Grande coalizione in Sassonia, verso un governo rosso-rosso-verde in Turingia

    Nov 11th, 2014
    1076 Views
    Il nuovo governo regionale del Brandeburgo: al centro, il presidente Dietmar Voidke (Foto: dpa)

    Il nuovo governo regionale del Brandeburgo: al centro, il presidente Dietmar Voidke (Foto: dpa)

    Tra il 30 agosto e il 14 settembre tre Länder tedeschi, tutti dell’ex Germania orientale, sono andati alle urne per il rinnovo dei rispettivi governi regionali. I risultati non hanno fatto registrare spostamenti di voti univoci per i partiti maggiori, in modo da poterne trarre impressioni legate alla politica nazionale. L’unico dato veramente uniforme è stato quello della crescita di Alternativa per la Germania, il nuovo partito di destra che già alle elezioni europee aveva ottenuto un importante successo: non era tuttavia scontato che il partito euroscettico fondato dall’economista (e oggi eurodeputato) Bernd Lucke riuscisse a eleggere propri rappresentanti in tutti e tre i Länder. E invece non solo questo è accaduto, ma il consenso ottenuto ha superato le più alte aspettative, superando addirittura il 10% in Brandeburgo e Turingia (e sfiorandolo in Sassonia). A far da contraltare all’ascesa di Alternativa per la Germania è stato il crollo del partito liberale FDP, che resta sotto la soglia di sbarramento in tutte e tre le regioni (in Sassonia era addirittura forza di governo, alleata della CDU).

    Dopo alcune settimane di trattative dopo il voto, in queste tre regioni si sta completando la formazione delle nuove alleanze di governo. In Sassonia, in seguito all’uscita dell’FDP dal parlamento regionale, per la CDU, che si è confermato partito di maggioranza relativa (ma mancando per soli cinque seggi la maggioranza assoluta), la scelta del partner di minoranza della coalizione è apparsa perlopiù obbligata. Di fronte all’ostilità (reciproca) nei confronti di Alternativa per la Germania, e davanti ai contrasti con i Verdi rispetto alle politiche ambientali e in particolare all’estrazione del carbone, non restava che optare per l’accordo con l’SPD. Quest’ultima, ottenuto a larga maggioranza l’ok dei propri iscritti (2.277 favorevoli, 494 contrari), ha accettato di entrare nella grande coalizione che ha governato il Land già dal 2004 al 2009. Presidente della Sassonia resterà comunque Stanislaw Tillich della CDU, alla guida della regione dal 2008.

    Anche il Brandeburgo ha rieletto il suo presidente uscente, Dietmar Voidke, dell’SPD, ancora una volta in una coalizione con la Linke, nonostante il tracollo elettorale di quest’ultima. Rispetto alla precedente alleanza, infatti, quando SPD e Linke avevano soli cinque seggi di differenza (31 a 26), nella nuova legislatura i rappresentanti socialdemocratici saranno quasi il doppio di quelli della sinistra radicale (30 a 17). Ma il problema maggiore causato dalla perdita di consenso della Linke in Brandeburgo consiste nell’indebolimento della maggioranza di governo, che potrà contare in tutto su 47 seggi, appena due in più della maggioranza assoluta.

    I giochi restano invece ancora aperti in Turingia, dove il parlamento regionale si riunirà per votare il prossimo presidente soltanto il 5 dicembre. Il ritardo è dovuto a una situazione di grande equilibrio tra i partiti e al clamore che le trattative per la formazione del nuovo governo stanno avendo in tutta la Germania. Spetta infatti all’SPD, nonostante il crollo elettorale subìto (da 18 a 12 seggi), decidere se replicare una grande coalizione con la CDU o se dar vita a una coalizione di sinistra con la Linke e i Verdi, che sarebbe però guidata, per la prima volta nella storia della Germania post-1989, da un presidente della sinistra radicale, erede del vecchio partito socialista unificato della Germania Est. La scelta, in realtà, c’è già stata: il 69,93% degli iscritti socialdemocratici ha infatti avallato il sostegno al presidente della Linke, l’ex sindacalista Bodo Ramelow, proprio pochi giorni prima delle celebrazioni del venticinquesimo anniversario della caduta del Muro. Nei giorni scorsi, 4.000 persone hanno manifestato a Erfurt, la capitale del Land, contro l’ipotesi di un governo Ramelow. E i numeri del parlamento regionale tengono ancora aperti i giochi: la maggioranza rosso-rosso-verde potrebbe infatti contare su un solo voto di maggioranza, ma si tratta dello stesso margine che terrebbe insieme la grande coalizione CDU-SPD. Insomma basterebbe un solo deputato  dissidente dell’SPD per far crollare il governo Ramelow, ma lo stesso rischio riguarderebbe la grande coalizione. La CDU della Turingia, peraltro, dopo il deludente risultato elettorale attraversa una crisi che ha messo in discussione la leadership della presidente uscente Christine Lieberknecht, che potrebbe essere sostituita nel congresso regionale del partito il prossimo 13 dicembre. I negoziati per il nuovo governo sono tuttavia ancora in corso. Per smorzare il peso della sinistra radicale, l’SPD potrebbe ottenere 4 ministeri, uno in più della Linke, mentre ai Verdi ne spetterebbe uno solo.

    @StefanoSavella

    Comments are closed.