Il risultato dei quirinabili nelle elezioni del 1999, 2006 e 2013

    Gen 29th, 2015
    1006 Views
    FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO

    FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO

    Prendono il via questo pomeriggio le votazioni per l’elezione del dodicesimo presidente della Repubblica. Molto si è già scritto sulle statistiche, la composizione del Parlamento, i franchi tiratori, le strategie dei diversi partiti. I quirinabili forse non sono mai stati così numerosi come in questa occasione, arrivando a una trentina di nominativi. Per alcuni di essi si tratta già della quarta elezione nella quale sono indicati tra i papabili, altri ancora, per motivi di età, si trovano alla loro prima possibilità utile per ambire al Quirinale. Ma come si sono schierati i tanti nomi in campo nelle precedenti occasioni?

    Sergio Mattarella e Giuliano Amato sono stati considerati “quirinabili” già nel 1999, oltre che nel 2006 e nel 2013 (Amato ottenne una manciata di voti perfino nell’ottavo, nono e decimo scrutinio nel 1992). Nel primo caso, Mattarella era in carica come vicepresidente del Consiglio nel governo D’Alema, lo stesso nel quale Amato era ministro alle Riforme istituzionali. Anche in quel caso la battaglia per il Quirinale fu molto combattuta fino a poche ore prima dell’inizio delle votazioni. Il Partito popolare rivendicava per sé quella carica, proponendo l’allora ministra dell’Interno Rosa Russo Jervolino, il presidente del Senato Nicola Mancino e, appunto, Sergio Mattarella. In extremis prese tuttavia quota la candidatura di Carlo Azeglio Ciampi, che in quel governo era ministro delle Finanze: l’ex governatore della Banca d’Italia fu eletto il 13 maggio al primo scrutinio con 707 voti, grazie ai consensi anche di Forza Italia. Tra gli attuali quirinabili, presero voti Emma Bonino (15), la cui candidatura fu al centro di una grande campagna popolare, e lo stesso Amato (3).

    Nel 2006, i primi tre scrutini andarono a vuoto. I partiti del centro-sinistra votarono scheda bianca, in attesa del quarto scrutinio, ma alcuni voti furono comunque espressi. Al primo scrutinio, dietro Gianni Letta, candidato di bandiera del centro-destra, presero infatti voti Massimo D’Alema, Franca Rame, Adriano Sofri e, tra gli attuali quirinabili, Giuliano Amato (3). La candidatura di Amato, però, rimase ai margini: soltanto 4 voti nel secondo scrutinio e di nuovo 3 nel terzo. Al quarto scrutinio i suoi consensi confluirono verso Giorgio Napolitano, che fu eletto con 543 voti. Nemmeno in questo caso, come nel 1999, ci furono voti espressi per Mattarella (anche se il resoconto stenografico non fa menzione dei voti dispersi, cioè di quei candidati che ottennero una sola preferenza).

    Molti più quirinabili odierni hanno invece ottenuto voti nelle drammatiche giornate dell’aprile 2013. A partire da Sergio Chiamparino, candidato dei renziani nelle prime votazioni in cui il Pd candidò Franco Marini: l’attuale governatore del Piemonte ottenne 41 voti al primo scrutinio, ben 90 al secondo, poi 4 al terzo. Dopo il secondo scrutinio, quando ottenne anche preferenze da alcuni grandi elettori di Scelta Civica, Chiamparino affermò di sentirsi lusingato anche se lui avrebbe optato per «una personalità di livello internazionale tipo Amato o Prodi». La candidatura di Romano Prodi ottenne qualche voto anche nei primi tre scrutini, rispettivamente 14, 13 e 22. Dei suoi 395 voti ottenuti al quarto scrutinio, quello degli (almeno) 101 franchi tiratori, si è scritto molto. Soli 2 voti invece allo scrutinio finale che decretò la rielezione di Napolitano.

    Per tutti gli altri candidati in lizza a partire da oggi, ancor meno gloria. Emma Bonino conquistò prima 13, poi 10, 4, 1 e infine 9 voti al quinto scrutinio. Per Anna Finocchiaro 7 voti al primo scrutinio e 4 al secondo. Voti ancor più residuali per gli altri. Pierluigi Bersani prese un voto al primo scrutinio e 4 al secondo. Ancor meno per Pietro Grasso: un voto al primo, terzo e quinto scrutinio, 2 voti al secondo. Nonostante un endorsement fatto filtrare da Napolitano, Giuliano Amato ottenne un solo voto al secondo scrutinio. Per Paola Severino vanno segnalate le cinque preferenze al secondo scrutinio, forse un tentativo poi fallito di lanciare la sua candidatura. Infine, un solo voto per Walter Veltroni al terzo e al quarto scrutinio.

    @StefanoSavella

    Comments are closed.