, ma un referendum causò il rapido ritorno al voto), come previsto dalla Costituzione la legislatura è durata per tre anni anziché i consueti quattro.

    Alle elezioni del 17 settembre 2011 furono cinque le liste a superare la soglia di sbarramento del 5%. Partito di maggioranza relativa risultò, con un buon margine di vantaggio e per la prima volta, la lista Armonia, raggruppamento filo-russo che unisce il partito socialdemocratico e quello socialista, con il 28,36% e 31 seggi nella Saeima (il parlamento nazionale, composto da 100 membri), due in più del 2010. Proprio la vicinanza di questo partito alla Russia ha reso impossibile ogni alleanza post-elettorale per Armonia: tutti gli altri partiti entrati in parlamento erano infatti strenui sostenitori dell’indipendenza del paese da Mosca. La coalizione di governo venutasi a creare ha quindi come suo collante principale l’europeismo (dal 1° gennaio scorso la Lettonia è stata il diciottesimo paese ad adottare la moneta unica) e l’ostilità nei confronti della Russia, e dopo il voto vi hanno aderito, in tempi diversi, tutti gli altri quattro partiti che hanno eletto deputati.

    La mappa delle elezioni parlamentari lettoni del 2011 (fonte: Wikipedia). ZRP = Partito riformista; V = Unità; SC = Armonia; NA = Alleanza Nazionale; ZZS = Verdi e Agrari

    Primo tra questi si è collocato il Partito riformista dell’ex presidente Valdis Zatlers con il 20,82% e 22 seggi, alla sua prima competizione elettorale. In un primo momento Zatlers non aveva escluso una grande coalizione con Armonia, ma la prospettiva è caduta quando, a metà ottobre, fu sottoscritto un accordo di coalizione con i partiti classificatisi rispettivamente terzo e quarto alle elezioni. Anzitutto il partito Unità, di centro-destra, del premier uscente Valdis Dombrovskis, che subì un vistoso crollo del consenso rispetto al 2010, ottenendo il 18,83% dei voti e 20 seggi, ben 13 in meno. A unire i propri seggi ai 22 del Partito riformista e ai 20 di Unità fu Alleanza Nazionale, il partito di estrema destra guidato dal giornalista 29enne Raivis Dzintars: per lui il 13,88% dei voti e 14 seggi, quasi il doppio di un anno prima. Il quinto partito a entrare alla Saeima fu l’Unione di Verdi e Agrari, anch’essa in netto calo rispetto a un anno prima, con il 12,22% e 13 seggi (nove in meno), che però subito dopo il voto rimase fuori dalla coalizione di governo, in seguito a un veto del Partito riformista.

    L’accordo di governo prevedeva la premiership per Dombrovskis e la presidenza del parlamento per Zatlers: quest’ultimo fu però impallinato nel corso del voto e fu eletta la rappresentante di Unità Solvita Āboltiņa. Per questo motivo 6 dei 22 deputati del Partito riformista si iscrissero al gruppo misto. Dombrovskis ha guidato il paese fino al 23 novembre 2013, quando si è dimesso in seguito alle polemiche per il crollo di un centro commerciale a Riga che ha causato la morte di 54 persone. Nel gennaio 2014 si è così formato un governo di unità nazionale, guidato da Laimdota Straujuma, che ha aperto le porte anche ai Verdi e Agrari, ma non ai filo-russi.

    Dombrovskis si è poi candidato alle elezioni europee con il suo partito Unità, aderente al PPE: il suo nome è stato per lungo tempo in lizza per la carica di presidente della Commissione prima che la scelta cadesse su Jean-Claude Juncker. Proprio le europee hanno visto il trionfo di Unità, che con il 46,2% dei voti ha ottenuto 4 degli 8 seggi a disposizione per la Lettonia nel Parlamento europeo: uno di essi è andato proprio all’ex premier 43enne, il più suffragato in assoluto, recentemente indicato da Juncker quale vicepresidente della prossima Commissione con delega alle politiche monetarie e al dialogo sociale. Gli altri 4 seggi sono stati spartiti tra le altre 4 formazioni politiche che hanno superato lo sbarramento: Alleanza Nazionale (gruppo ECR a Strasburgo, che ottenuto il 14,3%), Armonia (gruppo dei Socialisti e Democratici, con il 13%), Verdi e Agrari (8,3%, la sua rappresentante, Iveta Grigule, ha in extremis sorprendentemente aderito al gruppo EFDD con Ukip e Movimento 5 Stelle) e Unione russo-lettone (6,4%, gruppo dei Verdi).

    Stando al risultato delle europee (benché probabilmente gonfiato dalla bassa affluenza e dalla candidatura diretta di Dombrovskis) appare quindi probabile un nuovo successo per il partito Unità di centro-destra, che ha sostanzialmente assorbito al suo interno il Partito riformista, il cui leader è candidato nelle liste di Unità. Ciò condurrebbe alla riconferma della premier in carica Laimdota Straujuma, economista 63enne, ex ministro dell’Agricoltura nei governi Dombrovskis. Per capire chi saranno i suoi alleati di coalizione bisognerà valutare prima i risultati elettorali. Tra di essi non ci sarà, quasi certamente, Armonia, che si riaffida, come nel 2011, a Nils Ušakovs, 38enne sindaco della capitale Riga, pur non essendo candidato al parlamento. Lo saranno invece i leader di Alleanza Nazionale, Raivis Dzintars (il suo partito ha nel governo in carica i ministeri della Giustizia e dell’Ambiente), e dei Verdi e Agrari, il 47enne ministro della Difesa Raimonds Vejonis: entrambi i partiti riusciranno quasi certamente a superare lo sbarramento. Secondo gli ultimi sondaggi, tuttavia, un quinto partito potrebbe scavalcare, seppur di poco, il 5%: il suo nome è Nel cuore della Lettonia ed è stato fondato pochi mesi fa dall’economista Inguna Sudraba, ex revisore dei conti per un decennio.

    @StefanoSavella

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