Germania, grandi manovre nei partiti di centro-destra

    Lug 13th, 2015
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    Frauke Petry

    Frauke Petry

    Il negoziato sul debito greco sta rapidamente modificando lo scenario politico in diversi paesi europei. E la Germania è tra questi. In un anno povero di test elettorali di rilievo (si è votato soltanto ad Amburgo e Brema) e quasi al giro di boa della legislatura, i partiti misurano i propri equilibri interni in vista dei più importanti appuntamenti regionali del 2016 e delle elezioni federali del 2017. I movimenti principali, in questa fase, si ritrovano nei partiti di destra e di centro-destra.

    Nei giorni scorsi ha subìto un duro colpo il progetto di Alternativa per la Germania, il partito euroscettico fondato nel 2013 dall’economista Bernd Lucke: dopo aver sfiorato l’ingresso al Bundestag nel settembre di quell’anno, il partito ha colto una serie di ottimi risultati sia alle elezioni europee del 2014 (eleggendo sette eurodeputati) sia alle successive elezioni regionali, nelle quali ha sempre eletto propri rappresentanti. Il fondatore è stato però sconfitto lo scorso 4 luglio nel congresso del partito a Essen, ottenendo soltanto il 40% dei voti dei delegati. Nuova leader è stata eletta Frauke Petry, 40enne imprenditrice e deputata regionale in Sassonia, che ha proposto di spostare il baricentro del programma politico dall’economia al contrasto all’immigrazione e in particolare all’Islam, avvicinandosi alle posizioni del movimento di estrema destra Pegida.

    Di fronte a questa radicalizzazione, la minoranza sconfitta nel congresso ha deciso di prendere decisioni drastiche. Hanno così abbandonato il partito ben quattro dei sette eurodeputati (Hans-Olaf Henkel, Joachim Starbatty, Ulrike Trebesius e Bernd Kölmel) seguiti a stretto giro dallo stesso ex leader Lucke: Frauke Petry ha chiesto loro di dimettersi dal loro incarico, tutti invece resteranno eurodeputati indipendenti. Lucke, tra l’altro, non ha escluso di voler fondare un nuovo partito che resti ancorato alla battaglia contro l’euro e legato ai temi economici. Nel primo sondaggio pubblicato dopo questa scissione, Alternativa per la Germania ha subito una netta flessione, passando dal 5 al 3%, quindi al di sotto della soglia di sbarramento per entrare al Bundestag e al suo minimo storico da due anni a questa parte.

    Ha invece più concrete possibilità di ritornare in Parlamento nel 2017 il Partito liberale (FDP). Dopo alcuni anni di crisi, culminati con le sconfitte elettorali nel 2013-2014, il nuovo leader Christian Lindner ha avviato un restyling di nome e simbolo, i cui primi risultati positivi si sono già visti ad Amburgo e Brema. Nei sondaggi il partito viaggia tra il 4 e il 5%, ma potrebbe ritoccare al rialzo questa cifra in seguito alla crisi greca: Lindner ha infatti affermato di essere totalmente contrario a un terzo pacchetto di aiuti per la Grecia, che sarebbe accettabile solo se a rischio fosse «l’eurozona nella sua interezza». Nell’attuale situazione la Grexit sarebbe invece un fattore di stabilità per la moneta unica secondo il leader dell’FDP, che ha escluso di accogliere nel partito i fuoriusciti di Alternativa per la Germania.

    Angela Merkel ha ribadito di non voler allearsi a nessun livello con ciò che resta di Alternativa per la Germania, mentre un ritorno dell’FDP nel Bundestag potrebbe far tornare al governo nel 2017 una tradizionale maggioranza di centro-destra. La cancelliera deve però guardarsi anche dal suo storico alleato, la CSU bavarese. Markus Söder, ministro delle Finanze in Baviera, potrebbe presto ereditarne la guida e le sue posizioni da “falco” non hanno nulla da invidiare a quelle di Wolfgang Schaeuble. Ma anche l’attuale leader della CSU, Andreas Scheuer, si è detto contrario alla ripresa delle negoziazioni con la Grecia (il 5 luglio, dopo la vittoria del no al referendum, ha twittato un eloquente «Buona notte, Grecia!»). Un eventuale terzo programma di aiuti dovrà ottenere anche il sostegno del Bundestag, dove la CSU può contare su 56 deputati: apparentemente superflui sommando i seggi di CDU (dove però non mancano i contrari) e SPD, ma è improbabile che Angela Merkel decida di ottenere l’ok all’accordo senza il sostegno dei suoi alleati storici.

    @StefanoSavella

    One Response to “Germania, grandi manovre nei partiti di centro-destra”

    1. Francesco ha detto:

      Non capisco perché etichettiate sempre Pegida come “estrema destra” dato che sul loro logo c’ é pure una svastica cestinata, evidentemente essere contro l’ immigrazione incontrollata e scroccona equivale ad essere “estrema destra”, calderone in cui gettare chi non é socialdemocratico. Quanto al calo di voti che avrebbe avuto AfD, sono scettico, dal momento che vivo in Sassonia e sempre piú gente ritiene AfD la miglior scelta possibile, dato che i Tedeschi sono in gran parte furiosi per il rinnovo del prestito alla Grecia, e criticano la Merkel che ha cercato un accordo a tutti i costi. Credo che in un futuro la CDU dovrá allearsi con AfD, o quantomeno inseguirne i programmi, pena una forte perdita di voti.