Cosa succede in Germania in vista delle elezioni del 2017

    Apr 27th, 2015
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    Angela Merkel (Foto: REGIERUNGonline/Steins)

    Angela Merkel (Foto: REGIERUNGonline/Steins)

    Il 2015 in Germania non riserva appuntamenti elettorali di rilievo. Si è votato nel febbraio scorso ad Amburgo, si tornerà alle urne tra poche settimane a Brema: per altre città e regioni, tra cui Berlino, il voto è fissato alla scadenza naturale nel 2016. Ma all’interno dei partiti si mostrano già i primi movimenti che guardano alle prossime elezioni federali del 2017. Angela Merkel non ha ancora sciolto la riserva su una sua ricandidatura: da più parti si è fatto il suo nome per la carica di segretario generale dell’ONU, in scadenza nel dicembre 2016 e che spetterà a un rappresentante europeo, ma non è un mistero che nel suo partito si preferirebbe per lei un nuovo mandato da cancelliere, potendo godere di un grande consenso personale. A tenere banco nel dibattito politico sono però anche le sfide per la leadership degli altri partiti.

    Il caso più recente riguarda Alternativa per la Germania (AfD), il partito euroscettico che nel 2013 mancò per un soffio l’ingresso nel Bundestag ma che ha conquistato nel 2014, tra elezioni europee e regionali, risultati di tutto rispetto. Se sulla politica economica il partito appare coeso, sfruttando soprattutto l’onda del caso Grecia, non è invece così per quanto riguarda il contrasto all’immigrazione. AfD ha flirtato negli ultimi mesi con Pegida, il movimento di estrema destra e anti-islam nato a Dresda: secondo Alexander Gauland, uno dei fondatori del partito e capogruppo dell’AfD in Brandeburgo, Pegida è un loro alleato naturale. Non è così invece per l’eurodeputato Hans-Olaf Henkel, che pochi giorni fa ha rassegnato le dimissioni da vicepresidente nazionale del partito. Una scelta, ufficialmente, segnata dallo scandalo finanziario che ha colpito un altro eurodeputato nonché leader dell’AfD in Nord Reno-Vestfalia, Marcus Pretzell, ma che in realtà riguarda proprio il posizionamento del partito al fianco di un movimento dichiaratamente xenofobo. Henkel resta nel gruppo AfD a Strasburgo ma la sua decisione ha aperto ufficialmente la sfida per la linea politica e la leadership del partito in vista del 2017.

    Non è invece ancora entrata nel vivo la competizione interna all’SPD su chi sarà il prossimo candidato cancelliere. La sfida potrebbe riguardare Sigmar Gabriel, vicecancelliere, ministro dell’Economia e leader socialdemocratico, e Frank-Walter Steinmeier, ministro degli Esteri e già vicecancelliere tra il 2007 e il 2009. Secondo un recente sondaggio, Steinmeier (già candidato cancelliere nel 2009) avrebbe possibilità di competere con Merkel per il 40% degli elettori (e per il 45% dei socialdemocratici), rispetto al 16% di Gabriel (il 23% per gli elettori del suo partito). Un consenso inferiore al 10% è dato a Martin Schulz, che proprio alla fine del 2017 lascerà la presidenza del Parlamento europeo,  a Olaf Scholz, recentemente riconfermato sindaco di Amburgo, e a Andrea Nahles, ministra del Lavoro ed esponente dell’ala sinistra dell’SPD. Ma ciò che colpisce è l’assenza di figure nuove in grado di dare una scossa al partito, inchiodato al 24,7% nella media degli ultimi sondaggi, un punto percentuale al di sotto di quanto ottenuto alle elezioni del 2013 e sempre molto lontano dalla CDU. Non a caso, secondo Torsten Albig, un importante esponente socialdemocratico e presidente del Land dello Schleswig-Holstein, le prossime elezioni per il Bundestag sono già fondamentalmente perse, e lo stesso Gabriel avrebbe dichiarato di puntare direttamente alle elezioni del 2021.

    Lo stallo interno all’SPD agita le acque anche all’interno dei Verdi, scettici sulle possibilità di una maggioranza rosso-verde nel 2017. Katrin Göring-Eckardt, capogruppo al Bundestag, ha denunciato l’atteggiamento oscillante dell’SPD, e in particolare di Gabriel, sul TTIP, l’accordo di libero scambio con gli Usa; dall’altra parte, ha sottolineato le ancora profonde divergenze con la Linke, soprattutto in politica estera, che impediscono la composizione di un fronte comune. L’ala sinistra del partito ecologista sembra intanto puntare su Robert Habeck, ministro dell’Ambiente in Schleswig-Holstein, per la leadership del partito nel 2017. Una candidatura che servirebbe a contrastare quella di Cem Özdemir, co-segretario da quasi sette anni, considerato più moderato: ha ad esempio votato a favore della vendita di armi ai curdi iracheni in lotta contro l’ISIS, contro il parere della maggioranza del suo gruppo e c0ntro la tradizione pacifista del suo partito.

    @StefanoSavella

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