No alla mozione di censura, Juncker resta in sella

    Nov 28th, 2014
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    REUTERS/Francois Lenoir

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    La mozione di censura contro il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker non è stata approvata ieri dal Parlamento europeo riunito in seduta plenaria. Il risultato era pressoché scontato, grazie alla conferma del sostegno verso l’ex premier lussemburghese coinvolto nello scandalo Luxleaks da parte dei gruppi più rappresentativi, vale a dire PPE, Socialisti & Democratici, ALDE, ma anche, più a sorpresa, di quello dei Verdi. Un voto, quello su questa risoluzione, squisitamente politico, e nel quale dunque si sono ridotti al minimo i voti in dissenso dal proprio gruppo, normalmente assai più numerosi quando vengono affrontate questioni che hanno impatti diversi a livello dei singoli Stati membri. Qualche curiosità è tuttavia emersa anche da questa votazione, indubbiamente la più importante nella settimana appena trascorsa di plenaria a Strasburgo.

    Gli unici gruppi davvero integralmente monolitici nel voto pro o contro Juncker sono infatti stati quello dei liberal-democratici (contro la mozione di censura) e quello dell’EFDD di Ukip e Movimento 5 Stelle (che hanno raccolto le firme per la discussione e la votazione della mozione). Nel PPE, il gruppo a cui lo stesso Juncker appartiene, nessun voto favorevole alla mozione ma un’astensione, quella dell’eurodeputato ceco Stanislav Polčák, che ha pubblicamente dichiarato di non aver votato a favore solo per non condividere lo stesso voto con i quei partiti nazionali sostenuti (anche finanziariamente, com’è emerso recentemente) dagli oligarchi russi vicini a Vladimir Putin, optando però per l’astensione.

    Un voto contrario è invece provenuto dal gruppo socialista e democratico, quello della slovacca Monika Flašíková-Beňová, eurodeputata da tre legislature. Anche il suo voto non è estraneo alle vicende russe: nel marzo scorso ha dichiarato che l’UE e il suo paese avrebbero dovuto riconoscere il referendum per l’indipendenza della Crimea, posizione contraria a quella della Commissione e del suo stesso partito nazionale. Ma ha anche giustificato il suo voto nel merito, affermando di ritenere insufficiente «l’argomentazione secondo cui gli accordi segreti relativi alle imposte in Lussemburgo non erano illegali». Da parte del gruppo S&D anche tre astensioni: la svedese Soraya Post del partito femminista, l’irlandese Nessa Childers (che, firmando la proposta di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sui paradisi fiscali tra gli Stati membri, ha affermato: «Le rivelazioni del Luxleaks sull’elusione di miliardi di dollari da parte delle multinazionali che hanno incanalato i propri ricavi attraverso il Lussemburgo sono state l’ultima goccia») e il lettone Andrejs Mamikins (che aveva già votato contro Juncker nel voto dell’ottobre scorso sulle nomine dei commissari).

    Il gruppo ancora una volta più sfilacciato si è rivelato quello dei conservatori (ECR): 16 favorevoli alla mozione di censura, 3 contrari e ben 42 astensioni. A salvare Juncker sono stati i tre eurodeputati belgi del partito nazionalista fiammingo N-VA, da poche settimane al governo del paese nel governo Michel. A favore della mozione invece hanno votato i rappresentanti di Alternativa per la Germania, i Veri Finlandesi, i Greci Indipendenti e una parte dei polacchi del PiS di Jaroslaw Kaczynski. Tutti astenuti, invece, i tories del partito di David Cameron.

    Infine, tra i Verdi si segnalano ben 10 astensioni su un totale di 43 votanti (tutti gli altri si sono espressi contro la mozione). Tra i Non Iscritti, l’unico voto a favore di Juncker è arrivato dall’imprevedibile eurodeputato e autore satirico tedesco Martin Sonneborn. Dalla Germania arriva anche l’unico voto pro-Juncker della sinistra radicale, quello di Stefan Eck (unico rappresentante del piccolo partito animalista). Sei invece i voti contrari al presidente della Commissione (tre olandesi, due cechi, una danese), tutti gli altri astenuti (compresi i tre italiani).

    @StefanoSavella

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