Rush finale per le elezioni in Regno Unito: ecco i possibili scenari

    Apr 30th, 2015
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    Quelle che si terranno tra sette giorni in Regno Unito saranno le elezioni generali più incerte degli ultimi decenni. Il testa a testa tra laburisti e conservatori nei sondaggi continua ormai da più di un anno, dopo che il partito del premier David Cameron ha pressoché azzerato lo svantaggio nei confronti del leader dell’opposizione, Ed Miliband. Ma nessuno dei due partiti riuscirà a ottenere, come già avvenuto nel 2010, la maggioranza assoluta dei seggi a Westminster. Non solo: il primo partito resterà con ogni probabilità molto distante dalla soglia dei 326 parlamentari necessari per la maggioranza, ancor più in basso che nel 2010, quando Cameron si fermò a quota 306 e dovette perciò allearsi con i liberal-democratici di Nick Clegg per formare un governo. Cosa dicono le ultime proiezioni e quali potranno essere gli scenari post-voto?

    1) I conservatori conquistano la maggioranza relativa

    Dopo la rimonta dei mesi scorsi, secondo alcune proiezioni i tories potrebbero ottenere più seggi dei laburisti e restare quindi il partito di maggioranza relativa, come nel 2010. Secondo Sky News, entrambi i principali partiti conquisterebbero 277 seggi, secondo «The Guardian» il partito di Cameron sarebbe in vantaggio con 276 seggi contro 267. Spetterà al premier uscente, in questo caso, formare una maggioranza. A sostenere questo tentativo, non restando necessariamente nel governo, potrebbero essere in primo luogo i liberal-democratici, il cui risultato è particolarmente incerto: rispetto ai 57 seggi del 2010, secondo Sky News crollerebbe a 18, mentre per il «Guardian» scenderebbe a 28. Nella migliore di queste ipotesi, quindi, conservatori e lib-dem arriverebbero a quota 301, ai quali potrebbe aggiungersi l’appoggio esterno degli unionisti nord-irlandesi (DUP), con 8 seggi circa, e (in un passaggio molto più complesso) dell’Ukip di Nigel Farage, che dovrebbe conquistarne tre. Per ottenere la fiducia basteranno 323 deputati (i nordirlandesi del Sinn Féin, pur se eletti, non partecipano ai lavori di Westminster), ma i voti raccolti da Cameron intorno alla sua coalizione sarebbero ancora troppo pochi. Per approdare a una pur risicata maggioranza, i tories dovranno perciò provare a conquistare circa 285-290 seggi e sperare che i lib-dem conservino almeno la metà dei seggi del 2010.

    2) I laburisti conquistano la maggioranza relativa

    La strada potrebbe essere più in discesa se a conquistare più seggi fosse il partito di Ed Miliband. Anche in questo caso, quello che verrebbe alla luce sarebbe, molto probabilmente, un governo di minoranza; ma a sostenerlo dall’esterno potrebbe esserci l’ampia truppa di deputati del Partito nazionale scozzese (SNP), che potrebbe attestarsi intorno ai 50 seggi, vincendo in quasi tutti i collegi della regione (che sono in totale 59). Nel 2010, l’SNP elesse appena 6 parlamentari a Westminster, contro i 40 del partito laburista e gli 11 lib-dem; ma in questa campagna elettorale la leader scozzese Nicola Sturgeon ha saputo tenere vivo il patrimonio di consensi ottenuti, nonostante la sconfitta, nel referendum per l’indipendenza del settembre 2014. Miliband ha finora escluso ogni accordo post-elettorale con l’SNP, e sicuramente le trattative sulle concessioni da fare agli scozzesi non saranno brevi e indolori per lo stesso partito laburista. Ma l’ipotesi più probabile è che un accordo possa alla fine essere trovato. Anche perché, a sostenere un governo Miliband dall’esterno, potrebbero essere altri piccoli gruppi di deputati come i gallesi del Plaid Cymru o i socialdemocratici nordirlandesi (SDLD), sei seggi circa in tutto. Più difficile un soccorso anche da parte dei liberal-democratici: Clegg ha dichiarato che non sosterrà un governo «ostaggio» dell’SNP.

    3) I conservatori conquistano la maggioranza relativa ma non ottengono la fiducia

    Cosa succederebbe se i conservatori, pur avendo conquistato la maggioranza relativa, non riuscissero a governare? La questione è al vaglio dei costituzionalisti britannici, perché non è mai avvenuta una situazione simile. Secondo alcuni esponenti del partito di Cameron sarebbe «illegittimo» che il partito arrivato secondo alle elezioni possa formare un governo con il sostegno di altre forze politiche (anche se ciò è già avvenuto in altri paesi europei, anche recentemente, dalla Norvegia alla Lettonia). In realtà, non ci sono norme che possano evitarlo. Quando Cameron pronuncerà il suo Queen’s Speech, esponendo a Westminster il suo programma di governo, il Partito laburista potrebbe mettere ai voti una mozione di sfiducia verso il governo conservatore: se la mozione fosse approvata, sarà necessario formare un nuovo governo entro 14 giorni (come è indicato in una legge approvata nel 2011), in caso contrario si andrà direttamente a nuove elezioni. L’arco di tempo di due settimane impedisce consultazioni a oltranza (sul modello belga), ma la legge non chiarisce se a indicare il nome di chi potrebbe costituire un nuovo governo debba essere lo stesso Cameron o la regina: nel primo caso, Cameron potrebbe far trascorrere i 14 giorni senza formulare alcuna indicazione, portando il Regno Unito a nuove elezioni. Si tratta però di un caso estremo: di fronte a una sconfitta nel voto di fiducia, Cameron farà probabilmente un passo indietro, dimettendosi da primo ministro (e da leader del partito). La questione più delicata, in questa situazione, riguarda semmai i laburisti: avrebbe Miliband, uscito sconfitto dalle elezioni, la credibilità necessaria per diventare primo ministro? O il partito affiderà l’incarico a un’altra personalità? E, in questo caso, potrebbe trovare un nuovo leader nel breve arco di due settimane?

    4) Un Parlamento ingovernabile

    Anche laddove Cameron e Miliband riescano ad avviare un governo e a far passare i primi provvedimenti, si tratterà di una navigazione a vista, esposta alle  richieste che pioveranno dai piccoli partiti o addirittura da singoli deputati. Fin dall’inizio della legislatura non mancheranno argomenti delicati da affrontare: dalla permanenza in Europa alla questione scozzese, passando per i temi economici e l’immigrazione. Non è escluso che un debole governo di minoranza possa presto cadere su un provvedimento di questo genere, e in questo caso molti osservatori non escludono un ritorno alle urne più o meno rapido. Chi avrà compiuto il tentativo di governo verrà probabilmente penalizzato, ma non è detto che ciò vada a vantaggio del principale competitor. Per questo motivo, dopo una seconda tornata elettorale, potrebbero conquistare spazio le voci che, all’interno di entrambi i partiti maggiori, ipotizzano una grande coalizione: non uno scenario immediato, ma certamente possibile in futuro, come in tutti i sistemi parlamentari non (o non più) bipartitici.

    @StefanoSavella

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