Elezioni in Regno Unito: vince Cameron, la Scozia abbandona laburisti e lib-dem

    Mag 8th, 2015
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    Nessuno prevedeva alla vigilia del voto un risultato di queste proporzioni. I conservatori di David Cameron vincono le elezioni con un ampio margine sui laburisti, migliorando la performance del 2010 e facendo man bassa dei seggi tenuti dai liberal-democratici. Ora è in discesa la strada per la riconferma di Cameron a Downing Street: non avrà bisogno di stringere alleanze per governare, come invece era accaduto nel 2010. L’avanzata dei conservatori è durata tutta la notte, e alla fine Cameron ha raggiunto 331 seggi, cinque in più della quota utile per la maggioranza a Westminster: ma i deputati eletti del Sinn Fein, in Irlanda del Nord, non partecipano ai lavori del Parlamento britannico e ciò abbassa il quorum per la maggioranza a 324. Se Cameron volesse consolidare la propria maggioranza, per evitare problemi con deputati del proprio partito, potrebbe cercare un accordo con il partito nordirlandese di centrodestra (DUP) che ha conquistato 8 seggi. Per il Partito conservatore, entra a Westminster anche il sindaco di Londra, Boris Johnson.

    Notte fonda invece nel quartier generale laburista. La sconfitta ha dimensioni impensabili: i 232 seggi sono ancor meno di quelli conquistati nel 2010 (258) e, soprattutto, sono cento in meno dei conservatori (i sondaggi della vigilia ne pronosticavano, nella peggiore delle ipotesi, una decina). Ed Miliband lascerà la leadership del partito già oggi, e i laburisti si preparano a una battaglia interna che si preannuncia senza esclusione di colpi. Miliband sarà messo sotto accusa soprattutto per la gestione della questione scozzese, dove gli indipendentisti dell’SNP hanno conquistato 56 seggi su 59, lasciandone soltanto uno al Labour. I blairiani gli contesteranno, inoltre, l’aver abbandonato la strada del New Labour, a favore di un più stretto rapporto con i sindacati che contribuirono a eleggerlo leader nel 2010 (Tony Blair in quel congresso sosteneva il fratello di Ed Miliband, David). L’ala sinistra del partito, da parte sua, criticherà Miliband per aver posto come priorità la riduzione del debito pubblico, lasciando a Nicola Sturgeon e in misura minore ai Verdi il monopolio della battaglia contro l’austerity. Già si fanno i nomi per il possibile nuovo leader laburista. In pole position sembrano esserci l’ex ministro della Salute Andy Burnham, il giovane deputato Chuka Umunna, di origini nigeriane e vicino alle posizioni di Blair, e Yvette Cooper, dirigente labour e moglie di Ed Balls, ex contendente per la leadership nel 2010 e che ha perso a sorpresa il proprio seggio in queste elezioni. È ancora incerto, invece, il ritorno in politica di David Miliband.

    Anche i lib-dem dovranno affrontare una battaglia interna per la leadership dopo la debacle di queste elezioni. Nick Clegg conserva il suo seggio, ma il suo partito crolla a 8 seggi in totale. Con le dimissioni di Clegg, a guidare il partito sarà uno degli altri deputati eletti. Sconfitti Vince Cable e l’ex leader Charles Kennedy, quella che attende i lib-dem sarà probabilmente una lunga traversata nel deserto.

    L’Ukip conferma il suo seggio a Clacton con l’ex tory Douglas Carswell, ma perde a sorpresa in quello di Thurrock, dove schierava l’eurodeputato Tim Aker, considerato in grande ascesa e che invece si classifica addirittura terzo. Ad essere ancor più sorprendente è il risultato di South Thanet, dove Nigel Farage manca nuovamente l’approdo a Westminster, sconfitto dal candidato conservatore. In campagna elettorale, Farage aveva promesso di dimettersi immediatamente da leader del partito in caso di sconfitta, e così è stato: a settembre, un congresso dell’Ukip sceglierà il nuovo segretario, e Farage ha già annunciato che potrebbe correre nuovamente per quella carica: del resto Carswell, unico deputato dell’Ukip eletto in Parlamento, ha più volte affermato di non essere interessato a farlo. Oltre che per chiedere un referendum sull’uscita dall’Unione Europea, l’Ukip si batterà comunque nei prossimi tempi per una riforma elettorale: nonostante abbia raccolto più di 3 milioni di voti, sarà rappresentato soltanto da un deputato; in Scozia, dove complessivamente votano 4,2 milioni di persone, l’SNP ha conquistato 56 seggi.

    @StefanoSavella

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