Verso il voto in Grecia, i tre possibili scenari post-elettorali

    Gen 22nd, 2015
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    Alexis Tsipras

    Alexis Tsipras

    Le elezioni in Grecia sono osservate con attenzione da tutta Europa, tra apprensione, speranza e incertezza. Alexis Tsipras, dopo aver confermato di voler mantenere la Grecia all’interno dell’eurozona, ha dichiarato di non voler rispettare i patti firmati dal precedente governo, pur aprendo alla possibilità di un accordo sul piano di salvataggio, che doveva concludersi il 31 dicembre scorso ed è stato invece prorogato a fine febbraio. Nel paese, intanto, sono stati ritirati già 3 miliardi di euro dai titolari di conti correnti per il timore di ripercussioni post-elettorali. È quindi decisivo comprendere quali scenari possono aprirsi ad Atene all’indomani del voto, facendo riferimento ai sondaggi più recenti e alle dichiarazioni degli ultimi scampoli di campagna elettorale.

    Primo scenario: il «cappotto»

    Oltre a vincere le elezioni, Syriza potrebbe conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. Se sul primato elettorale del partito di sinistra, e quindi sul conseguimento dei 50 seggi del premio di maggioranza, i sondaggi sono concordi, assai più incerto è il raggiungimento della maggioranza assoluta in Parlamento. Va detto che il sistema elettorale greco prevede la soglia del 40,4% per ottenere la maggioranza assoluta: quest’ultima si può però ottenere anche con una percentuale leggermente inferiore, a seconda dei voti ottenuti dai partiti che restano sotto la soglia di sbarramento del 3%. Come appare nel grafico sottostante, elaborato da Macropolis.gr, più è alta la somma delle percentuali dei partiti rimasti sotto il 3%, più si abbassa la soglia per ottenere la maggioranza assoluta. Per fare un esempio, alle elezioni del giugno 2012 arrivarono sotto la soglia di sbarramento 15 partiti che complessivamente raccolsero il 5,97% dei voti: il primo partito (in quel caso Nuova Democrazia), per raggiungere i 151 seggi della maggioranza assoluta, avrebbe dovuto quindi conquistare poco più del 38% (si fermò invece al 29,7%).

    Fonte: www.macropolis.gr

    Fonte: www.macropolis.gr

    Alle elezioni di domenica prenderanno parte 22 partiti, ma solo in sette, secondo i sondaggi, supereranno il 3%. Dovrebbe rimanere fuori, salvo sorprese, il nuovo Movimento dei socialisti democratici (Kinima) dell’ex premier George Papandreou, che a poche settimane dalla sua fondazione non sembra essere riuscito a costruire una sufficiente base elettorale. Stessa sorte per Dimar (il partito della sinistra democratica che ha annunciato di voler entrare al governo con Syriza), per i Verdi e per il Fronte della sinistra anticapitalista (Antarsya). La somma di tutti i partiti sotto il 3% potrebbe ragionevolmente arrivare al 7%, ma difficilmente oltre, stando alla consistenza dei piccoli partiti. Syriza dovrebbe quindi ottenere una percentuale superiore al 37,5 per sperare di conquistare la maggioranza assoluta. Nessun sondaggio colloca il partito di Tsipras così in alto, eppure nemmeno molto distante: l’istituto Alco assegna a Syriza il 33,8%, ma in Grecia nel totale dei sondaggi viene calcolata anche la quota di indecisi, che sfiora il 10%. Ripartendo questa cifra proporzionalmente tra i partiti, Tsipras toccherebbe quota 37%. E i 151 seggi sarebbero a un passo. La formazione del nuovo governo, in questo contesto, potrebbe essere rapida, e Syriza si appresterebbe a completare il «cappotto» eleggendo in solitaria il nuovo presidente della Repubblica: la prima votazione è prevista per il 5 febbraio e saranno necessari all’elezione 180 voti, ma già al secondo scrutinio basterà la maggioranza assoluta, appunto 151.

