Spagna, le alleanze nelle regioni in vista delle elezioni generali

    Giu 23rd, 2015
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    Cristina Cifuentes (Foto: ondacero.es)

    Cristina Cifuentes (Foto: ondacero.es)

    Dopo le elezioni dello scorso 24 maggio, lo scenario politico spagnolo è stato occupato dalle trattative per le alleanze nei comuni e nelle assemblee regionali mai così frammentate. Grande enfasi hanno avuto le elezioni, nei consigli municipali di Madrid e Barcellona, delle due candidate sostenute da Podemos e altri movimenti di sinistra, rispettivamente Manuela Carmena (con il sostegno del Partito socialista) e Ada Colau. Meno scontate, e decisamente più diversificate, le scelte compiute nelle regioni, dove tutti i principali partiti nazionali si sono affrontati con il proprio simbolo (a differenza delle amministrative, dove Podemos ha creato aggregazioni unitarie con i movimenti, rinunciando al proprio nome).

    Per prima, si è finalmente sbloccata la situazione in Andalusia, la regione andata al voto già il 22 marzo e rimasta in fase di stallo dopo che il Partito socialista, vincitore delle elezioni ma senza maggioranza assoluta, non era riuscito a far eleggere la propria candidata Susana Díaz nelle prime tre votazioni. Dopo la tornata elettorale del 24 maggio, come previsto, le trattative hanno subito una netta accelerazione, e l’11 giugno scorso Diaz è stata eletta grazie al voto favorevole dei 9 deputati regionali di Ciudadanos, che oltre alla condivisione di alcuni punti del programma hanno ottenuto anche le dimissioni da senatore del socialista José Antonio Griñán, finito sotto inchiesta. Il partito centrista di Albert Rivera resta comunque fuori dalla compagine di governo regionale.

    Per la comunità autonoma di Madrid, invece, è stato chiuso l’accordo tra Ciudadanos e Partito popolare per l’elezione, probabilmente già nella seduta di oggi, della candidata di centro-destra Cristina Cifuentes che, stando ai numeri, dovrebbe farcela grazie a un solo voto di maggioranza: 65 i seggi complessivi delle due formazioni politiche contro i 64 di socialisti e Podemos, ai quali non riesce quindi il ribaltone ottenuto nel municipio della capitale. Con questa operazione, Ciudadanos intende chiaramente sottolineare la sua centralità, ponendosi come fattore di stabilità dello scenario politico: nelle prossime settimane si capirà se le stime di voto a livello nazionale premieranno o meno questa scelta. Nella comunità di Madrid, Ciudadanos in seguito all’accordo ha ottenuto che nel programma di governo ci sia una riforma elettorale che preveda primarie obbligatorie per i candidati dei partiti, il limite di due mandati (otto anni) per gli eletti e l’incompatibilità tra deputato regionale e sindaco o consigliere municipale. Un altro accordo tra popolari e Ciudadanos potrebbe essere firmato anche in Castilla y León, a favore del candidato di centrodestra.

    Cambia colore invece il governo della Comunità Valenciana, dove al Partito popolare non è bastato confermarsi come partito di maggioranza relativa: nuovo presidente sarà il socialista Ximo Puig, che otterrà i voti necessari grazie alla vera sorpresa elettorale in questa regione, Compromís, un partito di sinistra che ha superato, ben oltre le aspettative, sia Podemos sia Ciudadanos. Il sostegno di Podemos ai candidati socialisti si materializzerà invece in altre regioni. Alle Isole Baleari, Francina Armengol sarà presto investita della presidenza grazie ai voti favorevoli del partito di Pablo Iglesias (che otterrà la guida dell’assemblea regionale ma non entrerà in giunta) e il MÉS, un altro partito di sinistra. Probabile accordo tra socialisti e Podemos anche in Extremadura, tradizionale roccaforte rossa governata dai popolari negli ultimi quattro anni: se dovesse essere raggiunta un’intesa tra i due partiti, il nuovo presidente sarà il socialista Guillermo Fernández Vara. Trattative a buon punto tra PSOE e Podemos anche in Castilla-La Mancha (nuovo presidente sarà il socialista Emiliano García-Page) e in Aragona, una delle regioni dove il partito di Iglesias ha ottenuto uno dei migliori risultati: il presidente, in caso di accordo, sarà il socialista Javier Lambán, che dovrà però ottenere il sostegno o l’astensione di almeno altri due deputati. Più incerta, invece, la situazione nelle Asturie, dove il presidente socialista uscente, Javier Fernández, non ha ancora raggiunto l’accordo con Podemos, i cui 9 deputati regionali sono indispensabili per raggiungere la maggioranza. Ma nell’assemblea regionale sono presenti ben sei partiti, ed eventuali astensioni potrebbero cambiare gli equilibri nel voto per il presidente della giunta.

    @StefanoSavella

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