Israele verso le elezioni, avanza l’ipotesi di un governo di unità nazionale

Feb 11th, 2015
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Il presidente della Knesset, Yuli Edelstein (foto: Knesset Channel)

Il presidente della Knesset, Yuli Edelstein (foto: Knesset Channel)

Quando manca poco più di un mese alle elezioni anticipate in Israele del prossimo 17 marzo, gli ultimi sondaggi mostrano pochi mutamenti significativi. Rispetto a fine dicembre, quando il premier Benjamin Netanyahu aveva tratto le conseguenze dalla rottura con i moderati di Yesh Atid convocando nuove elezioni, il suo partito, il Likud, continua il testa a testa con l’Unione Sionista, la lista unitaria di centro-sinistra formata tra i laburisti di Isaac Herzog e Hatnuah dell’ex ministra degli Esteri Tzipi Livni.

Il partito di maggioranza relativa guidato da Netanyahu può comunque ancora contare, secondo la media dell’ultima settimana, su 24-25 seggi, mentre il centro-sinistra è attestato sui 23-24. La battaglia per chi sarà il primo partito a spoglio concluso sarà perciò probabilmente assai combattuta fino all’ultimo, ma andrà allo stesso tempo verificata la consistenza numerica dei gruppi disposti a coalizzarsi con l’uno o l’altro partito (la maggioranza assoluta alla Knesset è di 61 deputati). A destra, il principale alleato di Netanyahu è Patria Ebraica, guidato dal ministro dell’Economia Naftali Bennett: rispetto a un mese fa, quando il suo partito era accreditato di 15-16 seggi, oggi sembra aver però perso terreno, attestandosi sui 12-13 seggi. Sempre a destra, vanno aggiunti i voti di Yisrael Beitenu dell’ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, che resta fermo intorno ai 6 seggi.

Il centro-sinistra, al contrario, può contrari su meno partner. Uno dei candidati del partito laburista, Zuhair Bahloul, ha esplicitamente richiesto il sostegno della lista unitaria dei partiti arabi, che dovrebbero ottenere circa 12 seggi, per formare un governo di centro-sinistra, ma i numeri non sarebbero comunque sufficienti per raggiungere la maggioranza assoluta (nemmeno aggiungendo anche i probabili 5 seggi del partito di sinistra Meretz). Ecco allora affacciarsi l’ipotesi, sempre più realistica, di un governo di unità nazionale. Ago della bilancia per questa soluzione, al centro del panorama politico, ci sono i partiti Yesh Atid, guidato dall’ex giornalista Yair Lapid, e Kulanu, dell’ex deputato del Likud Moshe Kahlon: entrambi hanno finora rifiutato di stringere accordi pre-elettorali con Netanyahu (a Kahlon era stato offerto in cambio il ministero delle Finanze). La soluzione del governo di unità nazionale è inoltre ipotizzata dal presidente della Knesset, Yuli Edelstein, che ha dichiarato: «Avremo un governo di unità nazionale oppure nuove elezioni fra due anni».

@StefanoSavella

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