Moldova, il governo Gaburici ottiene la fiducia con il sostegno dei comunisti

    Feb 19th, 2015
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    Chiril Gaburici

    Chiril Gaburici

    La crisi politica scoppiata la settimana scorsa in Moldova in seguito alla bocciatura in Parlamento del governo guidato dal premier uscente Iurie Leancă è approdata a una conclusione rapida, ma non indolore. Il Partito democratico liberale, lo stesso di Leancă, ha infatti chiesto di formare un governo a Chiril Gaburici, manager 38enne attivo nel settore delle telecomunicazioni. Quest’ultimo non ha potuto che prendere atto che l’Alleanza europeista, formata dal Partito democratico liberale, dal Partito democratico e dal Partito liberale, pur avendo la maggioranza in Parlamento, è inchiodata ai propri veti incrociati sulla composizione del governo. La svolta è così arrivata grazie all’appoggio esterno del Partito comunista, critico ma non del tutto contrario all’adesione della Moldova all’Unione europea. Il governo presentato da Gaburici, in larga parte identico a quello sfiduciato la settimana scorsa, ha ottenuto ieri in Parlamento 60 voti a favore, quelli del Partito democratico liberale, del Partito democratico e, appunto, del Partito comunista, il cui leader Vladimir Voronin ha giustificato il proprio voto favorevole per la presenza, alla guida dell’esecutivo, di una personalità esterna ai partiti e non compromessa con gli ultimi anni di governo. Tra i nuovi ministri, spicca la figura di Stéphane Christophe Bride, 44enne francese ma residente da anni in Moldova, anch’egli manager e consulente aziendale nel settore privato.

    Leancă, invece, non ha votato la fiducia, definendo la soluzione della crisi politica un grande passo indietro per l’integrazione europea. Inoltre, l’ex primo ministro ha messo l’accento sui rischi che derivano dalla presenza di un governo di minoranza (i comunisti non hanno propri rappresentanti nell’esecutivo). La presa di distanza di Leancă lo conduce, quasi inevitabilmente, fuori dal partito, ma non è escluso che possa in futuro tornare sulla scena politica grazie al sostegno dell’elettorato più europeista. Voto contrario al governo Gaburici anche dal Partito liberale di Mihai Ghimpu e dal Partito socialista filo-russo di Igor Dodon.

    I giorni della crisi politica in Moldova sono stati anche quelli più duri per la crisi finanziaria del paese. La moneta nazionale, il leu, ha infatti perso negli ultimi giorni un quarto del suo valore, causando la chiusura di molti negozi. Il presidente della Banca centrale Dorin Dragutanu ha dichiarato che le principali cause della crisi sono state la forte richiesta di valuta estera e il calo del 3% nel corso dell’ultimo anno per esportazioni e rimesse. La stessa banca centrale ha peraltro recentemente messo sotto amministrazione controllata tre grandi banche del paese, accusate di riciclaggio. Sullo sfondo restano i contraccolpi della crisi ucraina e delle sanzioni contro la Russia, che hanno penalizzato in maniera significativa l’economia moldava.

    @StefanoSavella

    Fonte immagine: http://inprofunzime.md

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