Il Belgio ha un nuovo governo, ma quanto durerà?

    Ott 17th, 2014
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    Il nuovo governo belga guidato dal 38enne Charles Michel ha ottenuto nella tarda serata di ieri la fiducia alla Camera dei rappresentanti: 84 i voti favorevoli, 58 i contrari, una astensione. Il voto è seguito al primo discorso del nuovo premier tenuto nella seduta di martedì e alla discussione generale durata circa 30 ore, nel corso della quale non sono già mancate accese polemiche. Oggetto delle critiche dell’opposizione è stata soprattutto la presenza nella coalizione di governo dell’N-VA, il partito nazionalista fiammingo, e le dichiarazioni di due suoi esponenti. Jan Jambon, nuovo ministro dell’Interno e vicepremier, è stato infatti messo sotto accusa per una sua dichiarazione nella quale giustificava i collaborazionisti fiamminghi dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. Un’accusa simile è quella che è stata fatta al nuovo segretario di Stato all’immigrazione, Theo Francken, anch’egli dell’N-VA, per aver partecipato al novantesimo compleanno di uno dei più noti collaborazionisti di quegli anni, oltre che per alcune sue dichiarazioni ostili nei confronti dei migranti e dei gay. Contro quest’ultimo ha preso posizione anche l’ex presidente della Camera, il liberale Patrick Dewael.

    A formare la coalizione di governo, oltre all’N-VA (che ha 33 deputati), ci sono anche il partito del premier, MR (20), l’unico francofono, il partito cristiano-democratico (CD&V, 18) e quello liberale (Open VLD, 14). Una coalizione “kamikaze”, come è stata definita sui giornali belgi, perché inedita e perché considerata fin da subito instabile: sono in pochi, infatti, a scommettere che questo governo potrà proseguire per tutti i cinque anni di legislatura. Per rinforzare il governo, tuttavia, Charles Michel (figlio di Louis, ex ministro degli Esteri e commissario europeo), ha nominato come suoi vice un esponente per ciascuno dei quattro componenti della coalizione. Per il proprio partito, la scelta è caduta quasi inevitabilmente su Didier Reynders, in lizza fino all’ultimo per la carica di premier, che conserva però il ruolo di ministro degli Esteri come nel precedente governo guidato dal socialista Elio Di Rupo. Per il CD&V entra al governo (anche come ministro del Lavoro) un’altra personalità di spicco, Kris Peeters, anch’egli indicato per molte settimane come candidato alla premiership prima che l’ipotesi decadesse in seguito alla nomina della sua collega di partito Marianne Thyssen quale commissaria europea. Per i liberali entra Alexander De Croo, 39 anni, ex leader del suo partito e anch’egli già ministro con Di Rupo: questa volta la sua delega è alla Pubblica amministrazione. Per l’N-VA, come si è già detto, sarà vicepremier Jan Jambon.

    Anche i posti rimanenti nel governo sono stati divisi tra i quattro partiti, con una prevalenza dell’MR. Ci sono le tre donne (troppo poche, rispetto ai quattordici posti complessivi): Jacqueline Galant (MR, alla Mobilità), Marie-Christine Marghem (MR, all’Ambiente) e la popolarissima Maggie De Block (Open VLD, alla Sanità). L’N-VA si aggiudica anche l’importante poltrona di ministro delle Finanze, con Johan van Overtveldt, eurodeputato con un passato da giornalista, che dovrà ora lasciare il seggio a Strasburgo. Al partito nazionalista fiammingo va anche il ministero della Difesa, con Steven Vandeput. Alla Giustizia va il ministro delle Finanze uscente, il cristiano-democratico Koen Geens. Al Bilancio va il francofono Hervé Jamar (già segretario di Stato nel governo Verhofstadt tra il 2003 e il 2007), e al suo stesso partito spettano anche i ministeri dell’Agricoltura (con Willy Borsus) e alle Pensioni (con Daniel Bacquelaine).

    @StefanoSavella

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