L’Estonia verso le elezioni, il premier Roivas cerca la riconferma

Feb 17th, 2015
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Il premier estone Taavi Roivas

Il premier estone Taavi Roivas

Il prossimo paese dell’Unione Europea ad andare alle urne per il rinnovo del Parlamento è l’Estonia. Il voto è in calendario per domenica 1° marzo, quattro anni dopo le elezioni precedenti, quando l’affluenza fu del 63,5%. Il più settentrionale dei paesi baltici ha il più giovane premier di tutta l’UE: poco meno di anno fa, infatti, il 35enne Taavi Rõivas ha preso il posto di Andrus Ansip, che guidava il governo da nove anni e che è diventato a novembre vicepresidente della Commissione europea con delega al mercato unico digitale (l’Estonia, del resto, è nota per essere il paese più digitalizzato d’Europa). Sia Rõivas che Ansip sono esponenti del Partito riformista, di orientamento liberale e collocato in Europa nel gruppo dei liberal-democratici dell’ALDE, al governo ininterrottamente dal 1999 ma sempre in coalizione con altri partiti. Un altro esponente di punta del Partito riformista, nonché suo fondatore, è Siim Kallas, commissario europeo dal 2004 al 2014, prima con delega all’amministrazione interna e poi ai trasporti.

Alle elezioni del 2011, nel Riigikogu, il Parlamento nazionale, hanno fatto il loro ingresso appena quattro partiti: il Partito riformista (ER) con 33 seggi, il Partito di centro (KESK) con 26, la formazione di centro-destra Pro Patria (IRL) con 23 e il Partito socialdemocratico (SDE) con 19: tra il primo e il quarto partito la differenza era stata di soli undici punti percentuali (l’ER ottenne il 28,6%, l’SDE il 17,1%), segno di un sostanziale equilibrio. Sono rimasti invece sotto la soglia di sbarramento del 5%, uscendo così dal Parlamento, i Verdi e l’Unione del popolo. Malgrado le apparenze, degli ultimi governi di coalizione non ha mai fatto parte il KESK: benché abbia la stessa sigla del partito finlandese dell’ex commissario Olli Rehn e faccia comunque parte dell’ALDE a Strasburgo, il KESK estone è un partito per lo più populista, guidato ininterrottamente dalla sua fondazione nel 1991 da Edgar Savisaar (attualmente sindaco di Tallinn) e oltre tutto filo-russo, una connotazione che lo rende inviso alle altre formazioni politiche. Dopo le elezioni del 2011, infatti, Ansip ha formato un governo di centro-destra insieme a Pro Patria, mentre a partire dalla premiership di Rõivas la maggioranza (per la quale sono necessari 51 deputati) è formata dal Partito riformista e dai socialdemocratici, con Pro Patria e KESK all’opposizione.

I sondaggi pre-elettorali in Estonia vanno presi con molta cautela, a causa delle ampie oscillazioni rilevate dai due maggiori istituti. Il trend generale mostra comunque un sostanziale testa a testa tra il Partito riformista e il Partito di centro. In assenza di un premio di maggioranza, e con il KESK che, almeno finché sarà guidato da Savisaar, è escluso da possibili alleanze, resta da vedere quale sarà il risultato degli altri due partiti presenti in Parlamento. Se i numeri lo permetteranno, la soluzione più probabile è quella di una conferma della coalizione tra Partito riformista e Partito socialdemocratico, guidata ancora dal premier Rõivas. In caso contrario, potrebbe entrare a far parte della stessa coalizione anche Pro Patria (i tre partiti sono già stati al governo insieme dal 2007 al 2009). A ridosso della soglia di sbarramento del 5% appare il Partito conservatore (EKRE) fondato nel 2012: trattandosi di un partito euroscettico è esclusa una sua partecipazione al governo, ma il suo risultato sarà importante perché, se entrasse al Riigikogu, sottrarrebbe a Partito riformista e socialdemocratici quei pochi seggi necessari per confermare la loro maggioranza.

@StefanoSavella

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