Italicum 2.0 al Senato, le principali modifiche e il nodo della scheda elettorale

    Gen 9th, 2015
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    Scade martedì prossimo alle ore 20 il termine ultimo per presentare emendamenti all’Italicum in discussione al Senato. L’esame in Commissione non si è concluso e gli emendamenti saranno così presentati sul testo approvato alla Camera ormai dieci mesi fa, che sarà però stravolto dai due “emendamenti Finocchiaro” che recepiscono gli ultimi accordi tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Ecco quali.

    La soglia per evitare il ballottaggio sale dal 37% al 40%. Era questa la proposta iniziale di alcuni esponenti della maggioranza, a partire da Andrea Romano, e la più ragionevole per l’impianto della legge. Dopo aver ipotizzato per settimane, prima dell’approvazione alla Camera,  soglie di ogni tipo (38%, 37,5% o variabile), il nuovo accordo assegna una cifra più netta che attutisce (sebbene non elimini) i dubbi sul peso del premio di maggioranza che consentirà di raggiungere i 340 seggi.

    La questione si è ora spostata sul destinatario del premio di maggioranza. Nel disegno di legge approvato alla Camera era assegnato alla coalizione, mentre Renzi ha spinto affinché venga attribuito alla lista. Su questo punto le resistenze dentro Forza Italia sono, comprensibilmente, numerose. Il professor D’Alimonte pochi giorni fa sul «Sole 24 Ore» si chiedeva giustamente: «Il nuovo schema fa saltare completamente il disegno di ricompattare il centrodestra intorno a Forza Italia. L’idea che i pezzi di questo schieramento possano presentarsi alle prossime elezioni dentro un listone unico […] non sta in piedi. Perché, dunque, accettare la nuova versione dell’Italicum?». È possibile che Berlusconi (o chi guiderà Forza Italia in sua vece alle prossime politiche) intenda in questo modo giocarsi la possibilità di accedere al ballottaggio come secondo partito dietro al Pd, affrontando quelle due ulteriori settimane di campagna elettorale da battitore libero e senza alleati alle spalle. I dubbi di Brunetta, Fitto e altri lasciano però immaginare che la prospettiva di tornare a essere il secondo partito (superando sia Movimento 5 Stelle sia la Lega Nord in ascesa) sono, al momento, piuttosto basse.

    L’assegnazione del premio alla lista rientra in una visione generale che, nell’Italicum 2.0, elimina il ricorso alle coalizioni. Nella discussione alla Camera era stato il Movimento 5 Stelle in particolare ad essersi battuto in questa direzione, che viene ora accolta. Il risultato che ne deriva è che spariscono le tre soglie di sbarramento differenziate – già presenti nel Porcellum (peraltro diverse tra Camera e Senato) e riprese, con modifiche, nel primo Italicum –, ottenendo un’unica soglia per tutti, il 3%. Si torna quindi, dopo molti anni, nell’alveo dei sistemi proporzionali di tradizione europea, il che renderà il sistema elettorale italiano assai più comprensibile all’estero. Va anche detto che, mediamente, la soglia di sbarramento negli altri paesi è fissata al 4%, ma nel contesto politico attuale la differenza appare di poco conto (purché non venga abbassata ulteriormente). L’aspetto più importante è che, con questo sistema, approderanno in Parlamento (stando ai risultati delle ultime europee) sette partiti: Pd, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Ncd-Ucd, una “lista Tsipras” a sinistra del Pd e Fratelli d’Italia, grosso modo quanto avviene in gran parte dei paesi europei con un sistema proporzionale. Nel caso italiano, però, il premio di maggioranza eviterà alleanze post-elettorali.

    Infine, la questione delle preferenze e dei collegi. Le preferenze sono sotto l’occhio del ciclone in seguito a Mafia Capitale, i capilista bloccati vengono considerati (anche da chi è al tempo stesso favorevole al Mattarellum) come un mezzo per portare in Parlamento i “nominati”. Il nuovo Italicum tiene dentro entrambi, e resta da vedere se questa soluzione accontenterà tutti (più probabilmente no). Benché possa apparire una questione tecnica, molto dipenderà dalla collocazione sulla scheda del nome del capolista bloccato. Ragionevolmente, esso dovrebbe essere pre-stampato e posto alla destra del simbolo, sopra due righe bianche su cui l’elettore potrà indicare le sue preferenze (se due, per candidati di sesso diverso: un altro passo in avanti rispetto al primo Italicum). Ma il fac-simile diffuso da Matteo Renzi adotta un modello diverso: il capolista è collocato a sinistra del simbolo ed è scritto in grande evidenza, tale da essere certamente più leggibile rispetto a qualunque altro nome incluso all’interno del simbolo (per es., Berlusconi, Salvini). Questo modello fa sì che il capolista bloccato diventi, anche graficamente, il candidato di un collegio uninominale, dato che viene separato dallo spazio riservato alle preferenze. Il facsimile diffuso da Renzi riprende quindi una caratteristica del Mattarellum, ma ancor più da vicino replica la scheda già adottata alle ultime amministrative per i comuni sotto i 15.000 abitanti. Il vituperato capolista bloccato acquista così il rilievo di un candidato di collegio o addirittura, per gli abitanti di quei comuni, di un sindaco. Ma i leader dei partiti accetteranno questo schema? Specialmente coloro che ottengono gran parte del proprio consenso sul proprio nome, vorranno cedere parte della loro visibilità, nel momento stesso del voto, a cento esponenti locali del loro partito?

    @StefanoSavella

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