Tutti i nomi del nuovo governo Netanyahu

    Mag 15th, 2015
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    Moshe Kahlon, nuovo ministro delle Finanze israeliano

    Moshe Kahlon, nuovo ministro delle Finanze israeliano

    Con il voto di fiducia della Knesset di ieri sera, è stato finalmente varato il nuovo governo di Benjamin Netanyahu, vincitore delle elezioni del 17 marzo scorso. La votazione non ha riservato sorprese: 61 i deputati favorevoli, quelli di Likud, Kulanu, Patria ebraica, Shas e UTJ, contrari tutti gli altri 59. Una maggioranza assai risicata, che non aiuterà la stabilità del governo, specialmente di fronte al clima teso che si è venuto a creare con Stati Uniti e Unione Europea. Non a caso Netanyahu, per la quarta volta alla guida di un esecutivo, sembra aver già messo in conto, presto o tardi, un ampio rimpasto di governo che possa portare anche a una ridefinizione dei confini della coalizione, al momento tutta spostata a destra. Il segnale consiste nell’aver conservato nelle sue mani la delega agli Esteri, un atto che è costato l’uscita dalla maggioranza di Avigdor Lieberman e del suo partito Yisrael Beitenu (ma il ministero degli Esteri era richiesto anche da personalità rilevanti del partito del premier, il Likud): in questo modo, Netanyahu sembra lasciare aperta la strada alla nomina come ministro degli Esteri del leader del partito che potrà in seguito contribuire a stabilizzare il governo: il maggiore indiziato è Isaac Herzog, alla guida del partito laburista, che potrebbe portare nella maggioranza almeno un drappello dei suoi deputati.

    Ma quali sono gli altri nomi del nuovo governo israeliano? Torna a occupare una posizione di rilievo Silvan Shalom, del Likud, che diventa vicepremier e ministro degli Interni, dopo aver ricoperto nei precedenti governi, fin dal 1998, molte altre cariche. Guiderà le Finanze, come ampiamente previsto, Moshe Kahlon, leader di Kulanu, una nuova formazione politica di centro-destra da lui fondata. Per lo stesso partito, entrano al governo Yoav Galant, un ex comandante delle forze armate israeliane, con delega all’Edilizia, e Avi Gabai, neo-deputato con esperienze da manager nel settore privato, con delega all’Ambiente. Tre ministeri anche per il partito di destra Patria ebraica, vicino alle posizioni dei coloni: al leader Naftali Bennett, ex ministro dello Sviluppo, tocca ora non senza polemiche il ministero dell’Istruzione; la 39enne Ayelet Shaked, nota per le sue campagne anti-immigrati, il ministero della Giustizia; mentre Uri Ariel passa dall’Edilizia all’Agricoltura. Due, invece, i posti ministeriali per il partito religioso ultra-ortodosso di ispirazione sefardita Shas: al suo controverso leader Aryeh Deri va il ministero dello Sviluppo economico, mentre a David Azulai (eletto alla Knesset dal 1996 ma alla sua prima esperienza di governo) va la delega agli Affari religiosi. Per l’altro partito religioso UTJ, di ispirazione askenazita, nessun ministro ma due viceministri e soprattutto la presidenza della Commissione Finanze della Knesset, che era richiesta anche da altri partiti.

    Tutti gli altri undici ministeri vanno al Likud, forte dei 30 seggi conquistati alle ultime elezioni. Alla Difesa va Moshe Ya’alon, capo di stato maggiore dell’esercito fino al 2005, già vicepremier tra il 2009 e il 2013. Per l’astro nascente del partito, Miri Regev, che è stata negli anni scorsi portavoce dell’esercito, va il ministero della Cultura e dello Sport. Tra le altre posizioni di rilievo, quelle di Yariv Levin, ex capogruppo alla Knesset, ora ministro della Sicurezza nazionale e del turismo, e di Danny Danon, sconfitto da Netanyahu alle primarie interne del Likud nel dicembre 2014: a lui va la delega per la Ricerca scientifica e tecnologica.

    @StefanoSavella

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