Referendum in Irlanda, sì ai matrimoni gay, no a presidenti troppo giovani

    Mag 23rd, 2015
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    Il referendum costituzionale di ieri in Irlanda entra nella storia mondiale dei diritti civili. Per la prima volta, infatti, un paese approva il matrimonio tra persone dello stesso sesso attraverso una consultazione popolare. L’Irlanda va così ad aggiungersi a tutti gli altri paesi dell’Europa nord-occidentale che già hanno legiferato sui matrimoni gay: Olanda, Belgio, Spagna, Svezia, Norvegia, Portogallo, Danimarca, Islanda, Francia, Regno Unito (esclusa l’Irlanda del Nord), Lussemburgo, Finlandia. La campagna per il sì al referendum è stata portata avanti da tutti i principali partiti irlandesi, sia da quelli di governo, il Fine Gael del premier Enda Kenny e il Labour, sia da quelli di opposizione, Fianna Fáil (di centro-destra) e Sinn Féin (di sinistra radicale).

    Il Sì ha ottenuto, secondo i risultati definitivi, il 62,07% dei voti, mentre i contrari ai matrimoni gay si sono fermati al 37,93%. Da segnalare che in quasi tutte le circoscrizioni del paese i sì sono stati in maggioranza, ad eccezione di Roscommon-South Leitrim (dove i no hanno prevalso per soli mille voti). Le percentuali sono state comunque molto diverse a seconda delle zone. Il territorio urbano di Dublino è stato ad esempio, come previsto, il più favorevole ai matrimoni gay, con la punta massima toccata nella zona sud-orientale della capitale (74,91%). Inferiore il margine dei sì nel territorio di Cork, dove la media è stata del 60% circa. Nei territori rurali, il divario è stato ulteriormente ridotto, come a Tipperary (55% in media) e a Donegal (51% circa).

    Venerdì in Irlanda si è votato anche per un altro referendum, benché meno rilevante in un contesto internazionale. Con un emendamento alla Costituzione si richiedeva infatti di abbassare l’età minima per essere candidati a presidente della Repubblica (che in Irlanda viene eletto direttamente dal popolo per un mandato di sette anni, rinnovabile una sola volta). L’attuale carta costituzionale prevede che l’età minima per la candidatura sia di 35 anni e i promotori del referendum (i due partiti di governo) intendevano portarla a 21. Ma nel Parlamento irlandese soltanto 7 deputati su 166 hanno meno di 35 anni, e soltanto uno ne ha meno di 30. I partiti, è stato fatto notare, potrebbero quindi far entrare in politica un numero maggiore di giovani senza la necessità di abbassare l’età per diventare presidenti. Anche per questo motivo, secondo i risultati ufficiali, il referendum è stato bocciato dal 73,06% degli irlandesi.

    @StefanoSavella

     

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