Elezioni in Moldova, i partiti pro-UE ottengono la maggioranza

    Dic 2nd, 2014
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    Il premier moldavo Iurie Leancă

    Il premier moldavo Iurie Leancă

    Si sono svolte domenica in Moldova le elezioni per il rinnovo del parlamento, poche settimane dopo la ratifica dell’accordo di associazione con l’Unione Europea da parte dell’europarlamento. Al termine, quindi, di una campagna elettorale tutta giocata sul binario europeismo/anti-europeismo, in uno Stato che vive sulla sua pelle (nella regione autonomista della Transnistria) l’influenza della Russia a livello economico e politico, a vincere sono stati i partiti sostenitori dell’ingresso nell’Unione, ma senza un ampio margine.

    Le tre principali formazioni politiche pro-europeiste, infatti, si fermano complessivamente sotto il 50% dei voti, pur riuscendo a ottenere, seppur di poco, la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Il partito liberal-democratico del premier uscente Iurie Leancă ha conquistato il 20%, in netto calo rispetto al 29,4% di quattro anni fa. Alle sue spalle, nella coalizione europeista, avanza il partito democratico del presidente del Parlamento, Marian Lupu, che sale dal 12,7% al 15,9%. Pressoché stabile, invece, il terzo partner della coalizione, il partito liberale, che perde appena mezzo punto percentuale rispetto al 2010 ottenendo il 9,5%. Nonostante la somma dei loro voti si fermi al 45,5%, questi partiti otterranno la maggioranza assoluta dei seggi (probabilmente 55 su 101) per il fatto che numerose liste non sono riuscite a superare la soglia di sbarramento del 6%.

    I partiti di sinistra dello schieramento politico, contrari all’adesione all’UE e inclini a un rafforzamento delle relazioni con Mosca, si sono presentati divisi all’appuntamento elettorale. Mentre nel 2010 il partito comunista arrivò a un passo dall’ottenere il 40% dei consensi (comunque insufficienti per la maggioranza dei seggi in parlamento, non potendo contare su altri alleati), alle elezioni di domenica a prevalere è stato a sorpresa il partito socialista del leader quarantenne Igor Dodon, vicino a Vladimir Putin, che con il 20,7% ha superato anche il partito liberal-democratico al governo. Un risultato eclatante, che ha di fatto svuotato il consenso del partito comunista, sceso al 17,7%. Il significato di questo scambio di voti da un partito all’altro è dovuto alla più netta adesione del partito socialista alla sfera di influenza russa, mentre il partito comunista, pur auspicando il miglioramento delle relazioni con Mosca, non ha del tutto chiuso all’accordo di adesione con l’UE, pur chiedendone rilevanti modifiche. Il leader comunista, l’ex presidente della Repubblica Vladimir Voronin, ha inoltre escluso ogni possibile accordo di coalizione con il partito socialista.

    @StefanoSavella

    Fonte immagine: www.ziarelive.ro

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