Lettonia, il ministro della Difesa Vejonis eletto presidente della Repubblica

    Giu 3rd, 2015
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    Raimonds Vejonis

    Raimonds Vejonis

    A poche settimane dalla fine della presidenza del semestre europeo, la Lettonia ha eletto oggi il suo nuovo presidente della Repubblica, Raimonds Vejonis, attuale leader del partito dei Verdi e Agrari (ZZS) e ministro della Difesa dal gennaio del 2014. A differenza di buona parte degli Stati dell’Europa orientale, tuttavia, nel paese baltico il presidente viene eletto direttamente dal Parlamento (la Saeima), senza una consultazione popolare. La soglia necessaria per l’elezione è di 51 deputati, vale a dire la maggioranza assoluta dell’assemblea: ma il voto segreto non sempre premia il candidato che può contare sul sostegno della coalizione di governo. Nel 2011, ad esempio, il presidente in carica Valdis Zatlers fu sconfitto da Andris Bērziņš, un ex banchiere esponente dello ZZS, per aver provocato lo scioglimento anticipato del Parlamento in seguito a un referendum da lui promosso. A sua volta Bērziņš ha comunicato a sorpresa, lo scorso 10 aprile, di non voler correre per un secondo mandato, spianando così la strada alla candidatura di  Vejonis, uomo forte del momento grazie al successo ottenuto alle elezioni parlamentari dell’ottobre 2014, quando lo ZZS ha conquistato 21 seggi, a un soffio dal raggiungere il partito di maggioranza relativa filo-russo Armonia (che è all’opposizione con 24 deputati) e il partito di centro-destra Unità della premier Laimdota Straujuma (che conta su 23 seggi).

    È stata soprattutto la frammentazione del Parlamento uscito dalle elezioni del 2014 a rendere difficile l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. A ciò si aggiunga che Unità ha rinunciato a presentare una propria candidatura, con i suoi deputati divisi tra il sostegno a Vejonis e quello per Egils Levits, giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, la cui candidatura è stata presentata dal partito di destra Alleanza nazionale. Meno chance avevano fin dall’inizio Sergejs Dolgopolovs, candidato del partito filo-russo Armonia, e Mārtiņš Bondars, che guida il partito centrista Per la Lettonia delle regioni: ma il sostegno dei loro partiti potrebbe essere stato decisivo per la vittoria di Vejonis. L’elezione del presidente della Repubblica lettone è infatti una corsa ad eliminazione: a partire dal secondo scrutinio, il candidato meno votato viene escluso da quello successivo, e così via fino a quando resta in corsa un solo candidato, che deve comunque raggiungere la maggioranza assoluta dei voti. Come previsto, a essere eliminati per primi sono stati rispettivamente Bondars (7 voti) e Dolgopolovs (23). Nel quarto scrutinio Vejonis ha prevalso su Levits con 46 voti contro 26. Nell’ultimo scrutinio, infine, il ministro della Difesa ha conquistato 55 preferenze, forse non tutte provenienti dalla coalizione di maggioranza. Se Vejonis non avesse raggiunto la maggioranza assoluta, sarebbe stata necessaria una seconda tornata di votazioni entro due settimane, alla quale il leader dello ZZS aveva già annunciato di non voler partecipare.

    Il presidente della Repubblica, in Lettonia, ha poteri abbastanza ridotti, ma ha il compito di gestire le delicate fasi post-elettorali per la formazione di un’alleanza di governo. Il mandato dura quattro anni, ed è rinnovabile per una sola volta consecutiva. L’ultimo presidente a restare in carica per due mandati di seguito, dal 1999 al 2007, è stata Vaira Vīķe-Freiberga, unica donna a ricoprire questo incarico nella storia del paese.

    @StefanoSavella

    Fonte immagine: www.db.lv

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