“Katainen non è un falco e lavorerà al fianco di Moscovici”: intervista a Sirpa Pietikäinen

    Ott 28th, 2014
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    L’eurodeputata finlandese Sirpa Pietikäinen è al Parlamento europeo dal 2008, dopo essere stata ministra dell’Ambiente del suo paese dal 1991 (quando aveva soli trentadue anni) al 1995. Si tratta quindi di una delle personalità politiche più esperte presenti a Strasburgo. Pietikäinen in Finlandia fa parte del partito di governo Coalizione Nazionale (Kokoomus), di centro-destra e appartenente al Partito popolare europeo, lo stesso del commissario europeo ed ex primo ministro Jyrki Katainen. Era inevitabile perciò cominciare questa intervista esclusiva proprio con una domanda sull’ex premier finlandese, ancora per pochi giorni commissario agli Affari economici prima di occuparsi più specificamente di crescita e investimenti (pur conservando il diritto di veto in Commissione europea). Ma i temi di cui Pietikäinen, europeista convinta, si occupa spaziano dalla politica estera, all’ambiente, fino a posizioni coraggiose, e non comuni nel suo gruppo al parlamento europeo, sui diritti civili.

    Molti osservatori considerano Jyrki Katainen un “falco” e Pierre Moscovici una “colomba”. Lei ha ascoltato entrambi nelle audizioni presso la commissione Economia del Parlamento europeo, pensa che possano lavorare bene insieme malgrado i loro diversi punti di vista sulle misure di austerità?

    Credo che venga data un’immagine piuttosto distorta di entrambi. Moscovici è una persona decisa con grande esperienza in economia. E Katainen non è quel falco che viene dipinto. Al contrario, ha la buona reputazione di essere stato a capo di un governo di grande coalizione in Finlandia comprendente ben sei partiti, dalla sinistra al centro-destra. Prima delle elezioni europee, lo stesso partito socialdemocratico  del mio paese aveva promesso che non ci sarebbero stati altri pacchetti di aiuti per la Grecia o per altri Stati in difficoltà senza garanzie nei confronti dei prestiti effettuati dalla Finlandia verso quei paesi. Per cui penso che saranno una buona squadra e che lavoreranno cooperando fianco a fianco nella nuova Commissione.

    Alcuni partiti come il Front National in Francia e il Movimento 5 Stelle in Italia chiedono un referendum per uscire dall’euro. La Lituania, intanto, si appresta a diventare il 19° paese dell’eurozona. Cosa ne sarà della moneta unica? Una più forte unione fiscale rafforzerebbe o indebolirebbe i partiti euroscettici?

    Sono convinta che li indebolirebbe. D’altra parte, il fatto che tra i 28 paesi dell’Unione ci siano più membri dentro l’eurozona che fuori, mostra come la moneta unica sia ancora un fattore d’attrazione.

    L’embargo russo nei confronti delle produzioni alimentari, in risposta alle sanzioni dell’UE, sta mettendo in ginocchio molti agricoltori dell’Europa meridionale. Cosa dovrebbe fare ora l’Unione?

    Purtroppo la situazione in Ucraina ha reso inevitabili le sanzioni verso la Russia, anche se queste possono aver danneggiato l’immagine dell’Unione Europea. Per il momento non resta che far presenti all’opinione pubblica tutte le reali motivazioni che hanno reso indispensabili quelle sanzioni da parte dell’UE.

    Ad aprile 2015 in Finlandia ci saranno le elezioni politiche. I sondaggi mostrano il Kokoomus di poco avanti rispetto agli altri partiti. Sarà necessaria una nuova grande coalizione?

    Non faccio mai previsioni sui risultati elettorali, né per il mio partito, né per gli altri. Il popolo deciderà e tutti i partiti politici agiranno di conseguenza.

    L’operazione Mare Nostrum sta giungendo alla sua conclusione. Qual è il suo giudizio finale? La considera un “pull factor” – così com’è stata definita da alcuni funzionari dell’Unione – o un “grande successo umanitario”, come dichiarato dall’Alto Commissario per i rifugiati dell’ONU?

    Quando qualcuno decide di lasciare la propria casa e compiere un viaggio incredibilmente pericoloso attraversando il mare, io penso che sia impossibile per chiunque non viva sulla propria pelle una vicenda simile dire quale sia o non sia esattamente il fattore preciso che attrae i flussi migratori e quali siano le cause che conducono alla decisione finale di partire da parte di questi uomini e donne. Per questo motivo credo che sarei irrispettosa se definissi questa operazione come un “pull factor”, perché la situazione è troppo complessa per semplificarla così tanto. Allo stesso tempo, si deve comunque prendere in considerazione che più di 1.800 persone si stima che abbiano trovato la morte attraversando il Mediterraneo nell’ultimo anno, nonostante Mare Nostrum. Perciò parlarne come di un “grande successo umanitario” è forse una esagerazione. Ad ogni modo, l’Alto Commissario per i rifugiati dell’ONU ha stimato che senza Mare Nostrum o una simile operazione sarebbe annegato un numero ancor maggiore di persone. E questo motivo è sufficiente a farmi ritenere che un’operazione di salvataggio di questo tipo dovrebbe continuare ad esserci.

    Lo scorso 8 ottobre Conchita Wurst è stata ospite al Parlamento europeo accogliendo l’invito di cinque eurodeputati, tra cui lei. Nelle stesse ore, il ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano ordinava ai sindaci di non riconoscere i matrimoni gay celebrati all’estero, inclusi gli altri Stati membri dell’UE. L’Unione e gli Stati membri possono mantenere ancora a lungo politiche così diverse sui diritti LGBT? Sarebbe favorevole a una procedura d’infrazione contro l’Italia?

    Per quanto riguarda la prima domanda, la risposta è no. Tutti gli Stati membri dell’Unione Europea devono avere politiche coerenti riguardo i diritti LGBTI. L’ho detto molte altre volte e lo ripeto ora: i diritti umani non sono una questione di secondaria importanza. A proposito della seconda domanda, non è possibile richiedere procedure d’infrazione nella situazione attuale. Anche per questo motivo, io penso che sia importante lavorare affinché venga finalmente adottata la direttiva contro le discriminazioni che affronta anche questo problema.

    @StefanoSavella

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