Maggioranze variabili a Strasburgo nelle votazioni su CIA ed etichettature

    Feb 13th, 2015
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    Nella seduta plenaria del Parlamento europeo che si è conclusa ieri sono venute alla luce nuove e, per certi versi, inattese maggioranze. I gruppi politici che sostengono la Commissione Juncker, e in particolare quelli maggiori – il Partito popolare europeo e i Socialisti&Democratici – si sono infatti schierati su fronti opposti nelle due votazioni più importanti di questa settimana, quelle sull’uso della tortura da parte della Cia e sulla maggiore trasparenza nell’etichettatura delle carni. Non essendo stato raggiunto un accordo all’interno della maggioranza tradizionale, le risoluzioni sono state approvate grazie ai voti provenienti da altri gruppi, comprese le ali estreme dell’aula. Vediamo i numeri nel dettaglio, grazie ai dati elaborati da VoteWatch Europe.

    La spaccatura più rilevante si è realizzata sulla risoluzione che, in seguito al Rapporto del Senato statunitense sull’uso della tortura da parte della Cia, consentirà a tre commissioni del Parlamento europeo, quelle che si occupano di Libertà civili, Affari esteri e Diritti umani, di indagare sul comportamento dei singoli Stati membri riguardo la detenzione illegale di prigionieri all’interno dei loro confini. Il PPE, insieme al gruppo dei Conservatori, ha cercato di ottenere, senza successo, un testo della risoluzione meno duro nei confronti degli Stati Uniti e più aperto alla collaborazione tra Ue e Usa nella lotta al terrorismo. Il risultato è stato che la risoluzione è passata con 363 voti favorevoli (il 51,8% di chi ha partecipato al voto), 290 contrari e 48 astenuti. I Popolari hanno quindi votato contro (con l’eccezione di 6 eurodeputati favorevoli e 5 astenuti, tra cui nessun italiano) insieme ai Conservatori (anch’essi con 6 favorevoli e 1 astenuto). Quasi la metà dei voti favorevoli sono invece arrivati dai Socialisti&Democratici (con le sole defezioni di 5 eurodeputati, tutti polacchi, più 2 astenuti): a loro si sono aggiunti quelli, compatti, dei gruppi di Verdi e della Sinistra radicale, ma anche di 54 liberal-democratici (su 61 totali), dei 16 rappresentanti del Movimento 5 Stelle (più i due lituani del loro gruppo, mentre il resto dell’EFDD si è per lo più astenuto) e 12 Non iscritti (da Alba Dorata allo Jobbik ungherese, astenuti invece i leghisti).

    Una maggioranza più larga, ma non meno trasversale, ha adottato invece la risoluzione che chiede alla Commissione di attuare l’obbligo di inserire il paese di provenienza delle carni utilizzate anche nei prodotti trasformati, tra cui quelli surgelati. Anche in questo caso, prevalentemente contrario (143 il totale dei no) si è schierato il PPE, pur con ben 59 favorevoli (tra cui gli italiani Cesa, Fitto, Gardini, La Via, Mussolini, Patriciello, Pogliese e Sernagiotto) e 6 astenuti. Ma anche altri gruppi hanno subìto non poche défaillance al proprio interno. Gli S&D, ad esempio: il fatto che tra i 23 contrari vi siano molti rumeni e spagnoli lascia immaginare che siano proprio questi i paesi che verranno più penalizzati dalla nuova normativa. Divisi al loro interno anche i Conservatori (49 sì, 12 no, 1 astenuto) e l’ALDE (41 sì, 16 no, 3 astenuti), mentre quasi interamente favorevoli sono stati i Verdi (1 solo contrario), la Sinistra radicale (2 contrari) e i Non iscritti (6 contrari e un astenuto). Spaccato esattamente a metà, invece, l’EFDD: favorevole il Movimento 5 Stelle (più i due lituani, l’eurodeputata francese Bergeron e un britannico), astenuti tutti gli altri, con il solo voto contrario del ceco Petr Mach.

    @StefanoSavella

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