La Danimarca verso un referendum sull’UE entro il 2016

Apr 14th, 2015
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Un manifesto elettorale della premier socialdemocratica danese Thorning-Schmidt che rivendica norme più dure sul diritto d'asilo

Un manifesto elettorale della premier socialdemocratica danese Thorning-Schmidt che rivendica norme più dure sul diritto d’asilo

Non un dentro o fuori, ma sicuramente un test sull’integrazione europea. Un mese fa il governo danese di centro-sinistra ha raggiunto un accordo con alcuni partiti dell’opposizione (quello liberale, quello conservatore e quello socialista) sulla cooperazione con l’Unione Europea circa alcune questioni riguardanti giustizia e sicurezza. L’accordo prevede, in particolare, una piena adesione all’Europol, l’adozione delle direttive per il contrasto ai crimini informatici, alla pedofilia e al traffico di essere umani; resterebbe però una chiusura rispetto alle politiche sull’immigrazione e il diritto d’asilo, sulle quali la Danimarca conserverebbe la propria autonomia. La ratifica dell’accordo dovrà passare attraverso un referendum da tenersi entro marzo 2016, in ogni caso dopo le elezioni parlamentari che dovrebbero svolgersi intorno alla metà del prossimo mese di settembre.

Il trattato di Lisbona, nel Protocollo 22, riprendendo quanto previsto dall’accordo di Edimburgo stipulato nel dicembre del 1992, prevede che la Danimarca conservi piena autonomia su quattro questioni: l’unione monetaria, la politica estera e sicurezza comune (PESC), la cittadinanza europea e, appunto, la giustizia e gli affari interni. Soltanto in seguito a quell’accordo, in Danimarca nel maggio del 1993 fu approvato un secondo referendum sull’adesione al trattato di Maastricht, dopo che una prima consultazione aveva dato esito negativo. In pratica, se il referendum del prossimo anno venisse approvato, la Danimarca passerebbe da una totale autonomia (opt-out) a una parziale integrazione (opt-in) riguardo quelle una sola di quelle quattro macroaree.

L’attacco compiuto a Copenhagen nel febbraio scorso ha accelerato la discussione parlamentare e l’accordo con l’opposizione: una presenza attiva nell’Europol non potrà che migliorare lo scambio di informazioni sui pericoli e le infiltrazioni terroristiche nel paese. La Danimarca è peraltro chiamata a scegliere con urgenza su tale questione: il Consiglio europeo sta elaborando nuove regole per l’agenzia europea di lotta al crimine, che una volta approvate escluderebbero la Danimarca dalla cooperazione secondo quanto previsto dal trattato di Lisbona.

Escludendo l’immigrazione dai temi su cui ottenere più integrazione con l’Europa, la premier socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt punta a frenare l’ascesa nei sondaggi del Partito del popolo danese (DF), euroscettico e anti-islam, attestato tra il 17% e il 20% (sarebbe il suo massimo storico in un’elezione parlamentare). Ma la novità è che per la prima volta i massimi rappresentanti del DF si sono dichiarati disponibili a far parte di un governo, purché vengano ulteriormente rafforzate le misure di contrasto all’immigrazione, ripristinando i controlli alle frontiere. Nei primi anni 2000 il DF si è invece limitato a sostenere dall’esterno i governi di centro-destra che si sono succeduti.

@StefanoSavella

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