Ungheria, vittoria storica per lo Jobbik, per Orbán è crisi nera

    Apr 13th, 2015
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    Gabor Vona, leader dello Jobbik

    Gabor Vona, leader dello Jobbik

    Il partito neonazista ungherese Jobbik vince per la prima volta in un collegio uninominale e per Fidesz, il partito del premier Viktor Orbán, si conferma un momento di grave difficoltà. È questo il risultato dell’elezione suppletiva che si è tenuta ieri nel terzo collegio elettorale della provincia di Veszprém, nel nord-ovest del paese. Già nel mese di marzo, sempre nella provincia di Veszprém, Fidesz aveva perso a sorpresa nel collegio che alle elezioni del 2014 era stato conquistato dall’attuale commissario europeo alla Cultura Tibor Navracsics, a vantaggio di un candidato indipendente sostenuto dal centro-sinistra.

    Il collegio in cui si è votato ieri, rimasto vacante dopo la morte del deputato di Fidesz Jenő Lasztovicza, è composto dalle tre città di Ayka, Sümeg e Tapolca (complessivamente raccolgono poco più di 50.000 abitanti). Nonostante le dimensioni del collegio, e malgrado il governo avesse già perso la maggioranza dei due terzi in Parlamento con la sconfitta nell’elezione suppletiva di marzo, la campagna elettorale ha visto la partecipazione dei leader di tutti e tre i principali partiti. Il premier Orbán, visitando il collegio, aveva aperto a nuovi investimenti nel territorio legati soprattutto a un ospedale che pochi anni fa era stato, dal suo stesso governo, quasi del tutto smembrato. Parlando di politica nazionale, aveva dichiarato che il governo arriverà in ogni caso alla fine della legislatura, adombrando in qualche modo l’ipotesi di una sconfitta. Il leader socialista József Tóbiás aveva alzato la posta, affermando che nelle elezioni di ieri era «in gioco il futuro del paese». Il leader di Jobbik, il 37enne Gábor Vona, aveva invece accusato di corruzione entrambi i partiti e dichiarando di essere pronto a salire al potere con le elezioni del 2018.

    Dietro i leader, c’erano però i candidati per la conquista del collegio uninominale (il sistema elettorale ungherese prevede poco più del 50% dei seggi assegnati con il maggioritario, e i restanti con il proporzionale attraverso liste nazionali): Zoltán Fenyvesi (Fidesz), vicepresidente del consiglio provinciale di Veszprém; Ferenc Pad (del Partito socialista), a capo della sezione locale del sindacato dei metalmeccanici; Lajos Rig (Jobbik), vicesindaco di Tapolca. La sfida appariva alla vigilia equilibrata: Tapolca ha eletto nel 2014 un sindaco dello Jobbik, Zoltán Dobó, mentre a Sümeg e Ayka è Fidesz a ottenere più consenso. Anche i sondaggi prefiguravano un testa a testa tra i due partiti, con il Partito socialista più distante. E la previsione è stata rispettata in pieno: il candidato di estrema destra Rig ha prevalso con il 35,3% davanti a Fenyvesi con il 34,4%: in termini assoluti, poco più di 200 voti di differenza. Il candidato socialista si è fermato al 26,3%. Appena un anno fa, alle elezioni politiche, nello stesso collegio il candidato di Fidesz aveva conquistato il 44,8%, quello socialista il 25,4% e quello dello Jobbik il 22,9%.

    Lo Jobbik è nato come una formazione paramilitare con chiari riferimenti al nazismo, e ha costruito il suo consenso soprattutto sulle minacce nei confronti della minoranza rom del paese. Negli ultimi mesi, Vona ha però provato a rinnovare l’immagine del suo partito, presentandosi come alternativa di governo ad Orbán e al centro-sinistra. E la strategia sembra funzionare: nei sondaggi più recenti, il consenso per il governo Orbán e per il suo partito sono in netto calo, e ad approfittarne è proprio lo Jobbik, che è già il primo partito nella popolazione sotto i 30 anni. Ma la classe dirigente del partito di estrema destra conserva tuttora i propri tratti estremisti. Poche settimane fa, un deputato dello Jobbik, Gergely Kulcsár, è finito sotto inchiesta per aver negato che l’Olocausto sia mai avvenuto e ora il Parlamento dovrà decidere se revocargli l’immunità (è necessaria la maggioranza dei due terzi). In Ungheria dal 2010 una legge punisce il reato di negazionismo dei crimini nazisti.

    @StefanoSavella

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