Dopo Syriza, Podemos. Ma in Portogallo la sinistra non sfonda

    Feb 3rd, 2015
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    Catarina Martins (Blocco di Sinistra)

    Catarina Martins (Blocco di Sinistra)

    La prima settimana del governo greco guidato da Alexis Tsipras ha riempito di entusiasmo i sostenitori delle politiche anti-austerity in tutta l’Europa meridionale. Si tratta ovviamente di un arco di tempo ancora troppo breve per poter trarre bilanci sugli effettivi risultati conseguiti da Syriza, essendo ancora appena agli inizi gli incontri bilaterali con i premier e i ministri dell’Economia degli altri paesi interessati a condividere una piattaforma simile in chiave europea. Ma l’esempio di quanto avvenuto in Grecia sta già spingendo anche altrove le forze della sinistra radicale a un nuovo tentativo di compattamento per provare ad emulare lo straordinario risultato del partito di Tsipras. In Italia si è in attesa che Maurizio Landini decida se porsi alla testa di un nuovo partito che coinvolga almeno Sel, civatiani ed ex cinquestelle, ma senza elezioni politiche a stretto giro il processo non è considerato troppo urgente. In Spagna, com’è noto, Podemos è in rampa di lancio, dopo l’exploit delle ultime elezioni europee e il sempre maggiore radicamento sul territorio (di cui si è avuta dimostrazione domenica, con la grande manifestazione della “Marcha del cambio”), in vista delle elezioni generali in programma in autunno. Ma qual è la situazione in Portogallo, il terzo paese insieme a Grecia e Irlanda ad aver usufruito del fondo salva-Stati (EFSF)?

    Anche nel paese lusitano si voterà, come in Spagna, nel 2015 per il rinnovo del Parlamento: la data dovrebbe cadere, a meno di sorprese, tra il 20 settembre e l’11 ottobre. La lunga fase di recessione e le politiche imposte per il rientro dal debito non si sono rivelate troppo diverse da quanto avvenuto in Grecia. Così come non sono mancati gravi scandali che hanno colpito la classe politica che ha guidato il paese nel decennio scorso: su tutti, si ricordi l’arresto, nello scorso novembre, dell’ex primo ministro socialista dal 2005 al 2011, José Socrates, per frode fiscale, riciclaggio di denaro e corruzione. Eppure il sistema politico, con il tradizionale predominio di partito socialista e partito socialdemocratico (di centro-destra), continua a reggere. E soprattutto, nessun partito della sinistra radicale è riuscito, fino a questo momento, a raggiungere il consenso di Syriza in Grecia o di Podemos in Spagna (o ancora, allargando il campo ai partiti anti-establishment, del Movimento 5 Stelle).

    Negli ultimi sondaggi è nettamente avanti il Partito socialista con il suo nuovo leader António Costa, reduce dalla vittoria nelle primarie del settembre scorso, benché ancora lontano dalla maggioranza assoluta. Il partito socialdemocratico del premier Pedro Passos Coelho è indietro di sei punti, secondo le stime più favorevoli. Come terzo partito si attesta la Coalizione di unità democratica, ovvero la lista unitaria del partito comunista e dei Verdi, benché senza una crescita particolare di consensi: dal 7,9% ottenuto alle elezioni del 2011, passerebbe secondo i sondaggi più recenti non oltre il 9%. Ma il vero partito-gemello di Syriza, per programma e provenienza ideologica, è il Blocco di Sinistra fondato nel 1999, di cui è attuale portavoce la 41enne Catarina Martins. Nonostante le similitudini, il partito attraversa però una grave crisi interna, e rispetto al 5,2% conquistato nel 2011 i sondaggi lo attestano addirittura in ribasso, intorno al 3,5%. A beneficiarne, potrebbero essere due formazioni politiche di sinistra nate negli ultimi 12 mesi, ma finora, secondo i sondaggi, con risultati assai scarsi. Il primo è Livre, un partito ecologista di sinistra, il cui principale esponente è l’ex eurodeputato verde Rui Tavares. Il secondo è Juntos Podemos, che già dal nome ricopia l’esperienza spagnola del partito di Pablo Iglesias (che ha partecipato infatti all’assemblea fondativa nello scorso mese di dicembre).

    @StefanoSavella

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