Euroscettici oltre il 20%, la destra vince le elezioni in Danimarca

    Giu 19th, 2015
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    Il risultato delle elezioni parlamentari in Danimarca ha sconvolto le previsioni della vigilia: il Partito del popolo danese sfonda la soglia del 20% e diventa il primo partito del blocco di centrodestra, superando anche lo storico Partito liberale, che crolla al 19,5% perdendo più di 7 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni del 2011. I socialdemocratici diventano primo partito del paese (26,3%), incrementando i propri consensi, ma non basta per confermare alla premiership Helle Thorning-Schmidt: crollano infatti nel blocco di centro-sinistra i due principali alleati dei socialdemocratici, vale a dire i social-liberali (4,6%) e i socialisti (4,2%), che subiscono entrambi un dimezzamento netto dei propri consensi rispetto a quattro anni fa. Un calo non compensato dalla crescita dell’Alleanza rosso-verde, di sinistra radicale, che sale al 7,8%, e del nuovo partito Alternativa, con molti esponenti della società civile, che conquista un buon 4,8%. Thorning-Schimdt ha annunciato le sue dimissioni dalla leadership del Partito socialdemocratico.

    Il paradosso di queste elezioni è che a esprimere il nuovo premier danese sarà il partito arrivato terzo alle elezioni e nel momento più difficile della sua lunga storia: nondimeno, Lars Løkke Rasmussen torna alla premiership dopo la parentesi 2009-2011 e dovrà ora affrontare la sfida di governo con il supporto di una coalizione molto eterogenea. Il Partito del popolo danese avrà la golden share (37 seggi contro i 34 dei liberali) e, come l’omologo partito dei Veri Finlandesi, potrebbe per la prima volta esprimere propri rappresentanti nell’esecutivo, con incarichi di rilievo. Resta da capire come si concilierà l’europeismo del premier con l’anti-europeismo dei veri vincitori di queste elezioni. Problemi potrebbero verificarsi anche con l’Alleanza liberale, terzo partito della coalizione di centrodestra con il 7,5% e 13 seggi, che chiede misure per la riduzione della spesa pubblica, al contrario del Partito del popolo danese. Benché ridotto a quarta formazione del blocco con soli 6 seggi, anche il Partito conservatore sarà decisivo per il governo (che può contare complessivamente sul sostegno di 91 seggi su un totale di 179, appena due in più della maggioranza assoluta, se fosse confermato oggi il seggio conquistato dal centrodestra alle Isole Faroer).

    A livello europeo, il dato da tenere in grande considerazione è indubbiamente quello degli euroscettici, che potranno giocare di sponda con il Regno Unito per chiedere all’Unione Europea una rinegoziazione della loro adesione ai trattati comunitari. Il risultato danese va infatti letto in prospettiva su un’onda che sta montando in tutta l’Europa settentrionale: nell’aprile scorso i Veri Finlandesi sono arrivati secondi alle elezioni con il 17,7% e oggi hanno quattro ministri nel governo del paese scandinavo, tra cui quello degli Esteri; a maggio c’è stato il successo di David Cameron, il cui partito al Parlamento europeo siede al fianco dei Veri Finlandesi e del Partito del popolo danese; a giugno un eurodeputato di quello stesso gruppo, Andrzej Duda, è diventato il nuovo presidente della Repubblica polacco, e il suo partito euroscettico è in vantaggio in vista delle elezioni parlamentari del prossimo autunno; in Svezia, gli ultimi sondaggi assegnano alla formazione euroscettica degli Svedesi Democratici il 22%, il loro massimo storico, a un passo dalle percentuali dei principali partiti di centrosinistra e centrodestra.

    @StefanoSavella

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