Nessuna risoluzione approvata a Strasburgo sul programma della Commissione

    Gen 16th, 2015
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    L’ultima seduta plenaria del Parlamento europeo che si è tenuta nei giorni scorsi ha chiuso il semestre italiano di presidenza dell’UE. Il discorso di Matteo Renzi ha assorbito gran parte delle cronache nazionali, mentre il dibattito che ne è seguito è stato certamente meno interessante di quello che, nel mese di luglio, sancì l’apertura del semestre: i troppi interventi di carattere «italo-italiano», per dirla con Juncker, hanno sicuramente contribuito alla scarsa partecipazione da parte degli eurodeputati (anche in questo caso in controtendenza rispetto alla seduta di luglio). Per la presidenza lettone dell’attuale semestre ha invece preso la parola in aula, mercoledì, la premier del paese baltico Laimdota Straujuma.

    Tra i voti più rilevanti dell’ultima plenaria c’è stato sicuramente quello sulla nuova direttiva sugli OGM, grazie alla quale i singoli Stati membri potranno opporsi a coltivazioni transgeniche già approvate a livello comunitario ma potranno anche, laddove fossero invece favorevoli, ottenere una via preferenziale e tempi più rapidi per le necessarie autorizzazioni. Attualmente in Europa il paese che ha più ettari coltivati a OGM è di gran lunga la Spagna, seguita da Portogallo, Romania e Slovacchia. Come risulta dai dati di VoteWatch Europe, il voto ha riservato poche sorprese, con i gruppi di maggioranza favorevoli, insieme ai conservatori (malgrado le 13 astensioni di questi ultimi, prevalentemente tra i britannici), e quelli di opposizione contrari, soprattutto per contestare la libertà concessa agli Stati favorevoli agli OGM. Totalmente contrario è stato però soltanto il gruppo della sinistra radicale, mentre tra i Verdi si sono registrati 3 voti a favore della direttiva (da parte dei rappresentanti austriaci, tra cui la vicepresidente del Parlamento Ulrike Lunacek) e 2 astensioni. Nel gruppo EFDD hanno votato contro gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, mentre si sono astenuti i rappresentanti dell’Ukip e hanno votato a favore i due lituani e il ceco Petr Mach. Da segnalare l’astensione di Raffaele Fitto, unico tra gli italiani a non rispettare l’orientamento del proprio gruppo.

    Nella seduta di giovedì, il Parlamento ha poi votato su sette proposte di risoluzione in merito al programma della Commissione per il 2015 che si era discusso in aula a dicembre. Il risultato è stato eloquente: nessuna delle proposte è stata approvata, a causa dei veti incrociati tra i  gruppi, anche all’interno della stessa maggioranza che sostiene Juncker. Il PPE si è infatti reso contrario ad approvare, insieme al gruppo dei socialisti e democratici, un testo che contenesse anche rilievi negativi sul programma, e il tentativo di formare una maggioranza con i conservatori è stato bloccato proprio dall’S&D. La proposta del gruppo socialdemocratico non ha, a sua volta, ottenuto la maggioranza dei voti, essendo stata appoggiata soltanto dai Verdi. Esito negativo anche per la proposta dell’ALDE, mentre quella dei Verdi è stata votata da soli altri tre deputati dell’emiciclo, tra cui curiosamente due italiani: Renata Briano del Pd e Dario Tamburrano del Movimento 5 Stelle, entrambi in dissenso dal proprio gruppo. Un’altra peculiarità si è riscontrata nella proposta del gruppo EFDD, votata però soltanto dai pentastellati e dai rappresentanti lituani, dal polacco e dalla francese del loro gruppo (con l’astensione dei britannici dell’Ukip e degli altri). In tutto l’emiciclo, la loro proposta ha avuto soli altri 15 voti favorevoli, tutti da parte di Non iscritti, tra cui i leghisti, gli eurodeputati di Alba Dorata e quelli ungheresi dello Jobbik.

    @StefanoSavella

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