    Secondo scenario: la trattativa

    Se Syriza dovesse fermarsi al di sotto della maggioranza assoluta, ma restando primo partito (indicativamente ottenendo comunque più di 140 seggi), dovrà cercare in Parlamento un alleato per la formazione del governo. Le ipotesi sul campo non sono molte. Escludendo governi di unità nazionale (soluzione esclusa dopo le elezioni del maggio 2012, quando si preferì tornare alle urne 40 giorni dopo), bisogna guardare al centro-sinistra. Non però all’estrema sinistra: il partito comunista greco (KKE), che potrebbe migliorare di poco la performance del 2012 (quando ottenne il 4,5%), è schierato su un fronte stalinista e rivoluzionario e ha già escluso una collaborazione con Syriza. Un’ipotesi sul tavolo è quella del Pasok. Il leader e attuale ministro degli Esteri Evangelos Venizelos ha infatti aperto a una coalizione post-elettorale con Syriza, che finirebbe per moderare gli aspetti più rigidi del suo programma rassicurando così l’Europa, anche perché il Pasok fa parte a pieno titolo del partito socialista europeo.

    Ma Syriza potrebbe rivolgersi a un altro partner, il partito di centro To Potami, fondato dal giornalista Stavros Theodorakis, che secondo i sondaggi potrebbe diventare la terza forza politica alle prossime elezioni. Theodorakis è attestato su una piattaforma chiaramente europeista ed è contrario a qualsiasi atto unilaterale sulla ristrutturazione del debito: anche in questo caso, quindi, Syriza dovrebbe smussare non poco le sue posizioni più rigorose nei confronti della troika e delle istituzioni europee. L’ala più radicale di Syriza potrebbe invece attrarre il sostegno dei Greci Indipendenti (ANEL), il partito di destra che è stato all’opposizione del governo Samaras. Il leader dei Greci Indipendenti, Panos Kammenos, si è dichiarato disponibile a collaborare con Syriza su una piattaforma che punti a rivedere del tutto il memorandum messo a punto dalla troika e a stringere rapporti commerciali con la Russia, ma difficilmente i due partiti troverebbero punti in comune sulla politica interna.

    Syriza ovviamente non parla di alleanze in questi ultimi giorni, per non creare crepe nel proprio elettorato, puntando dritto alla conquista degli indecisi: «Un governo autonomo di Syriza significa una Grecia forte, e una Grecia forte significa una Grecia autonoma», ripete Tsipras. Ma è evidente che la questione si porrà molto presto e dovrà essere risolta con urgenza, essendo alle porte sia l’elezione del nuovo presidente della Repubblica sia la scadenza del piano di salvataggio. Tsipras esclude di formare una coalizione con il Pasok o con To Potami, definiti «garanti della troika». Ma se non dovesse ottenere la maggioranza assoluta la strada passerà da lì. L’alternativa sarebbe una sola: nuove elezioni da convocare entro i primi di marzo. Ma a quel punto il paese sarebbe davvero a un passo dal baratro.

    Terzo scenario: il sorpasso

    Secondo tutti i sondaggi, Nuova Democrazia, il partito del premier Antonis Samaras, è indietro rispetto a Syriza con un divario che varia tra i 2 e i 4 punti percentuali. E se invece nelle urne dovesse concretizzarsi un inaspettato sorpasso? Il partito di centro-destra ci crede, e come abbiamo visto ha puntato la sua campagna elettorale sui temi della sicurezza e della salda adesione all’Europa, strizzando l’occhio all’elettorato tradizionalista e anti-immigrati. Un elettorato prevalentemente anziano, che rappresenta però una fetta importante degli aventi diritto al voto: secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, infatti, ben un elettore su cinque in Grecia ha dai 71 anni in su.

    A dare fiducia a Samaras nella rimonta c’è anche il precedente delle ultime elezioni del giugno 2012. Si tornava alle urne 40 giorni dopo la precedente tornata dalla quale non era emersa nessuna possibile maggioranza, essendosi Nuova Democrazia e Pasok fermi, complessivamente, sotto la maggioranza assoluta. La nuova campagna elettorale durò meno di un mese, proprio come in questo avvio di 2015. Fino a due settimane prima del voto, gran parte dei sondaggi attestavano Nuova Democrazia e Syriza praticamente appaiati, con un leggero vantaggio per l’uno o per l’altro partito a seconda del rilevamento. Al termine dello spoglio, invece, il partito di Samaras vinse con un vantaggio di quasi 3 punti percentuali. La situazione nel paese era probabilmente diversa, ed ebbe certamente successo, negli ultimi giorni di campagna elettorale, far leva sulla paura di un salto nel vuoto quale era percepito l’affidare il governo a Syriza, che peraltro avrebbe certamente fatto fatica a trovare alleati per costruire una maggioranza. Ma non è detto che una situazione speculare non possa avvenire anche nelle urne di domenica.

    @StefanoSavella

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