L’Andalusia resta socialista, successo personale per Susana Díaz

Mar 23rd, 2015
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Susana Díaz resterà presidente della comunità autonoma dell’Andalusia. Il voto di ieri ha infatti sancito il successo del Partito socialista (PSOE), che ha ottenuto un risultato superiore alle attese dei sondaggi della vigilia e degli stessi exit poll, conquistando lo stesso numero di seggi (47) delle precedenti elezioni del 2012: con la differenza che il panorama politico nazionale, e di conseguenza anche quello andaluso, è stato stravolto in questo arco di tempo dall’avvento di Podemos di Pablo Iglesias e, più di recente, di Ciudadanos di Albert Rivera. Susana Díaz, forte di questa affermazione elettorale, potrebbe ora far valere il proprio peso anche nella sfida tutta interna al Partito socialista per la premiership in vista delle elezioni generali che si svolgeranno in autunno (nel discorso per la vittoria di ieri notte, non ha mai menzionato il segretario nazionale socialista, Pedro Sánchez). Per il momento, però, dovrà formare un governo stringendo un accordo con uno degli altri partiti entrati in un Parlamento regionale assai più frammentato, e nel quale comunque non è possibile nessuna maggioranza alternativa senza il PSOE.

Il grande sconfitto delle elezioni di ieri è il Partito popolare (PP), che rispetto al 2012 passa dal 40,6% al 27,1% scendendo da 50 a 33 seggi. Un segnale d’allarme di non poco conto in vista delle elezioni amministrative e regionali di maggio e poi per quelle generali, dove il premier Mariano Rajoy correrà per un secondo mandato. Podemos entra invece per la prima volta nell’assemblea regionale, conquistando il 15% dei voti e 15 seggi. Indubbiamente un’ulteriore crescita rispetto alle ultime elezioni europee, ma il divario con il Partito socialista supera i 20 punti percentuali; e ciò che più conta, il partito che schierava come candidata presidente l’eurodeputata Teresa Rodriguez non sarà l’ago della bilancia: viene meno, così, la speranza del partito di Iglesias di spingere a un’alleanza obbligata socialisti e popolari per il governo della regione.

Insieme a Podemos, entra infatti nell’assemblea regionale andalusa anche Ciudadanos, un altro partito anti-casta ma con posizioni meno radicali di Podemos e più aperto al dialogo con gli altri partiti. Grazie al 9,4% e ai 9 seggi ottenuti, il partito di Albert Rivera, in grande ascesa nei sondaggi anche a livello nazionale, potrà astenersi nel voto di fiducia consentendo a Susana Díaz di portare avanti la legislatura con un governo di minoranza. In cambio, Ciudadanos otterrebbe l’approvazione di alcuni provvedimenti che fanno parte del suo programma, riguardanti il finanziamento dei partiti e la lotta alla corruzione.

In netto calo rispetto al 2012 Izquierda Unida, la formazione della sinistra radicale che è stata al governo della regione con il PSOE negli ultimi tre anni: scende infatti dall’11,3% al 7% e da 12 a 5 seggi, ininfluenti per raggiungere la maggioranza assoluta di 55 seggi.

@StefanoSavella

Fonte immagine: http://elecciones.eldiario.es/autonomicas/andalucia/2015/

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