Labour e Partito nazionale scozzese: l’unica coalizione possibile in UK?

Mar 9th, 2015
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Mancano meno di sessanta giorni all’appuntamento elettorale più atteso dell’anno: le elezioni generali nel Regno Unito. La prospettiva di un hung parliament, di una Camera dei Comuni senza una chiara maggioranza, appare sempre più probabile; ma il 7 maggio è ancora lontano e un ruolo decisivo potrebbero svolgerlo i dibattiti televisivi programmati nelle prossime settimane. Le date da cerchiare in rosso sul calendario sono tre. Si comincia il 2 aprile con un confronto su ITV tra i leader di ben sette partiti: laburisti, conservatori, liberaldemocratici, Ukip, Verdi, indipendentisti scozzesi (SNP) e il partito gallese Plaid Cymru. Stesso format per il dibattito del 16 aprile sulla BBC, mentre il 30 aprile su Sky e Channel 4 si sfideranno i due principali candidati premier, David Cameron e Ed Miliband.

I sondaggi, le proiezioni, le analisi si confrontano intanto con la difficoltà di rapportare i dati sul consenso a livello nazionale con un sistema elettorale di collegi uninominali a turno unico. La questione è affrontata con chiarezza in un’intervista pubblicata su YouTrend a Chris Hanretty, co-ideatore del modello Election Forecast UK: «Un partito che registra il 20% a livello nazionale può perdere in ogni singolo collegio se i suoi voti sono distribuiti uniformemente. Un partito “minore”, invece, può vincere in un buon numero di collegi se i suoi voti sono concentrati geograficamente». Questo significa che le percentuali riguardanti l’intero territorio britannico vanno lette con cautela: e semmai considerate più per il trend generale da esse indicato che per i valori assoluti. Questi ultimi mostrano nelle ultime settimane partito laburista e conservatore sostanzialmente appaiati con una media tra il 32 e il 34%, l’Ukip terzo con il 14-16%, poi lib-dem e verdi con il 6-7%.

Più interessanti, le proiezioni elaborate dal «Guardian» sul numero dei seggi attribuiti a ogni partito, in base sia ai sondaggi riguardanti i singoli 650 collegi uninominali, sia alle rilevazioni nazionali. In quella più recente, conservatori e laburisti avrebbero un numero quasi identico di seggi (276 contro 271), l’SNP farebbe quasi il pieno in Scozia con 52 deputati, seguirebbero i lib-dem con 27, l’Ukip con 4, i Verdi con 1, mentre 21 seggi in totale andrebbero ad altri partiti o a candidati indipendenti. Come si vede, a parte i due partiti principali, per tutti gli altri la proiezione mostra uno scenario molto diverso rispetto ai sondaggi riguardanti l’intero territorio nazionale.

Con questi numeri, le possibilità per raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi a Westminster (fissata a quota 326) sono molto basse per il premier Cameron, al quale non basterebbe nemmeno stringere un’alleanza con i lib-dem di Nick Clegg e con una buona parte degli indipendenti (tra cui i rappresentanti del Partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord, che potrebbero essere in tutto nove e che sono pronti a trattare sia con Cameron sia con Miliband, pur senza entrare al governo). I laburisti, al contrario, potrebbero stringere un accordo con l’SNP, europeista e attestato su posizioni di sinistra: sommati arriverebbero, secondo questa proiezione, a 323, quota probabilmente già sufficiente a superare il primo voto di fiducia con l’apporto di pochi altri deputati, mentre una maggioranza certa potrebbe essere ottenuta coinvolgendo i lib-dem o altri piccoli partiti come il Plaid Cymru, con cui già governano nell’Assemblea nazionale gallese, e l’SDLP nordirlandese.

La questione di una coalizione Labour-SNP è però controversa. L’ex premier conservatore John Major ha chiesto al leader laburista Miliband di escludere quest’ipotesi per «salvare il Regno Unito», la cui unità sarebbe a rischio per la golden share che in quel governo sarebbe in possesso degli indipendentisti scozzesi. Un appello dello stesso tipo è stato pronunciato da David Cameron, mentre un altro esponente della vecchia guardia del partito conservatore ha aperto a una grande coalizione con il Labour pur di scongiurare quella possibilità. D’altra parte, buona parte degli stessi deputati laburisti eletti in Scozia nel 2010 hanno chiesto ai vertici del partito di escludere un accordo con l’SNP per evitare di mandare segnali contrastanti al proprio elettorato. I Verdi potrebbero invece entrare nello stesso gruppo parlamentare dell’SNP alla Camera dei Comuni.

@StefanoSavella

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