Elezioni in Bosnia, eletti i tre nuovi membri della presidenza

    Ott 13th, 2014
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    Bakir Izetbegovic

    Bakir Izetbegovic

    Le elezioni di ieri in Bosnia e Erzegovina mostrano un quadro complesso, come complessa è l’architettura istituzionale del paese. Gli elettori sono infatti stati chiamati alle urne per eleggere i tre membri della presidenza, uno per ciascuna delle tre componenti etniche del paese, quella bosgnacca, quella serba e quella croata (secondo i dati più recenti, la prima rappresenta il 48% della popolazione, la seconda il 37,1% e la terza il 14,3%), ma anche per il rinnovo dei 42 membri della Camera dei rappresentanti, dei quali 28 spettano alla Federazione di Bosnia e Erzegovina (che comprende le zone a maggioranza bosgnacca e croata) e 14 alla Republika Srpska (abitata in maggioranza da serbi). Inoltre, venivano ieri rinnovati anche i rispettivi parlamenti regionali delle due parti del paese.

    La parte bosgnacca del paese, a scrutinio completato, ha rieletto per il secondo mandato Bakir Itzebegovic, in carica dal 2010 come membro della presidenza della quale è alla guida dal marzo scorso. Figlio del primo presidente della Bosnia Erzegovina, Aljia Itzebegovic, egli ha raccolto il 32,77%, poco meno di quattro anni fa quando prevalse con il 35% dei voti. Bakir Itzebegovic è anche il leader del Partito d’azione democratica, di centro-destra e membro osservatore del partito popolare europeo. Primo degli sconfitti è stato, come nel 2010, Fahrudin Radončić, anch’egli in calo nei consensi essendo passato dal 31% di quattro anni fa al 26,96%. Terzo, con il 15,21%, il 39enne Emir Suljagic del Fronte democratico, partito di sinistra nato nel 2013 da una scissione dal partito socialdemocratico. Proprio il candidato di quest’ultimo partito, Bakir Hadziomerovic, è giunto soltanto quarto, con il 10,08%. Più indietro gli altri sei candidati alla presidenza.

    Per la componente croata è stato eletto alla presidenza del paese Dragan Čovic, che ha già ricoperto questo ruolo tra il 2002 e il 2005. Čovic, eletto con il 52,44%, è anche il presidente del partito Unione democratica croata (HDZ) di centro-destra, anch’esso affiliato al partito popolare europeo. Per la componente croata erano solo quattro i candidati alla presidenza e il successo di Čovic non è mai stato in discussione. Al secondo posto, con il 38,48%, è arrivato Martin Raguž, esponente dell’Unione democratica croata 1990 (HDZ 1990), una sorta di partito gemello (membro osservatore del PPE), nato nel 2006 da una scissione dall’HDZ. Soltanto terzo, con il 6,21%, il presidente in carica della Federazione della Bosnia Erzegovina (una carica diversa da quella della presidenza), Živko Budimir, fondatore lo scorso anno del partito di giustizia e fiducia e sempre lo scorso anno arrestato per corruzione. Quarta posizione, infine, per Anto Popovic (2,87%), rappresentante del Fronte democratico, partito del membro uscente della presidenza Željko Komšić.

    Assai più combattuta la sfida per il componente serbo del collegio di presidenza, praticamente un ballottaggio, dato che si fronteggiavano solo tre candidati e il meno suffragato, Goran Zmijanjac, ha ottenuto solo il 3,54% dei voti: alla fine del conteggio, a sostituire Nebojša Radmanović, membro della presidenza dal 2006, non sarà una donna, Željka Cvijanović, rappresentante del suo stesso partito, l’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (SNSD), di sinistra ma nazionalista (e per questo espulso dall’Internazionale socialista nel 2012). Cvijanović infatti, dopo essere stata in testa fino a metà scrutinio, è rimasta indietro per meno di 2.000 voti (lo 0,33%) rispetto all’altro candidato, Mladen Ivanic, dell’Alleanza per il cambiamento, di centro-destra.

    Per quanto riguarda invece le elezioni parlamentari, nella Federazione di Bosnia e Erzegovina, rispetto alle elezioni del 2010, si segnala il crollo del partito socialdemocratico, che passa da essere il primo partito (26,07%) al quinto (9,57%), indebolito dalla scissione del Fronte democratico che invece diventa il secondo partito con il 15,24%. In testa balza il partito d’azione democratica del presidente Bakir Itzebegovic, che conquista il 27,77% (+8,4% rispetto al 2010). Terzo partito, con il 14,61% (+2,3%), è la populista di destra Unione per un futuro migliore, fondata dal candidato dalla presidenza Fahrudin Radončić, che è anche proprietario del quotidiano di Sarajevo «Dnevni Avaz». Una coalizione di partiti croati è giunta quarta con il 12,03%.

    Nella Republika Srpska, infine, l’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (SNSD) scende dal 43,3% del 2010 al 39,49%, mentre il partito democratico serbo (SDS) di centro-destra sale dal 22,19% al 33,43%, più indietro tutti gli altri partiti.

    @StefanoSavella

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