Il ruolo del capolista alle elezioni europee: com’è andata nel 2009?

Apr 13th, 2014
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Nonostante l’approvazione delle liste in direzione nazionale, le liste del Partito democratico per le elezioni europee avranno ancora bisogno di qualche ritocco. Restano infatti aperte alcune questioni che riguardano le liste del Sud e delle Isole, dalle quali si sono defilati due nomi di peso come Michele Emiliano e Giusi Nicolini. In entrambi i casi, la rinuncia alla candidatura è stata dichiarata dopo che è stata assegnata ad altre candidate (Picierno al Sud, Chinnici nelle Isole) la posizione di capolista.

Ma è così decisiva questa posizione nel determinare l’elezione al Parlamento europeo? A giudicare dai precedenti, c’è più di qualche dubbio. Il capolista di ogni lista deve infatti raccogliere le preferenze esattamente come ogni altro candidato: i voti assegnati alla lista, senza l’espressione di preferenze, infatti, non vengono assegnati automaticamente al capolista, che può tuttalpiù soltanto fregiarsi di una maggiore visibilità negli elenchi dei candidati ed, eventualmente, sui mezzi di comunicazione. La dimostrazione è che non sempre il capolista di una lista alle elezioni europee risulta, dopo lo spoglio, il candidato più votato.

Vediamo cosa è accaduto nel 2009. Nel Popolo della libertà Silvio Berlusconi era capolista in tutte le regioni, ma alle sue spalle non sempre gli altri candidati erano posti in ordine alfabetico, proprio per privilegiarne alcuni rispetto ad altri. Nella circoscrizione Sud, alle spalle di Berlusconi si trovava Salvatore Tatarella, che arrivò però soltanto al nono posto nella graduatoria delle preferenze: è diventato europarlamentare solo grazie al fatto che Berlusconi rinunciò al seggio di Strasburgo. Nel Partito democratico, il capolista del Nord-Est era l’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinger, che si classificò soltanto terzo, con più di sessantamila preferenze in meno rispetto a Debora Serracchiani. La stessa cosa avvenne nella circoscrizione meridionale, dove il capolista Paolo De Castro si classificò terzo, alle spalle di Andrea Cozzolino e Gianni Pittella: è stato eletto eurodeputato solo grazie alle poco più di sedicimila preferenze ottenute in più rispetto al quinto in graduatoria, il campano Pasquale Sommese. Ma se in tutti i casi finora citati il capolista è riuscito comunque a essere eletto, non accadde lo stesso per l’Udc del Nord-Est: il capolista Gian Luigi Gigli, in prima fila contro l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro, ottenne tremila preferenze in meno di Tiziano Motti, e rimase fuori dal Parlamento europeo. Sempre nell’Udc, ma nel 2004, si verificò lo stesso episodio nella circoscrizione Centro: in quel caso il capolista Carlo Casini arrivò alle spalle di Armando Dionisi e non fu eletto.

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