Grecia, elezioni anticipate senza un nuovo accordo con l’UE?

Apr 23rd, 2015
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Panagiotis Lafazanis

Panagiotis Lafazanis

Due mesi dopo l’accordo raggiunto a febbraio, si avvicinano nuove scadenze per il governo greco, alle prese con il rischio di non riuscire a pagare pensioni e stipendi. Difficile che una soluzione arrivi, nelle prossime ore, con l’incontro tra Alexis Tsipras e Angela Merkel a margine del Consiglio europeo straordinario e con la riunione dell’eurogruppo a Riga. Entro giugno, però, quando giungerà a scadenza l’estensione del prestito, sarà necessario aver firmato un’intesa di lungo termine con le Istituzioni internazionali. In caso contrario, l’uscita della Grecia dall’euro diventerà un’opzione concreta.

Ma quali sarebbero le reazioni politiche, in Grecia, al prolungarsi dello stallo nelle trattative con i partner europei? Fonti sempre più numerose all’interno del governo ellenico ipotizzano uno scenario di elezioni anticipate o di un referendum nel caso di un mancato accordo entro giugno, o se l’accordo provocasse l’uscita dalla maggioranza dei Greci Indipendenti o di un buon numero di deputati di Syriza. Dentro il partito del premier Tsipras, si agitano fin dall’inizio dell’esperienza di governo due anime ben distinte: quella radicale, guidata dal ministro Panagiotis Lafazanis, secondo cui gli altri Stati europei sono «neo-colonialisti» e «sperano di ottenere la sottomissione della Grecia»; e quella moderata, che si sta impegnando per la ricerca di un «onesto compromesso» tra le parti. Al centro, il difficile compito di mediazione di chi, pur puntando a un accordo in sede europea, non vuol venire meno agli impegni presi in campagna elettorale sulla redistribuzione del reddito e sulla fine degli obblighi di bilancio previsti dalla troika.

Se la maggioranza non avesse i numeri per approvare un nuovo accordo, o se lo stesso Tsipras si trovasse a respingere ogni ipotesi d’intesa con gli altri paesi dell’eurozona, le elezioni anticipate sarebbero una strada segnata. È difficile ipotizzarne, fin da ora, gli esiti. Quel che è certo è che la luna di miele del governo Tsipras con il paese sembra incrinarsi: secondo una recente ricerca dell’Università della Macedonia (che ha sede a Salonicco), la strategia messa in atto dalla coppia Tsipras-Varoufakis gode ora del consenso del 45,5% dei greci rispetto al 72% di un mese fa, avvicinandosi alla percentuale (39,5%) di chi non la approva. La maggioranza dei greci ritiene che sia un errore uscire dall’eurozona, ma aumenta la percentuale di chi considera questo rischio più probabile rispetto a un mese fa.

L’opposizione, da parte sua, marcia per lo più divisa e potrebbe non essere pronta a nuove elezioni così ravvicinate. Nessun partito, del resto, sembra in grado, fino a questo momento, di saper gestire un eventuale default e quindi di farsi carico, in quella situazione, di responsabilità di governo. L’ultimo sondaggio mostra Syriza per la prima volta sotto il 40% (alle elezioni di gennaio conquistò il 36,3%, ma fino a un mese fa era attestata intorno al 45%), eppure il consenso perduto non premia nessun partito in particolare (nemmeno Alba Dorata, nonostante dal partito di Tsipras si agiti lo spettro della sua ascesa al potere in caso di fallimento). Il maggior partito di opposizione resterebbe Nuova Democrazia di Antonis Samaras, che però vive una fase di forti contrasti interni tra una parte del partito che chiede un congresso e un cambio di leadership, e l’ex premier che ha escluso questa possibilità, dichiarandosi pronto a tornare al governo dopo che Syriza ha portato il paese «in un vicolo cieco».

@StefanoSavella

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