L’Ukip espelle un’altra eurodeputata e arretra nei sondaggi

    Mar 25th, 2015
    1365 Views
    L'eurodeputata Janice Atkinson

    L’eurodeputata Janice Atkinson

    Dieci mesi fa l’Ukip vinceva le elezioni europee in Regno Unito e Nigel Farage diventava l’alfiere di tanti euroscettici sparsi per il continente. Mancava un anno alle elezioni generali britanniche, e il risultato elettorale sembrava essere soltanto il primo passo di una cavalcata inarrestabile. Nei mesi successivi, con l’adesione all’Ukip di due deputati conservatori, Douglas Carswell e Mark Reckless, e le successive elezioni suppletive vinte con ampio margine, il partito è entrato per la prima volta a Westminster, promettendo di diventare l’ago della bilancia nella Camera dei Comuni che uscirà dalle urne il prossimo 7 maggio. In Europa, intanto, Farage – a differenza di altri euroscettici europei, da Marine Le Pen a Geert Wilders, a Matteo Salvini – riusciva a costituire attorno alla sua leadership un gruppo eterogeneo, nonostante la manifesta ostilità di tutto il resto dell’arco parlamentare: ciò gli ha consentito di conservare tempi di parola, fondi destinati al proprio gruppo ma soprattutto un palcoscenico dal quale rivolgersi soprattutto agli elettori britannici contro l’Europa e l’immigrazione.

    Quando mancano meno di 50 giorni alle elezioni generali britanniche, però, la spinta propulsiva sembra essersi arrestata. Vero è che ad aprile si terranno i dibattiti televisivi tra i leader, nei quali l’estro di Farage potrebbe fargli riguadagnare il centro del panorama politico (vi parteciperanno anche i leader di altri sei partiti, e il tempo a sua disposizione sarà perciò scarso). Ma le proiezioni sui seggi della prossima Camera dei Comuni lasciano a Farage ben poche speranze di poter essere lui a dare le carte o addirittura a decidere chi potrà o meno formare un governo. Tra le elezioni europee del 2014 e oggi, infatti, c’è stato anche il referendum scozzese, e l’impetuosa crescita del partito indipendentista SNP, che potrebbe conquistare fino a 50 seggi: un bottino tale da renderlo essenziale per l’approvazione dei provvedimenti del governo in Parlamento. L’Ukip, al contrario, è da settimane incollato nelle stime a quota 4 seggi, tra cui quello dello stesso Farage candidato nel collegio di South Thanet: troppo poco per ambire al ruolo di king-maker. Lo stesso Farage, se non dovesse centrare l’elezione nel suo collegio (è al suo settimo tentativo), ha annunciato che si dimetterà dalla leadership del partito; in tal caso, si fa già il nome del suo successore, Jamie Huntman, candidato e probabile vincitore del seggio di Castle Point, in Essex.

    Malgrado ci si attenda questo risultato in termini di seggi, il voto dato all’Ukip potrebbe comunque essere decisivo per l’esito elettorale. Il partito euroscettico è infatti saldamente il terzo partito del paese, con il 14% in media nei sondaggi (un paio di punti in meno rispetto a gennaio): tutti voti che, soprattutto nei collegi più in bilico, faranno la differenza per gli equilibri tra laburisti e conservatori (a danno soprattutto di questi ultimi). Secondo una ricerca di Robert Ford dell’Università di Manchester pubblicata poche settimane fa, l’Ukip potrebbe arrivare in seconda posizione in circa 100 collegi sparsi su tutto il paese.

    La truppa dell’Ukip al Parlamento europeo, intanto, continua a ridursi. Dopo l’abbandono di Amjad Bashir, europarlamentare di origini pakistane eletto con l’Ukip e passato da gennaio con i conservatori, il partito euroscettico ha prima sospeso e poi espulso Janice Atkinson per una questione di rimborsi elettorali gonfiati. Atkinson era anche candidata alle elezioni generali nel collegio di Folkestone and Hythe, nel Kent, non lontano da quello di South Thanet (è stata sostituita da Harriet Yeo, ex dirigente del partito laburista), ed era già salita pochi mesi fa al centro dell’attenzione per aver chiamato un’elettrice di origine tailandese con un epiteto razzista.

    @StefanoSavella

    Comments are closed.