Al via il 17 dicembre le elezioni presidenziali in Grecia

    Dic 11th, 2014
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    Stavros Dimas

    Stavros Dimas

    La decisione del primo ministro greco Antonis Samaras di anticipare le elezioni presidenziali in Grecia ha causato uno scossone alla Borsa di Atene, e l’intero paese sembra ripiombato nell’incertezza della primavera 2012. Anche stavolta le elezioni anticipate potrebbero essere a un passo, ma l’agenda politica greca prevede che sia compiuto un passo formale in quella direzione: vale a dire, la mancata elezione del presidente della Repubblica da parte del Parlamento attualmente in carica.

    L’attuale presidente, Karolos Papoulias, è al termine del suo secondo mandato e non è perciò ricandidabile. Nell’elezione, inizialmente prevista per il mese di febbraio, serviranno i voti dei due terzi dei componenti dell’assemblea (quindi 200 su 300) per i primi due scrutini, e dei tre quinti (180) nella terza votazione. Ma la costituzione greca impone che, se anche in questo scrutinio non sarà eletto un nuovo presidente, il parlamento venga sciolto automaticamente e si vada ad elezioni anticipate: solo con il nuovo parlamento il quorum scenderebbe alla metà più uno dei componenti l’assemblea (nel secondo scrutinio) ed eventualmente alla maggioranza semplice tra i due più votati (nel terzo).

    Il primo voto presidenziale è previsto per mercoledì prossimo, 17 dicembre. Il secondo è in programma martedì 23 e il terzo, con il quorum sceso ai tre quinti, quindi a 180 voti, si terrà lunedì 29. E sarà probabilmente quest’ultimo il voto decisivo. Non c’è infatti nessuna speranza che un candidato riesca a replicare il consenso ottenuto da Papoulias nelle due sue elezioni (rispettivamente 279 voti nel 2005 e 266 nel 2010). Ma anche raggiungere quota 180 appare un’impresa per la grande coalizione al governo del paese. Nel voto di fiducia dello scorso 11 ottobre, infatti, Nuova Democrazia e Pasok si sono fermati a 155 voti favorevoli, appena quattro in più della maggioranza richiesta. Per l’elezione presidenziale la maggioranza dovrà quindi cercare il sostegno di almeno altri 25 deputati dell’opposizione, e la sfida è tutt’altro che semplice.

    Il governo ha già indicato il suo candidato, l’ex commissario europeo all’Ambiente Stavros Dimas, 73 anni, oggi vicepresidente di Nuova Democrazia. La Commissione europea ha da subito fatto arrivare il proprio sostegno a questa candidatura, ma nel Parlamento greco i numeri raccontano un’altra storia. Scontato il dissenso di Syriza, che punta dritta alle elezioni anticipate, ieri si è tirato fuori anche il partito della Sinistra democratica (Dimar): il suo leader Fotis Kouvelis ha infatti dichiarato che i suoi deputati non prenderanno parte all’elezione presidenziale. Molti esponenti del suo partito, del resto, sembra siano pronti a traghettare verso Syriza per le prossime probabili elezioni anticipate, o comunque a stringere accordi per una futura maggioranza di governo con Alexis Tsipras. Escluso fin dall’inizio anche il sostegno del partito comunista (KKE) e di Alba Dorata, si è aggiunto la scorsa settimana il rifiuto dei Greci Indipendenti, formazione di destra, ad appoggiare il candidato della maggioranza (nonostante questo partito rischi seriamente, come il Dimar, di rimanere sotto la soglia del 3% alle prossime elezioni). Restano da conteggiare i 24 deputati che, negli ultimi due anni e mezzo, si sono resi indipendenti dai propri partiti di appartenenza, e che oggi fanno parte di due distinti gruppi nel Parlamento greco. Ma anche laddove tutti questi 24 deputati sostenessero Stavros Dimas, la somma dei suoi voti si fermerebbe a 179, uno in meno di quelli richiesti per l’elezione al terzo scrutinio. Sempre che Samaras non decida, per il voto decisivo del 29 dicembre, di mischiare le carte cambiando candidato, cercandone uno in grado di poter meglio far breccia nelle file dell’opposizione all’ultima occasione utile prima che si concretizzi lo spettro delle elezioni anticipate.

    @StefanoSavella

    Fonte immagine: www.flickr.com

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