Stallo in Bulgaria, otto partiti entrano nell’Assemblea nazionale

Ott 6th, 2014
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Che le elezioni politiche in Bulgaria di ieri stessero prendendo una piega difficile, lo si è capito fin dai primi exit poll che mostravano sette o otto partiti al di sopra della soglia di sbarramento del 4%. Si trattava infatti di uno scenario temuto alla vigilia da molti osservatori, che rilevavano la difficoltà di creare un’alleanza stabile in una Assemblea nazionale con così tanti partiti diversi: nell’ultima legislatura, durata meno di un anno e mezzo, nemmeno uno scenario politico assai semplificato con soli quattro partiti ha permesso la formazione di una maggioranza in grado di governare. In Bulgaria sembra quindi prolungarsi una stagione di stallo che va avanti da più di un anno. A testimoniarlo sono le poche parole di delusione pronunciate dallo stesso vincitore delle elezioni, l’ex premier Boyko Borisov, leader del partito GERB, che ha rinviato a oggi ogni commento sul voto.

È facile comprendere perché Borisov fosse così deluso nonostante il suo partito abbia più che doppiato il partito socialista. Alle elezioni politiche del 2013, il GERB conquistò il 30,54% dei voti e 97 seggi. La percentuale dei voti è stata pressoché la stessa alle ultime elezioni europee. Nel voto di ieri il consenso per il GERB è salito al 32,66% e si è aperta una voragine rispetto al secondo partito più votato. Nonostante questo, i seggi conquistati dal partito di centro-destra, secondo le stime ancora non ufficiali, dovrebbero addirittura diminuire a 85, ancor più lontano quindi dalla soglia di 121 deputati che assicura la maggioranza assoluta dei seggi nell’Assemblea nazionale. Ciò è dovuto proprio al numero di partiti che, superando lo sbarramento del 4%, accedono alla redistribuzione dei seggi.

Per poter ambire alla premiership, Borisov avrà quindi bisogno di formare una coalizione con altri partiti minori. E qui lo scenario diventa ancora più cupo. Il partito considerato più vicino al GERB, col quale condivide anche i banchi al Parlamento europeo, è il Blocco riformatore, creato pochi mesi fa dall’unione di piccoli partiti di centro-destra. Il risultato ottenuto dal Blocco è di tutto rispetto: l’8,88% e probabilmente 23 seggi, 2,5 punti percentuali in più rispetto alle europee del 25 maggio. Ma già in campagna elettorale i partiti che hanno dato vita all’alleanza si sono mostrati divisi, e tuttora non c’è un portavoce unico. Il leader di uno dei partiti, Radan Kanev, ha però già esposto il suo punto di vista sulle trattative post-elettorali: una coalizione con il GERB potrà avvenire, da parte dei suoi deputati, solo se Borisov fa un passo indietro e decide di rinunciare alla premiership. Una prospettiva che Borisov ha già dichiarato di non voler prendere in considerazione, facendo appello alla sensibilità di tutte le forze politiche per evitare nuove elezioni anticipate, e lasciando addirittura aperta la porta a una grande coalizione con i socialisti.

Proprio i socialisti hanno assistito a una débacle senza precedenti nella loro storia. Il BSP, erede del vecchio partito comunista, ha ulteriormente perso consensi rispetto al tracollo delle ultime elezioni europee, fermandosi al 15,41% (nel 2013 ottenne il 26,61%) e restando solo per pochi decimali la seconda forza politica del paese, quasi raggiunta dal DPS. Il segretario del partito, Mihail Mikov, eletto solo pochi mesi fa al posto di Sergei Stanishev (attualmente presidente del partito socialista europeo), ha puntato il dito contro il voto di protesta, ma le dimensioni del tracollo sono tali da non poter restare senza conseguenze per i futuri organigrammi del partito. L’opzione dell’ingresso in un governo di grande coalizione sarebbe a questo punto un rischio: il partito conserverebbe una pur ridotta presenza al governo, ma potrebbe perdere ulteriori consensi soprattutto se si dimostrasse troppo sottomesso ai dettami del premier.

Altri tre partiti di destra e di centro-destra hanno ottenuto seggi nella prossima Assemblea nazionale. Il Fronte patriottico è un altro partito formato da sigle diverse della galassia nazionalista: presentatosi per la prima volta sotto un unico simbolo, ha conquistato il 7,28% dei voti e probabili 19 seggi. Bulgaria senza censura, partito dell’ex anchorman Nikolay Barekov, è sceso dal 10,66% delle europee al 5,70% delle elezioni di ieri e dovrebbe ottenere 16 seggi. Ritorna in parlamento anche la formazione di estrema destra Ataka, malgrado molti sondaggi della vigilia la attestassero sotto la soglia di sbarramento: con il 4,52% riesce invece a conquistare 11 seggi, comunque la metà dell’anno scorso. Resta però tutto da vedere se almeno uno di questi partiti accetterà di entrare in una maggioranza di governo.

Al centro, tiene il Movimento per i diritti e la libertà (DPS), espressione della minoranza turca, al 14,83%. Infine, per il rotto della cuffia, con il 4,15% accede all’Assemblea nazionale anche il nuovo partito APV dell’ex presidente della repubblica Georgi Parvanov, fuoriuscito dal partito socialista come quasi tutti i membri del suo partito.

@StefanoSavella

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