La Danimarca verso su un referendum su Maastricht, ma dopo le elezioni

    Ott 9th, 2014
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    La premier danese, la socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt, ha tenuto martedì il suo discorso annuale in occasione della riapertura del parlamento. A meno di un anno dalla scadenza naturale della legislatura – sono previste nuove elezioni entro la metà di settembre del 2015 –, però, la sensazione generale nel paese è stata che Thorning-Schmidt abbia voluto soprattutto dare il calcio d’inizio alla lunga campagna elettorale. Lo strumento usato per parlare all’elettorato è stato la promessa di un referendum su uno dei punti dal trattato di Maastricht, limitatamente a quanto riguarda giustizia e affari interni, e quindi anche le politiche dell’immigrazione. Un referendum, tuttavia, da tenersi soltanto dopo che si saranno svolte le nuove elezioni, assicurandone l’indizione solo in caso di una sua riconferma al posto di primo ministro.

    Nel giugno 1992, pochi mesi dopo la firma del trattato di Maastricht, la Danimarca si recò alle urne per un referendum confermativo al quale però la maggioranza dei votanti si espresse contro il trattato, con il 50,7%. Per non compromettere la partecipazione dello Stato scandinavo all’Unione Europea fu stipulato, nel dicembre del 1992, l’accordo di Edimburgo con il quale, in seguito all’approvazione del trattato, la Danimarca avrebbe mantenuto piena autonomia su quattro questioni: l’unione monetaria, la politica estera e sicurezza comune (PESC), la cittadinanza europea e, appunto, la giustizia e gli affari interni. Nel maggio del 1993, un secondo referendum su Maastricht ottenne finalmente l’approvazione dalla maggioranza dei danesi con il 56,7%. Nel 2000, inoltre, la popolazione si è già espressa sull’adesione alla moneta unica, respingendo questa possibilità con una maggioranza dei votanti pari al 53,2%.

    Thorning-Schmidt (europeista e già in corsa per il posto di presidente del Consiglio europeo, prima che la scelta cadesse sul premier polacco Donald Tusk) ha rivendicato la possibilità del referendum per poter garantire che il paese resti all’interno dell’Europol, pur mantenendo i propri controlli alle frontiere e dunque non aderendo alle politiche sull’immigrazione dell’Unione Europea. La premier danese si è quindi schierata per il sì al referendum, in modo da poter entrare a tutti gli effetti nel blocco di paesi che aderiscono all’Europol, pur riservandosi di trattare successivamente l’esclusione della Danimarca dal rispetto delle politiche dell’Unione sull’immigrazione.

    Quella del referendum è una carta che Thorning-Schmidt ha giocato per provare a ribaltare i sondaggi, che al momento danno il centro-sinistra da lei guidato indietro rispetto alla coalizione di centro-destra. A vincere le ultime elezioni europee è stato infatti il Partito del popolo danese, di destra ed euroscettico, con il 26,6%, distanziando di molti punti proprio il partito socialdemocratico (di cui Thorning-Schmidt è anche leader) con il 19,1% e il partito liberale con il 16,7%.

    @StefanoSavella

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