Grecia, grande equilibrio a due settimane dal voto

    Set 7th, 2015
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    Vassiliki Thanou

    Vassiliki Thanou

    L’ipotesi di elezioni anticipate in Grecia da tenersi entro la fine del 2015 è rimasta sul tavolo per molte settimane a partire dalla fine di aprile, quando la crisi del debito accelerava e Alexis Tsipras rafforzava la sua leadership dentro Syriza e nel paese. È diventata sempre più concreta quando il premier ha avuto bisogno del sostegno dell’opposizione per far passare in Parlamento le leggi che recepivano gli accordi per il salvataggio firmati in sede europea. Si è infine materializzata il 20 agosto scorso, con le dimissioni del governo e l’interim assunto dalla presidente della Corte suprema Vassiliki Thanou.

    Apparentemente queste elezioni, che arrivano a soli otto mesi di distanza da quelle del 25 gennaio scorso, dovrebbero servire a semplificare il quadro politico, chiarendo quali partiti sono disposti a portare avanti le riforme approvate tra luglio e agosto in accordo con le istituzioni europee, e quelli che vi si oppongono proponendo, nella gran parte dei casi, l’uscita dalla zona euro. Ma appare difficile che ciò accada, a giudicare dalle dichiarazioni della campagna elettorale; e i greci potrebbero trovarsi, all’indomani del voto, in uno scenario ancor più instabile di quello uscente. Vediamo perché.

    L’anello debole del panorama politico greco in questo momento è senza dubbio Syriza. Dopo tanta fatica per arrivare, nel 2013, a un partito unitario delle numerose anime della sinistra, nelle ultime settimane il partito di maggioranza relativa ha subito una scissione (guidata dall’ex leader della minoranza interna, Panagiotis Lafazanis, che ha dato vita a un nuovo partito, Unità popolare) e le dimissioni del segretario Tasos Koronakis (in disaccordo sia con Tsipras che con Lafazanis). Quella che si presenta alle elezioni sotto il simbolo di Syriza appare perciò sempre più una “lista Tsipras”, composta dai suoi fedelissimi e da coloro che, nel partito, hanno sostenuto le riforme in Parlamento. Il carisma del premier e l’affidabilità del ministro delle Finanze Tsakalotos sono i veri punti di forza rimasti a Syriza, scesa nei sondaggi intorno al 30%, troppo poco per puntare alla maggioranza assoluta ma sufficienti per restare il primo partito.

    Non senza sorprendere, Tsipras in apertura della campagna elettorale ha escluso, in caso di vittoria, ogni ipotesi di governo con i partiti europeisti che hanno sostenuto le riforme (Nuova Democrazia, Pasok e To Potami), rilanciando una nuova alleanza con la destra dei Greci Indipendenti guidati dal ministro della Difesa Panos Kammenos, che ha repentinamente rinunciato ai suoi proclami anti-tedeschi e anti-memorandum di pochi mesi fa pur di restare a far parte della maggioranza di governo. Questa radicale inversione di marcia non sembra però aver convinto i suoi elettori, e nei sondaggi il partito nazionalista naviga pericolosamente a ridosso della soglia di sbarramento del 3%. Gli analisti si chiedono perciò con chi potrebbe allearsi Tsipras nel caso in cui i Greci Indipendenti non riuscissero a rientrare in Parlamento, o se i loro deputati non fossero comunque sufficienti per arrivare ai 151 seggi necessari per la formazione di una maggioranza. Cercherà un accordo con uno dei partiti europeisti, venendo meno alle dichiarazioni della campagna elettorale? O rinuncerà al mandato, innescando una crisi politica senza apparente via di uscita?

    Potrebbe essere stata anche questa ipotesi di stallo a portare, nelle ultime due settimane, al recupero nei sondaggi da parte di Nuova Democrazia, il partito di centro-destra che si conferma, nei numeri, unica alternativa di governo a Syriza. Con una percentuale tra il 29 e il 30%, Nuova Democrazia tenta quel sorpasso che, grazie al premio di maggioranza per il primo partito, la condurrebbe a formare un governo con il Pasok e, probabilmente, To Potami. A guidarla in campagna elettorale, quasi per un caso, è Vangelis Meimarakis, subentrato all’ex premier Alexis Samaras nel luglio scorso. Meimarakis ha il vantaggio di non essere stato al governo negli anni dei primi memorandum con la troika (è stato infatti ministro della Difesa dal 2006 al 2009) e di aver invece ricoperto, tra il 2012 e il 2015, la carica istituzionale di presidente del Parlamento. Tuttavia, si tratta di un leader pro tempore: entro la primavera del 2016 un congresso designerà il nuovo presidente del partito, carica alla quale in molti, al suo interno, non hanno fatto mistero di puntare.

    A rappresentare un punto di svolta per la campagna elettorale saranno i dibattiti televisivi pre-elettorali, quello di mercoledì con tutti i leader dei partiti e quello di lunedì 14 tra i soli Tsipras e Meimarakis: un appuntamento rischioso per il premier, che potrebbe però uscire rafforzato nella sua immagine di uomo di governo. Meimarakis, da parte sua, non parte sconfitto in partenza, ma dovrà dimostrare di avere doti di leadership e di porsi in discontinuità con i governi guidati da Samaras.

    @StefanoSavella

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