Olanda, il nuovo Senato complica la stabilità del governo

    Giu 5th, 2015
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    Il premier olandese Mark Rutte

    Il premier olandese Mark Rutte

    Lo scorso 26 maggio i rappresentanti delle dodici province olandesi hanno eletto al proprio interno i componenti del nuovo Senato: un’elezione indiretta, quindi, con una procedura in linea di massima simile a ciò che potrebbe avvenire in Italia se dovesse essere confermato l’impianto della riforma costituzionale attualmente in discussione in Parlamento. Per la verità l’esatta composizione del Senato olandese (che conta 75 membri) era già chiara in seguito ai risultati delle elezioni provinciali dello scorso 18 marzo, che hanno radicalmente modificato gli equilibri tra i partiti: ma ora, con l’insediamento dei nuovi senatori, la strada per la maggioranza di governo si fa davvero in salita.

    Con i nuovi rapporti di forza, infatti, i due partiti che compongono l’esecutivo, quello liberale del premier Mark Rutte (VVD) e quello laburista (PVdA), sono finiti molto lontani dall’ottenere una maggioranza al Senato (che ha il potere di bocciare la legge di bilancio e  altri provvedimenti già approvati dalla Camera). Il VVD, in particolare, è sceso da 16 a 13 seggi, rimanendo comunque il partito di maggioranza relativa; assai più marcato il calo dei laburisti, in chiara crisi di consensi, passati da 14 ad appena 8 senatori. In totale, quindi, soltanto 21 seggi, assai distanti dai 38 sufficienti per garantirsi la maggioranza.

    Ad andare in soccorso dei due partiti di governo andranno altri tre partiti che già nei primi due anni e mezzo di legislatura hanno fatto parte della cosiddetta “opposizione costruttiva”, sostenendo o non ostacolando l’esecutivo in Senato. Il partito centrista ed europeista D66 ha raddoppiato i propri rappresentanti, passando da 5 a 10 seggi, mentre le due formazioni politiche d’impronta religiosa, l’Unione cristiana (CU) e i protestanti-calvinisti di SGP, hanno ottenuto rispettivamente 3 e 2 seggi. Ma nemmeno l’apporto di tutti questi tre partiti sarà sufficiente per raggiungere quota 38 seggi.

    Schierati all’opposizione restano invece i cristiano-democratici (CDA) con 12 seggi, l’estrema destra euroscettica (PVV) e i socialisti (SP) con 9, i verdi con 4, il partito animalista (PvdD) e quello dei pensionati (50Plus) con 2. Con tutti questi partiti il governo dovrà discutere volta per volta in Senato provando a raccogliere i consensi necessari per un’ampia maggioranza. Ma la tentazione, da parte dell’opposizione, di andare ad elezioni anticipate (la scadenza naturale della legislatura sarebbe prevista nel 2017), approfittando dell’appannamento dei laburisti, è molto forte. Il momento decisivo potrebbe rivelarsi l’approvazione della nuova legge di bilancio nel mese di settembre. Lì si comprenderà, probabilmente, il prossimo scenario politico del paese.

    @StefanoSavella

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