SPD e Verdi in netto calo a Brema, maggioranza ridotta al minimo

    Mag 11th, 2015
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    Jens Böhrnsen

    Jens Böhrnsen

    Ieri si è votato a Brema per le elezioni metropolitane: come Amburgo, la città rappresenta, insieme alla più piccola Bremerhaven, anche uno Stato federale (in questo caso, il più piccolo dei sedici Lander tedeschi) di cui il sindaco è presidente. Brema è tradizionalmente un feudo socialdemocratico: l’SPD ha infatti guidato ininterrottamente la città dal secondo dopoguerra. Ma le elezioni di ieri rappresentano una grande novità per gli equilibri territoriali, che potrebbero avere ricadute anche a livello nazionale. Fa rumore, infatti, il forte calo del partito socialdemocratico, che si somma a quello ancora più marcato subito dai Verdi. Sindaco-presidente resterà comunque Jens Böhrnsen, già alla guida di Brema dal 2005. Eppure ha poco da festeggiare: con il 32,9%, l’SPD perde quasi 6 punti percentuali e passa da 36 a 30 seggi: un calo imprevedibile, che nessun sondaggio della vigilia aveva rilevato. I Verdi, partner di minoranza dell’SPD, soffrono ancora di più, pagando il grande exploit del 2011 (si era votato poche settimane dopo l’incidente di Fukushima) e tornando al ruolo di terzo partito, con il 15,3% e 14 seggi. La somma dei due partiti è di appena due voti superiore a quella necessaria per la maggioranza assoluta: l’assemblea metropolitana (Senato) conta infatti 83 membri, e SPD e Verdi ne totalizzano 44.

    Conquista consenso invece la CDU, con il 22,6% (+2,2% rispetto al 2011) e 20 seggi: di fronte a una maggioranza troppo risicata e quindi a rischio, non è escluso che i socialdemocratici possano decidere di avviare una grande coalizione (già sperimentata a Brema fino al 2007). La situazione è resa complessa anche dal numero di partiti che saranno rappresentati nella nuova assemblea regionale: erano cinque nella precedente legislatura, saranno ben sette in quella nuova. Va molto bene la Linke: la sinistra radicale è la destinazione principale dei consensi in libera uscita dai Verdi, guadagna 3,5 punti percentuali e arriva a toccare il 9,2% e 8 seggi. Restano rappresentati, con un solo seggio, anche i Cittadini arrabbiati (BIW), una piccola formazione di estrema destra, grazie al buon risultato ottenuto a Bremerhaven. Entrambi questi partiti sono comunque destinati a rimanere all’opposizione.

    Il Senato di Brema si affolla invece nel centro-destra, con l’ingresso sia dei liberali dell’FDP sia degli euroscettici di Alternativa per la Germania (AfD). Per l’FDP il risultato di Brema sembra essere l’uscita dal tunnel degli ultimi due anni, nei quali lo storico partito liberale è stato estromesso sia dal parlamento federale sia da molte assemblee regionali. Il cambio di leadership a livello nazionale con Christian Lindner e una campagna elettorale efficace della giovane Lencke Steiner, appena trentenne, ha portato l’FDP al 6,5% e a 6 seggi: una buona notizia anche per Angela Merkel, che ha tutto da guadagnare dalla ripresa dei liberali per le alleanze su base locale e, nel 2017, anche al Bundestag. Molto più incerto, fino all’ultimo, è stato l’ingresso al Senato di Brema di AfD, che nelle ultime settimane ha pagato lo scotto di molte importanti defezioni causate dalla sua deriva xenofoba (secondo indiscrezioni, lo stesso leader Bernd Lucke potrebbe uscirne per fondare un nuovo partito). Alla fine, il partito riesce a entrare per la quinta volta consecutiva nel parlamento di uno Stato federale, pur fermandosi al 5,5%, poco sopra la soglia minima necessaria per ottenere seggi (4 in tutto).

    @StefanoSavella

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