Ed Miliband sulla graticola, il Labour verso una nuova leadership?

    Nov 10th, 2014
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    Fonte: @britainelects su dati YouGov

    Fonte: @britainelects su dati YouGov

    In attesa della prossima e ultima elezione suppletiva della legislatura (a Rochester and Strood, il prossimo 20 novembre), in Regno Unito i partiti già scaldano i muscoli in vista delle elezioni generali del 7 maggio 2015. Da settimane i sondaggi mostrano un riavvicinamento tra laburisti e conservatori, ormai appaiati secondo diversi istituti demoscopici, ma anche un’ulteriore crescita dell’Ukip (vicino alla soglia del 20%) e la caduta libera dei liberal-democratici del vicepremier Nick Clegg, raggiunti dai verdi. A ciò si aggiunga la pattuglia dei deputati che saranno eletti per lo Scottish National Party, e si ottiene un quadro politico mai così frammentato, che prefigura una Camera dei Comuni instabile e un sempre più certo governo di coalizione, dai confini però ancora del tutto imprevedibili.

    Oltre a sondare il consenso dei partiti a livello nazionale (ma il sistema elettorale britannico prevede collegi uninominali a turno unico), due tra i maggiori istituti di ricerca (Survation e YouGov) hanno diffuso ieri un altro dato interessante: la performance del partito laburista a seconda del leader che ne guiderà la campagna elettorale. Non si tratta soltanto di un caso di scuola: a partire dalla sconfitta alle elezioni europee, la leadership di Ed Miliband è in crisi, affaticata da una scarsa brillantezza comunicativa e da una piattaforma programmatica poco chiara e percepita da ampi settori troppo appiattita sulle posizioni dei sindacati. Il quotidiano «New Statesman» ha definito Miliband «un socialista vecchio stile», nonostante lo avesse sostenuto al congresso del settembre 2010, quando Ed sconfisse a sorpresa il fratello David, più vicino alle posizioni di Tony Blair, con lo scarto di appena l’1,3% dei voti dei delegati.

    La tabella soprastante è il risultato del sondaggio Survation di ieri, che conferma il momento negativo della leadership di Ed Miliband. Con lui alla guida il Labour otterrebbe il 34% dei voti a livello nazionale, un risultato che crescerebbe di tre punti se fosse sostituito da Alan Johnson o da Chuka Umunna. Il primo, 64 anni, è stato ministro dell’Interno nell’ultimo anno del governo di Gordon Brown tra il 2009 e il 2010, e in precedenza ministro del Lavoro, del Commercio, dell’Istruzione e della Salute. Il secondo è noto come l’«Obama britannico»: 36 anni, padre nigeriano e madre irlandese, è deputato dal 2010. Meglio di Miliband andrebbe anche Andy Burnham, 44 anni, ex ministro della Cultura e poi della Salute alla fine del decennio scorso: nel 2010 si candidò alla leadership del partito ma al congresso giunse soltanto quarto, con il 9% dei consensi. Un risultato inferiore per il Labour sarebbe ottenuto solo da Yvette Cooper, 45enne ex ministro del Lavoro, moglie di un altro importante esponente del partito, Ed Balls. Sempre Survation ha poi chiesto: «Lasciare la leadership è la cosa migliore che può fare Ed Miliband per aiutare il partito laburista?». Il risultato mostra plasticamente la natura del dilemma: il 36% degli elettori laburisti ha risposto affermativamente, e la stessa percentuale in senso opposto.

    Lo stesso sondaggio è stato compiuto da YouGov. Ed Miliband anche in questo caso andrebbe meglio di Cooper (e di suo marito), otterrebbe invece lo stesso risultato di Alan Johnson. Non è stato sondato il consenso di Umunna, ma quello di David Miliband: con lui il labour otterrebbe il 3% di voti in più. David ha però lasciato la politica britannica poco dopo la sconfitta al congresso del 2010 e oggi lavora per un’organizzazione non governativa statunitense, occupandosi di progetti di sviluppo ed educazione nelle aree più povere del mondo. Appare perciò difficile un suo immediato rientro sulla scena. E anche agli altri avversari di Ed all’interno del suo partito il tempo che manca alle elezioni generali potrebbe non essere sufficiente per un cambio di leadership. Le prossime settimane, in questo senso, saranno quelle decisive. Ma se non ci fossero cambiamenti (come appare probabile), l’elettorato laburista riuscirà a ritrovare fiducia nei confronti del suo attuale leader?

    @StefanoSavella

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