In Finlandia cala l’effetto Stubb, in vantaggio il partito di Olli Rehn

Dic 16th, 2014
994 Views
Alexander Stubb

Alexander Stubb

Meno di un mese dopo le prossime elezioni anticipate in Svezia, anche la vicina Finlandia rinnoverà il proprio parlamento. La scadenza della legislatura, in tal caso, sarà stata rispettata a pieno, anche se gli ultimi quattro anni sono stati tutt’altro che tranquilli per la maggioranza di governo. Mentre nelle istituzioni comunitarie esponenti finlandesi di primo piano facevano la parte del leone (prima con Olli Rehn, commissario agli Affari economici e monetari, poi con Jyrki Katainen, come suo sostituto e attualmente come commissario alla Crescita), in patria il governo di larghissima coalizione avviato nel 2011 ha perso nell’ultimo anno pezzi importanti fino a subire, nel giugno scorso, un cambio di leadership, proprio in concomitanza con l’impegno affidato a Katainen nella Commissione europea.

Le precedenti elezioni del 2011 furono vinte, per la prima volta nella storia, dal partito di centro-destra Coalizione nazionale (KoK) con il 20,4% e 44 seggi (pur in leggera flessione rispetto al voto del 2007). Grazie a questo risultato, il partito poté esprimere il nuovo primo ministro più di vent’anni dopo l’ultima volta (quando, tra il 1987 e il 1991, premier era stato Harri Holkeri). In Finlandia, a differenza che nella vicina Svezia, i governi di coalizione sono assai frequenti, anche a causa dell’assenza di una soglia di sbarramento elettorale. Di fronte alla straordinaria avanzata del partito di estrema destra dei Veri Finlandesi (che ottenne il 19,1%, la stessa percentuale dei socialdemocratici), e dopo pur lunghe trattative, si giunse a formare una maggioranza larghissima, che sotto la guida di Katainen, leader di Coalizione Nazionale, comprendeva anche il partito socialdemocratico, i verdi, i cristianodemocratici, i rappresentanti della minoranza linguistica svedese e addirittura la sinistra radicale. All’opposizione, oltre ai Veri Finlandesi, si collocò invece il partito di centro, d’impostazione liberale, che dopo aver guidato il governo per otto anni (dal 2003 al 2011) alle elezioni aveva conseguito, con poco meno del 16%, il risultato più basso dal 1917.

Nel 2014, la grande coalizione al governo ha perso prima il contributo della sinistra radicale e poi, a settembre, quello dei verdi, lasciando alla maggioranza appena due voti di margine in parlamento. Nel giugno scorso, Katainen è stato sostituito dal ministro degli Esteri Alexander Stubb appartenente al suo stesso partito. Dopo un paio di mesi di luna di miele, però, tutti i sondaggi hanno visto calare la percentuale del KoK, a vantaggio del partito di centro, che in Europa ha nell’ex commissario Olli Rehn il suo esponente principale ma che in patria è guidato dal 53enne Juha Sipilä. Rispetto al 2011, appaiono in calo anche i Veri Finlandesi (attestati comunque intorno al 15%) e i socialdemocratici, mentre la sinistra e i verdi sembrano aver guadagnato consensi in seguito al passaggio all’opposizione. Difficile dire, al momento, quale sarà la prossima coalizione di governo: ma spetterà con ogni probabilità al partito di centro, grazie ai quasi nove punti percentuali di vantaggio sul KoK che attualmente i sondaggi gli assegnano, la ricerca di intese più o meno larghe con gli altri partiti.

@StefanoSavella

Comments are closed.