Svezia in campagna elettorale, analisi degli ultimi sondaggi

    Dic 15th, 2014
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    Anna Kinberg Batra

    Il 2015 sarà un anno di importanti elezioni per gran parte del Nord Europa, e in particolare per i paesi scandinavi. Oltre al Regno Unito, che andrà al voto il 7 maggio, rinnoveranno i propri parlamenti anche Svezia (22 marzo), Finlandia (19 aprile) e Danimarca (probabilmente il 14 settembre); in Norvegia, sempre a settembre, ci saranno invece le elezioni amministrative e regionali. Il voto svedese, in particolare, ha qualche motivo d’interesse in più rispetto a quello che si terrà nei paesi vicini. In primo luogo perché arriverà ad appena sei mesi di distanza da quello precedente, dopo che il governo di minoranza rosso-verde è caduto alla prova della legge di bilancio. In secondo luogo, perché servirà ad attestare il trend del principale partito euroscettico e xenofobo che potrebbe avere qualche ripercussione anche sui risultati che avranno successivamente i corrispettivi Veri Finlandesi e Partito del popolo danese.

    I due sondaggi diffusi la scorsa settimana danno già qualche indicazione utile a comprendere il posizionamento dell’elettorato, sebbene siano ancora influenzati dal dibattito seguito alla rapida caduta del governo di Stefan Löfven. Il Partito socialdemocratico oscillerebbe tra il 29,7% e il 31%, quindi al massimo raggiungerebbe la stessa percentuale di settembre. In sicura crescita, rispetto a tre mesi fa, sarebbero i Moderati di centro-destra che prenderebbero tra l’1 e il 3,5% in più rispetto al magro 23,3% delle ultime elezioni. Il dato più interessante riguarda però ancora una volta i Democratici Svedesi di estrema destra, che incrementerebbero ancora i propri voti raggiungendo, secondo uno dei due istituti demoscopici, addirittura quota 17,5%.

    Ma l’alto consenso dei Democratici Svedesi finirà per paralizzare nuovamente il Riksdag? Non è detto. Anzitutto perché la paura di una nuova situazione di ingovernabilità del paese potrebbe far paura a una parte del loro elettorato soprattutto a ridosso delle elezioni. In secondo luogo perché il numero dei partiti in parlamento potrebbe ridursi sensibilmente, da otto a sei, o addirittura a cinque. Il partito più a rischio è quello cristianodemocratico, anello debole della coalizione di centro-destra, che naviga tra il 3,9 e il 4,3%, quindi pericolosamente vicino alla soglia di sbarramento del 4%. In calo è anche il partito liberale, attestato tra il 3,7% e il 4,8%. Se entrambi dovessero uscire dal Riksdag, i 35 seggi che hanno complessivamente conquistato alle elezioni di settembre verrebbero ridistribuiti tra gli altri partiti, consentendo a socialdemocratici e verdi di avvicinarsi a (seppure, probabilmente, non a raggiungere) la maggioranza assoluta fissata a 175 seggi. Va poi monitorato con attenzione il consenso per il partito della sinistra radicale: rispetto al 5,7% di settembre, viene ora attestato tra il 5,1% e il 4,2%, e il calo potrebbe raggiungere dimensioni rischiose per la riconferma in parlamento. Mediamente stabili, invece, i verdi e il partito di centro (alleato del centro-destra).

    Per sopperire al calo di due suoi alleati, il partito dei Moderati punta tutto sulla sua nuova leader – che a gennaio prenderà formalmente il posto del due volte premier Fredrik Reinfeldt –, la 44enne Anna Kinberg Batra, deputata dal 2006 e responsabile economica del partito. Ma la solidità dell’Alleanza di centro-destra è messa a dura prova dal tentativo sempre più insistente da parte del partito socialdemocratico di cercare una sponda nel partito di centro e in quello liberale per consentire la formazione di un governo stabile dopo le elezioni. Sia Löfven sia l’ex leader socialdemocratica Mona Sahlin si sono espressi in questa direzione, ma non tutto il partito è sulle loro posizioni: Göran Persson, primo ministro dal 1996 al 2006, ha ad esempio dichiarato che i due partiti si sono spostati troppo a destra per poter interloquire con loro.

    @StefanoSavella

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