Prende il via in Israele una lunga campagna elettorale

    Dic 27th, 2014
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    Naftali Bennett, leader di Patria ebraica

    Naftali Bennett, leader di Patria ebraica

    Con la convocazione delle elezioni anticipate il prossimo 17 marzo, è cominciata in Israele una lunga campagna elettorale che potrebbe riservare non poche sorprese. Il premier Benjamin Netanyahu ha rovesciato il tavolo dopo le ultime frizioni nella compagine ministeriale che hanno portato all’esclusione dei partiti moderati guidati da Tzipi Livni e Yair Lapid: ma ad aumentare la tensione sono state anche le risoluzioni sul riconoscimento dello Stato palestinese approvate in numerosi parlamenti nazionali (dalla Svezia all’Irlanda, dalla Gran Bretagna alla Francia, fino al Parlamento europeo), la condanna dell’occupazione dei territori palestinesi da parte di 126 Stati firmatari della quarta convenzione di Ginevra e la richiesta di escludere Hamas dalla lista delle organizzazioni terroristiche da parte della Corte europea di Lussemburgo.

    La percezione ostile della politica estera israeliana all’estero conterà alle prossime elezioni? Secondo uno studio compiuto poche settimane fa, il 36% degli intervistati dà al governo di centro-destra la responsabilità della crescente pressione internazionale su Israele, mentre il 32% incolpa americani ed europei e il 24% accusa i palestinesi. Secondo il 54%, inoltre, nei sei anni della premiership del leader del Likud, e in particolare negli ultimi cinque, lo Stato si è mosso nella direzione sbagliata e, in generale, la maggioranza non vuole che Netanyahu rimanga primo ministro.

    Alle ultime elezioni politiche del gennaio 2013 il Likud, alleato con Yisrael Beiteinu del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, ottenne 31 seggi e formò un governo di coalizione con i partiti Yesh Atid (del giornalista Yair Lapid), Hatnuah (la cui leader è l’ex ministra degli Esteri Tzipi Livni) e Patria ebraica (guidato da Naftali Bennett). Ma con il defenestramento dei due partiti moderati da parte di Netanyahu il prossimo governo potrebbe avere equilibri diversi, più rivolti verso destra. A ciò che si aggiunga che quelle del 17 marzo saranno le prime elezioni con una soglia di sbarramento più alta, al 3,25% anziché al 2% come in precedenza.

    Questo condurrà probabilmente a fusioni e cartelli elettorali. Tra quelle certe, al momento, ci sono l’alleanza tra il partito laburista di Isaac Herzog e Hatnuah: rispetto ai 15 e ai 6 seggi raccolti rispettivamente nel 2013, alle prossime elezioni potrebbero riuscire a conquistare, secondo gli ultimi sondaggi, 24-25 seggi. Il Likud avrà il 31 dicembre le proprie primarie interne per la leadership ma dovrebbe comunque confermare il proprio consenso: rischia però di subire il calo del partito alleato Yisrael Beiteinu, a causa di un’inchiesta giudiziaria che riguarda trenta suoi esponenti. In compenso, a destra si fanno largo Patria ebraica di Naftali Bennett, che incrementerà certamente il proprio peso, e il nuovo partito Kulanu, fondato dal parlamentare Moshe Kahlon, fuoriuscito dal Likud. È grazie a questi ultimi due apporti che la coalizione di destra resta in vantaggio. Nel frangente moderato si assiste invece al rapido declino di Yesh Atid, che fu la sorpresa nel 2013 ma che alle prossime elezioni potrebbe più che dimezzare i suoi attuali 19 seggi alla Knesset.

    @StefanoSavella

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