Alternativa per la Germania, avanti a destra

    Apr 28th, 2014
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    Come in Italia (con il Movimento 5 Stelle) e in Spagna (con l’Unión Progreso y Democracia), anche in Germania alle elezioni europee conquisterà alcuni seggi un nuovo partito di cui ancora non è definita la collocazione all’interno del Parlamento europeo. Si tratta di Alternativa per la Germania (AfD), il partito anti-euro fondato nel febbraio 2013 da Bernd Lucke, economista dell’Università di Amburgo. Dopo aver sfiorato per un soffio l’ingresso al Bundestag alle elezioni federali dell’ottobre scorso, con il 4,7% dei voti (lo sbarramento era al 5%), AfD ha visto crescere il suo consenso nei sondaggi per le elezioni europee, con una media del 6,5% ma punte del 9% secondo alcune ricerche. La competizione elettorale europea è certamente quella che le è più congeniale, non solo per l’assenza di sbarramento (sancita dalla Corte Suprema tedesca pochi mesi fa) che favorisce i partiti più piccoli, ma perché l’Europa è il punto principale del programma di questa forza politica: radicalmente contro la moneta unica (propone infatti l’uscita della Germania dall’eurozona, ma non esclude la composizione di unioni monetarie più piccole, ad esempio tra gli Stati dell’Europa del Nord), le sue posizioni sono invece più sfumate per quanto riguarda l’Unione Europea nel suo complesso, che sarebbe irrinunciabile per l’abbattimento delle barriere negli scambi di merci, servizi e persone.

    La collocazione politica di AfD è certamente più a destra del CDU di Angela Merkel: nonostante alle ultime elezioni federali abbia raccolto consensi anche tra gli euroscettici dell’estrema sinistra, infatti, il programma elettorale per le europee contiene soprattutto elementi tradizionalmente di destra, come la regolamentazione dei flussi migratori e l’opposizione a un ampliamento dei diritti civili. Ma la composizione eterogenea del Parlamento europeo, in particolare nella parte destra dell’emiciclo, non ha consentito ancora a AfD di sciogliere la riserva sul gruppo cui aderire a Strasburgo. Al momento, è esclusa la partecipazione al nuovo gruppo di estrema destra fondato da Marine Le Pen e Geert Wilders. Ma è anche improbabile che AfD intenda restare nell’ininfluente gruppo “misto” dei Non Iscritti, dove invece viene attualmente collocato nelle proiezioni sul prossimo Parlamento europeo.

    Restano perciò due ipotesi in campo per i probabili sei europarlamentari che saranno eletti con Alternativa per la Germania: il gruppo dei conservatori (ECR) e quello di Libertà e Democrazia (EFD). La posizione di AfD contraria a una dissoluzione generale dell’Unione Europea farebbe immaginare un’adesione al gruppo ECR, guidato dai Conservatori britannici, andando peraltro a puntellare un gruppo che rischierebbe di non riuscire a riformarsi senza l’apporto di nuovi partiti (la gran parte dei suoi componenti proviene, oltre che dalla Gran Bretagna, da Polonia e Repubblica Ceca). La piattaforma programmatica di AfD è per molti versi sovrapponibile a quella del «conservatorismo borghese» dell’ECR. Inoltre, sedere al fianco degli eurodeputati tories conferirebbe ad AfD un’autorevolezza anche a livello nazionale, oltre che internazionale, che tuttora sembra mancarle. Ma la situazione non è così semplice: come sottolineano alcuni analisti tedeschi, il primo ministro britannico David Cameron nel Consiglio europeo ha stretto su molti temi un’alleanza con la cancelliera Angela Merkel, la quale tuttavia avrebbe già diffidato Cameron dall’accogliere AfD nel proprio gruppo a Strasburgo. E nel febbraio scorso è intervenuto lo stesso vicepresidente del gruppo ECR, Timothy Kirkhope, per affermare che «la nostra maggiore urgenza è quella di mantenere intatte le buone relazioni con la cancelliera Merkel e il suo partito riguardo alla nostra agenda di riforme per l’Europa» e che quindi AfD non dovrebbe essere accolta al loro interno.

    La seconda alternativa è quella dell’adesione al gruppo EFD. Nigel Farage, leader dell’UKIP e dello stesso EFD, alla fine di marzo è stato invitato a Colonia dall’organizzazione giovanile di AfD per tenere un discorso molto applaudito. Subito dopo questa iniziativa, un portavoce del partito è stato tuttavia costretto a intervenire per affermare che «i contatti ufficiali con i soggetti esteri» spettano solo alla leadership. Farage è ben visto dalla base del partito, ma non altrettanto dai suoi vertici. Il numero due del partito, ed ex presidente della Confindustria tedesca, Hans-Olaf Henkel, ha dichiarato pochi giorni fa di escludere un’alleanza con Farage al Parlamento europeo, bollando come «ridicola» la sua politica sull’immigrazione. Inoltre la scelta di sedere al fianco dell’UKIP a Strasburgo potrebbe alienare all’AfD una parte dei suoi consensi provenienti dei settori euroscettici ma moderati della società tedesca: uno dei fondatori di AfD, Thomas Rang, ha abbandonato il partito all’inizio di aprile proprio a causa delle proposte di destra inserite nel programma per le elezioni europee. Senza contare che non è esclusa la possibilità che l’EFD non riesca ad avere i numeri sufficienti a formarsi dopo il 25 maggio, e che quindi venga meno questo spazio a metà strada tra i Conservatori e l’estrema destra della Le Pen.

    Lo scenario probabilmente non si chiarirà fino alle elezioni. Come abbiamo già visto, l’intera parte destra dell’emiciclo potrebbe subire forti sconvolgimenti, e per la formazione dei gruppi potrebbero essere decisivi i seggi di piccoli gruppi nazionalisti o anti-europei di tutta Europa.

    @StefanoSavella

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