Il nuovo governo danese è un monocolore liberale

    Giu 30th, 2015
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    Il nuovo premier danese Lars Løkke Rasmussen (Foto: Keld Navntoft/Scanpix 2011)

    Il nuovo premier danese Lars Løkke Rasmussen (Foto: Keld Navntoft/Scanpix 2011)

    I liberali tornano al governo della Danimarca, ma con una maggioranza atipica. Dopo le elezioni dello scorso 18 giugno, infatti, il partito del nuovo premier Lars Løkke Rasmussen è arrivato soltanto terzo, superato sia dai socialdemocratici che dal partito del popolo danese, formazione politica euroscettica e anti-immigrazione. Il blocco dei partiti di centro-destra è riuscito a superare per un solo seggio quello di centro-sinistra, ottenendo così la maggioranza necessaria per formare un governo. Ma il partito del popolo danese, dopo le consultazioni con il premier incaricato, ha preferito anche questa volta restare fuori dall’esecutivo, non seguendo quindi l’esempio dell’omologo partito finlandese. Per non creare un governo che fosse troppo sbilanciato al centro, Rasmussen ha lasciato fuori dalla sua squadra di ministri anche i rappresentanti degli altri due partiti del blocco, l’Alleanza liberale e il partito conservatore: il risultato è stato quindi un governo monocolore, composto da 17 membri tutti appartenenti al partito liberale. Il governo ora potrà contare con certezza soltanto sui 34 deputati di quel partito, e dovrà ottenere su ogni provvedimento il sostegno esterno degli altri 56 parlamentari del blocco. A governare, insomma, è la minoranza della maggioranza.

    Tra gli esponenti più importanti del nuovo governo, il cui programma prevede ulteriori controlli alle frontiere e misure più rigide sulla cittadinanza, c’è sicuramente il ministro degli Esteri Kristian Jensen: 44 anni, portavoce e numero due del partito liberale, è stato già ministro del Fisco dal 2004 al 2010 ed è considerato il più probabile successore di Rasmussen per il prossimo futuro, anche considerando il magro risultato elettorale ottenuto sotto la sua guida. Poche ore prima della sua nomina, Jensen si è espresso su Twitter con toni molto duri a proposito del prossimo referendum promosso da Alexis Tsipras: «è bestiale che il governo greco non abbia il coraggio di salvare l’economia del paese». Al ministero delle Finanze torna invece il 67enne Claus Hjort Frederiksen, che aveva già ricoperto questa carica per due anni e mezzo, dal 2009 al 2011, sotto il precedente governo guidato da Rasmussen. Negli altri dicasteri, torna al governo il 71enne Bertel Haarder, uno dei veterani del centro-destra danese (il suo primo incarico, al ministero dell’Istruzione, risale al 1982). Molti altri ministri nominati da Rasmussen hanno già ricoperto incarichi nei precedenti esecutivi di centro-destra nel decennio scorso.

    Nel partito socialdemocratico, che pur avendo aumentato i propri consensi non è riuscito a conservare la maggioranza con la coalizione di centro-sinistra, si è dimessa la leader Helle Thorning-Schmidt. La guida del partito è già stata affidata a Mette Frederiksen, 37 anni, ministra della Giustizia uscente e prima ancora ministra del Lavoro, in Parlamento già dal 2001.

    @StefanoSavella

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