La frammentazione alle elezioni regionali in Spagna: l’esempio della Comunità Valenciana

Apr 21st, 2015
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Sondaggio Metroscopia/El Pais sulla Comunità Valenciana

Sondaggio Metroscopia/El Pais sulla Comunità Valenciana

Quella che si vive in Spagna in queste settimane è la prima vera campagna elettorale con un sistema politico frammentato, ormai a tutti gli effetti quadripartitico. Manca infatti poco più di un mese alle elezioni amministrative e regionali del 24 maggio, nelle quali saranno coinvolte ampi territori del paese. Si voterà, ad esempio, per il rinnovo di sedici assemblee o parlamenti regionali, con l’esclusione della Catalogna (dove si andrà alle urne il prossimo 27 settembre), Galizia e Paesi Baschi (dove si è votato, in entrambi i casi, nel 2012) e dell’Andalusia, che il 22 marzo scorso ha aperto la lunga campagna elettorale spagnola che culminerà con le elezioni generali del prossimo autunno. Proprio l’esito del voto in Andalusia, dove il Partito socialista si appresta a varare un governo di minoranza, ha evidenziato la necessità, per i due partiti maggiori, di dover necessariamente venire a patti con una o più formazioni politiche che possono ormai contare su una nutrita rappresentanza in termini di seggi e su un bacino elettorale sempre più forte.

Uno dei territori su cui la composizione del nuovo governo regionale sarà particolarmente incerta è quello della Comunità Valenciana, ad est del paese, più di 5 milioni di abitanti divisi nelle tre circoscrizioni elettorali di Valencia, Alicante e Castellón. A guidare la regione è, ininterrottamente dal 1995, il Partito popolare, prima con Eduardo Zaplana e poi con Francisco Camps. Quest’ultimo, uscito vincitore dalle ultime elezioni del maggio 2011, fu però costretto a dimettersi appena due mesi dopo per essere stato coinvolto in un’inchiesta per corruzione. La guida del partito regionale e del governo passò quindi a Alberto Fabra, ex sindaco di Castellón, che ha condotto in porto la legislatura. Ma il calo del partito a livello nazionale e l’inchiesta sull’ex presidente hanno sconvolto gli equilibri assestati ormai da un ventennio.

La maggioranza assoluta dei voti (50,7%) e dei seggi (55 su un totale di 99) conquistata nel 2011 è, per i Popolari, un miraggio. L’ultimo sondaggio sulle elezioni regionali pubblicato su «El País» assegna al partito di centro-destra soltanto 28 seggi e un dimezzamento netto in termini percentuali. I socialisti, dal canto loro, non sono messi meglio: dopo il tracollo del 2011, secondo questo sondaggio perderebbero ulteriormente terreno, fermandosi al 21% e 23 seggi, dieci in meno di quattro anni fa. Il candidato del PSOE, Ximo Puig, ha vinto largamente le primarie nel marzo del 2014 per la candidatura a presidente, ma più di un anno dopo si trova di fronte un quadro politico stravolto dall’avvento di Podemos e Ciudadanos. Entrambi i nuovi partiti, secondo «El País», conquisterebbero 17 seggi, con una percentuale vicina al 17%. A completare l’arco delle Corti valenciane (l’assemblea legislativa regionale) ci sono anche Compromís (un’alleanza di autonomisti ed ecologisti), anch’essi dati in crescita a 9 seggi, e la Sinistra unita che conserverebbe i suoi 5 seggi.

Non sempre i sondaggi elettorali, condotti peraltro più di un mese prima del voto, effettuano previsioni esatte. Ma ipotizzando un risultato di quel genere, lo stallo sarebbe nei fatti: il Partito Popolare isolato al centro-destra, quello socialista, sconfitto, non riuscirebbe a raggiungere la maggioranza assoluta di 50 seggi nemmeno accordandosi con Ciudadanos, mentre Compromís appare più vicino alle posizioni di Podemos e della Sinistra unita. Un puzzle difficile da comporre e che potrebbe presentarsi, in forme non troppo diverse, in molte altre regioni e comuni spagnoli all’indomani del voto.

@StefanoSavella

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