Elezioni regionali 2015: un’analisi del voto in Puglia

Giu 1st, 2015
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emiliano-pd1Era chiaro da mesi, e ancor di più nelle ultime settimane, che le elezioni regionali in Puglia le avrebbe vinte Michele Emiliano. Più incerte erano semmai le dimensioni del suo successo: era infatti necessario superare la soglia del 40% per ottenere una maggioranza più ampia in Consiglio regionale. E l’obiettivo è stato raggiunto più facilmente del previsto: il 47% è un risultato rotondo, che va oltre le aspettative. Il Partito democratico è il primo partito della regione (nel 2010 fu superato dall’allora Popolo della libertà) con il 18,8%: perde due punti percentuali rispetto a cinque anni fa, ma considerando lo stravolgimento del contesto politico con l’ingresso del Movimento cinque stelle, non si può dire che sia stato un crollo. Tanto più per il risultato molto alto della lista civica Emiliano Sindaco di Puglia (9,2%) e per quello meno buono de La Puglia per Emiliano (4%). Terzo partito della coalizione è Noi a sinistra per la Puglia, dove sono confluiti Sel e (in parte) La Puglia per Vendola: entrambe le liste nel 2010, complessivamente, ottennero il 15,3% (trainate dalla riconferma di Nichi Vendola), mentre Noi a sinistra si è fermata al 6,5%. La lista dei Popolari, con Udc e Centro democratico, prende il 5,9%.

La sfida interna al centro-destra tra Francesco Schittulli e Adriana Poli Bortone va al candidato sostenuto da Fitto (18,3% contro il 14,4%), che dopo un testa a testa con la candidata del Movimento cinque stelle Antonella Laricchia finisce però terzo e non entrerà perciò in Consiglio regionale. Forza Italia, dal canto suo, potrà dire di aver preso più voti della lista dei fittiani (10,8% contro il 9,3%) e il contrasto tra le due anime del centrodestra andrà ora risolto a livello nazionale. Come già nel 2010, anche stavolta Poli Bortone resta fuori dal Consiglio, oltre a essere stata scaricata dal suo partito, Fratelli d’Italia. A proposito, finisce in parità (2,3%) la sfida a distanza tra il partito di Giorgia Meloni e Noi con Salvini: entrambi restano esclusi dalla distribuzione dei seggi in Consiglio.

Il risultato del Movimento 5 Stelle è molto buono (18,5% alla candidata presidente, 16,4% alla lista), grosso modo nella media delle sette regioni andate al voto: è la dimostrazione della presenza di un elettorato fedele, che si mobilita soprattutto nelle campagne elettorali fortemente caratterizzate sul territorio nazionale, come questa (molto più magro era stato il risultato alle regionali in Emilia-Romagna e Calabria di pochi mesi fa). La politica delle alleanze continua però a penalizzare il Movimento (che ad esempio in Liguria avrebbe avuto buone chance se avesse allargato il perimetro della coalizione): il paragone con il risultato di Podemos di appena una settimana fa (che ha rinunciato a propri candidati vincendo a Barcellona) è lampante e questa lezione potrebbe aprire un serio dibattito al suo interno. Anche perché, dove il centro-destra si presenta unito (come in Liguria, in Umbria e in Campania), il Movimento 5 stelle è stabilmente terzo, e con l’Italicum questo vorrebbe dire restare esclusi dal ballottaggio.

@StefanoSavella

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