Finlandia, il Partito di Centro vince le elezioni, gli euroscettici in coalizione?

    Apr 20th, 2015
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    A vincere le elezioni parlamentari di ieri in Finlandia è stato, come nelle previsioni, il Partito di Centro (KESK), e il suo leader Juha Sipilä diventerà il nuovo primo ministro del paese scandinavo. Non si è trattata, però, di una vittoria larga com’era nelle previsioni: con il 21,1% dei voti il KESK supera la crisi delle elezioni del 2011 (quando finì addirittura per essere il quarto partito del paese) e, con 49 seggi, torna ad avere la maggioranza relativa in Parlamento (con un saldo di +14 rispetto a quattro anni fa): ma la soglia della maggioranza assoluta (101) è lontana, e la costruzione della nuova coalizione di governo si prevede laboriosa. A Sipilä, un ex imprenditore, volto relativamente nuovo nello scenario politico finlandese, spetterà dunque fin dai prossimi giorni un duro compito, nel quale sarà però aiutato da due figure di esperienza che tornano a sedere, dopo alcuni anni, nel Parlamento nazionale: l’ex premier Matti Vanhanen, alla guida del governo dal 2003 al 2010 prima di finire in un’inchiesta giudiziaria sul finanziamento del suo partito, e l’ex commissario europeo Olli Rehn, che lascia così la poltrona di vicepresidente del Parlamento europeo per tornare in patria, dove lo attende probabilmente un incarico ministeriale. Non ce l’ha fatta invece a entrare in Parlamento sua moglie Merja Rehn, candidata in un’altra circoscrizione.

    Come previsto dai sondaggi della vigilia, un grande equilibrio ha riguardato la conquista della seconda posizione per la quale erano in corsa gli altri maggiori partiti del paese: Coalizione Nazionale, del premier uscente di centro-destra Alexander Stubb; i socialdemocratici di Antti Rinne; e i Veri Finlandesi, euroscettici e anti-immigrazione, di Timo Soini. Per conoscere l’esito finale di questa sfida, tutt’altro che marginale (è con il secondo partito che il vincitore delle elezioni ha il dovere di avviare una trattativa per la formazione di un governo), è stato necessario attendere lo spoglio completo delle schede. Alla fine, a prevalere sono stati i Veri Finlandesi con 38 seggi, uno in meno del 2011 ma, ciò che più conta, uno in più di Coalizione Nazionale. Confermando sostanzialmente il risultato di quattro anni fa, Soini conferma la sua posizione di rilievo sullo scacchiere politico e da questa si appresta ad accettare la sfida del governo, lanciata in campagna elettorale dal Partito di Centro. Le trattative si annunciano turbolente: tradizionalmente al secondo partito spetta il ministero delle Finanze, mentre Soini preferirebbe gli Esteri, ma in entrambi i casi la sua figura, e soprattutto il programma politico del suo partito, saranno di grande intralcio al resto della coalizione. Un accordo con la Grecia per un nuovo prestito passerebbe con molta più difficoltà le forche caudine del Parlamento con i Veri Finlandesi al governo, e in politica estera troverebbe ostacoli forse insormontabili ogni nuova proposta di maggiore integrazione all’interno dell’Unione Europea, per non parlare della richiesta di adesione alla Nato, cui Soini è nettamente contrario.

    Anche sommando i seggi dei primi due partiti, però, ci si fermerebbe a quota 87. A rientrare in gioco, nel caso di una coalizione di centro-destra con i Veri Finlandesi, sarebbe proprio Coalizione Nazionale, che conquista il 18,2% e 37 seggi (7 in meno del 2011) e potrebbe ambire a ministeri di peso nel nuovo governo. Buio pesto invece per i socialdemocratici, che finiscono al quarto posto con il 16,5% e 34 seggi. Il loro leader si è detto pronto alle trattative sul nuovo governo, ma è evidente che il suo partito tornerà a recitare un ruolo da protagonista soltanto se i Veri Finlandesi dovessero decidere di restare all’opposizione. L’unico altro partito oltre al KESK a poter cantare vittoria, in termini di incremento di seggi, sono i Verdi, che salgono a 15 rappresentanti (+5): anche nel loro caso, le chance di partecipare alla coalizione di governo sono legate all’esito dei colloqui di Sipilä con i Veri Finlandesi. Pressoché stabili o in leggero calo gli altri tre partiti ad entrare in Parlamento: la sinistra radicale (12 seggi, due in meno del 2011), il partito della minoranza svedese (stabili con 9 seggi) e i cristiano-democratici (5 seggi, uno in meno).

    @StefanoSavella

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