Elezioni dipartimentali, ai ballottaggi si consolida il successo del centrodestra

    Mar 30th, 2015
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    Fonte: www.liberation.fr

    Nicolas Sarkozy può definitivamente cantare vittoria dopo il secondo turno delle elezioni dipartimentali in Francia. La maggioranza dei dipartimenti del paese è infatti ora passata nelle mani del centrodestra, invertendo i rapporti di forza precedenti nei confronti del partito socialista e dei suoi alleati. Proprio il premier socialista Manuel Valls, che al termine del primo turno di domenica scorsa aveva dichiarato di essere soddisfatto di aver posto un argine all’avanzata del Front National, dopo i ballottaggi non ha cercato scuse e ha ammesso la sconfitta. Ma nemmeno Marine Le Pen può dirsi pienamente soddisfatta del risultato. Indubbiamente rispetto al 2011 l’avanzata, in termini di consiglieri dipartimentali, è netta: ma nei ballottaggi il “fronte repubblicano” tra centrosinistra e centrodestra ha mostrato ancora una volta una sua tenuta. Ciò ha impedito al Front National di conquistare la maggioranza in alcun dipartimento, rimanendo soltanto, in alcuni casi, l’ago della bilancia tra i due schieramenti maggiori. Il sogno di guidare uno dei dipartimenti era però diventato realizzabile dopo i risultati del primo turno, e non averlo raggiunto può considerarsi a tutti gli effetti un passo indietro rispetto alle attese della campagna elettorale.

    Uno dei dipartimenti che il Front National aveva messo nel mirino era quello della Vaucluse, nel sud-est del paese. Qui il Front National era al ballottaggio quasi in tutti i collegi e soprattutto al primo turno era arrivato in testa in 11 collegi su 17: la possibilità di ottenere la maggioranza in consiglio dipartimentale era quindi concreta. Ma il risultato finale si è rivelato una doccia gelata: il centrosinistra ha conquistato 12 consiglieri (divisi tra partito socialista, verdi e sinistra radicale), tanti quanti il centrodestra nelle sue varie componenti. A comporre il resto del consiglio dipartimentale restano, in minoranza, 10 rappresentanti, divisi tra Front National e un altro partito di estrema destra, la Lega Sud. Teoricamente questi ultimi potrebbero sostenere dall’esterno una maggioranza di centrodestra, ma le possibilità che questo accada nel corso della votazione del presidente, prevista già per giovedì, sono assai scarse. L’estrema destra resterà così all’opposizione, e la presidenza, in casi come questo di perfetta parità tra i primi due schieramenti, andrà al candidato presidente più anziano: in Vaucluse, la presidenza andrà perciò all’UMP di Sarkozy se deciderà di candidare il 71enne Maurice Chabert.

    Il partito socialista è però il vero sconfitto di queste elezioni, avendo dimezzato il numero totale dei dipartimenti di cui è alla guida, da 60 a 31 circa (compresi quelli a maggioranza incerta). Dall’interno del partito si è aperta la richiesta di una fase di riflessione, che deve condurre a programmare le elezioni regionali di fine anno e poi la sfida per la leadership in vista delle presidenziali del 2017, per le quali François Hollande, se non riuscirà a invertire il trend della sua popolarità, non cercherà un secondo mandato. Come ha dichiarato Claude Bartolone, presidente socialista dell’Assemblea Nazionale, «dopo la sconfitta storica del 1992 abbiamo dovuto aspettare fino al 2004 per iniziare la riconquista. Ora non abbiamo a disposizione altri dodici anni per ricostruire noi stessi».

    Il dibattito interno, con lo sguardo al 2017, è aperto anche nel centrodestra. In questo caso l’indiscutibile vittoria elettorale delle dipartimentali, andata oltre le previsioni, ha ulteriormente rafforzato la leadership di Nicolas Sarkozy, che resta in testa anche nelle intenzioni di voto per le primarie interne del suo partito, previste nel 2016, sul prossimo candidato alla presidenza della Repubblica. Ma il suo principale avversario, l’ex premier Alain Juppé, rivendica il successo   dell’alleanza con il centro che ha consentito una più larga vittoria e la fedeltà all’idea del “fronte repubblicano” contro il Front National, a differenza della strategia del «ni-ni», cioè di perfetta equidistanza tra socialisti ed estrema destra, portata avanti da Sarkozy.

    Stefano Savella

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